domenica 1 aprile 2012

Salvare l'India dai Keynesiani

Oggi ce ne andiamo in India. E' uno scherzo? No, dato che i Keynesiani sono partiti all'arrembaggio. Questa la passerella d'abbordaggio. La risposta della banca centrale Indiana: taglio dei tassi d'itneresse. Leggendo l'articolo del New York Times scopriamo come le banche gestite dallo stato (ohibò!) siano finite in un "campo minato" a causa dei cattivi prestiti che hanno concesso. Cosa ci si doveva aspettare da chi credeva di poter direzionare a proprio piacimento l'economia attraverso il giudizio buroratico? L'idea che una persona dietro una scrivania possa conoscere "meglio" le dinamiche di mercato è semplicemente ridicola, ma questo è quello che "passa il convento" in India. Ed ora la soluzione implementata è "più della stessa cosa". I paesi BRIC sono un fuoco di paglia, bruceranno, faranno un grande falò ed infine si spegneranno. E' questo il destino inevitabile dei sistemi gestiti centralmente. Il problema è: a che prezzo? La strada imboccata dall'India, come quella imboccata dalla Cina, per risolvere i guai economici condurrà solamente ad un crash più doloroso. L'unico antidoto a questa follia è spiegare come la libertà sia lo scudo contro gl iabusi pubblici e mercantilisti; ma, soprattutto, che l'azione umana è di gran lunga una strada più prefereibile di qualcosa imposto centralmente da burocrati e banchieri centrali. Non è mai troppo tardi per seguire la via tracciata da madame libertà.
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di Shanmuganathan "Shan" Nagasundaram


Nel film thriller Il Codice Da Vinci, Silas l'albino è alla ricerca della chiave di volta e, dalla confessione di quattro sénéchaux circa la sua posizione, visita la chiesa di Saint Sulpice a Parigi per recuperarla. Tuttavia, dopo aver scavato nel punto indicato, tutto ciò che trova è una pietra con la scritta "Giobbe 38:11." Una suora spiega il simbolismo: "Tu sei arrivato fin qui, ma non andrai oltre", indicando che Silas aveva raggiunto la fine della strada nel suo tentativo di trovare la chiave di volta.

Proprio come Silas, i membri del think tank economico Indiano si perdono in termini di quello che deve essere fatto.[1] Mentre nel Codice Da Vinci l'inganno elaborato era un progetto esplicito dei quattro sénéchaux per salvaguardare la chiave di volta, nello scenario Indiano il problema sta tra le orecchie del think-tank ed è stato messo in atto decenni fà da John Maynard Keynes. Operando forse con la più altruista delle intenzioni, il pensiero economico Keynesiano è stato e continuerà ad essere lo scoglio del nostro progresso. A meno che non si possa disimparare la "stregoneria" Keynesiana per capire il capitalismo (cioè, il libero mercato come inteso dall'economia Austriaca), il progresso sarà arrestato, se ancora ci sarà.

A questo punto, il lettore potrebbe legittimamente porre la domanda: "Come ha fatto, quindi, lo stesso think-thank ad architettare le riforme del 1990-2010?" La risposta è abbastanza semplice: tutto quello a cui siamo andati incontro è stata una transizione da un'economia quasi comunista (definita come proprietà statale della produzione) verso un'economia quasi fascista (in cui la proprietà della produzione è privata, ma lo stato pianifica e controlla i mezzi di di produzione).[2] Tale transizione è stata intellettualmente coerente con le convinzioni Keynesiane del team promotore della riforma e quindi non è stata difficile da implementare. Anche questo movimento limitato verso un "libero mercato" ha dato all'economia Indiana enormi ricompense in termini di crescita e riduzione della povertà.




Nonostante gli evidenti vantaggi della liberalizzazione, l'India continua a pianificare centralmente l'economia e ad indulgere in vari schemi socialisti. Mentre gli impulsi politici della politica democratica potrebbero essere parte del problema, il blocco vero e proprio risiede nella pensiero economico retrogado. Qui di seguito vengono riportati alcuni problemi in cui l'ideologia fallace sta influenzando il progresso.


Verità Economiche

Le Convinzioni Fallaci Socialiste/Keynesiane 

Impulsi della Politica Democratica
 

NREGA (National Rural Employment Guarantee Act) Programma che assicura occupazione per un membro a famiglia nelle aree rurali. 

Il NREGA intralcia la crescita e la produzione deviando lontano capitali/manodopera scarsi dalle attività produttive.

Lo stato può manipolare l'economia e promuovere la produzione.

Le persone vengono pagate con salari al di sopra del mercato per non far niente con perdite condivise dai funzionari che le implementano.


Investimento Diretto Estero nel Settore della Vendita al Dettaglio Multimarca — Il piano per autorizzare l'IDE nella vendita al dettaglio che permetterebbe a soggetti simili al Walmart di operare in India è stato accantonato. 

Ostacolare la tecnologia moderna intralcia la crescita economica. Ciò incoraggia solamente una manciata di attori privati a danno della nazione.

La sindrome delle tecnologie inutili e la paura fuori luogo delle compagnie multinazionali risulta vincente per i negozi piccoli.

I piccoli negozianti inefficienti e gli intermediari godono della generosità creata dal governo.

Allocazione dei Fondi al Settore Agricolo

L'allocazione dei fondi non garantisce una buona diffusione, ed invariabilmente il risultato lascia molto a desiderare. Peggio ancora, ciò permette alle compagnie corrotte di guadagnare quote di mercato a spese di quelle oneste.

Il governo dovrebbe pianificare attivamente per migliorare la produttività e promuovere la meccanizzazione attraverso i sussidi.

I contadini poveri ottengono "qualcosa" gratuitamente. Alle compagnie che implementano i progetti vengono garantiti profitti dal sistema.

Ho riportato tre esempi per spiegare come l'interferenza del governo inibisca l'attività economica ed incoraggi le inefficienze. I beneficiari del sistema economico attuale sono le imprese che possono prosperare nell'ambito del sistema corrotto ed i cittadini destinatari delle sovvenzioni. Questo avviene a scapito di un deprezzamento della moneta e chi si sobbarca il peso di queste politiche è la grande classe media Indiana.



Salvare il Paese dal Keynesiani

Dati i problemi futuri in termini di sconvolgimenti nell'economia globale, la cosa giusta da fare per il governo sarebbe quella di liberare il capitale, ridurre la spesa (il che abbasserà le tasse e l'inflazione) e ridurre drasticamente il suo coinvolgimento nelle attività economiche consentendo alle forze competitive di decidere i risultati di mercato. Naturalmente, ci sarebbero interessi che protesterebbero contro questi cambiamenti: le imprese che beneficiano oggi dalle politiche governative ed i cittadini che fruiscono dei sussidi Keynesiani.

Mentre ci sarebbero degli impedimenti al tale realizzazione, come già citato, il blocco più grande consiste nella comprensione da parte del team economico del motivo per cui quanto detto qui sopra sia la cosa giusta da fare. Per una team che ha dato sfoggio della legge NREGA come fiore all'occhiello, che indulge nel controllo dei prezzi come un modo per gestire l'inflazione, che ha lodato i ministri per aver presentato bilanci socialisti (ad esempio: il preventivo ferroviario, dove le tariffe passeggeri non sono state rivedute negli ultimi otto anni a causa del deficit crescente, e si è registrato un aumento nominale nel 2012), il vero ostacolo è la cecità intellettuale. Con l'iperbole ripetuta nei media mainstream secondo cui il Primo Ministro Indiano Dr. Manmohan Singh è un "brillante economista", e dato che egli si è circondato di consiglieri che sono essenzialmente degli economisti Keynesiani, la salvezza è davvero un lumicino.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Il think tank non è un corpo formale, ma fa riferimento ad un gruppo di persone che prendono decisioni sui problemi di politica più importanti. E' composto dal Dr.Manmohan Singh (primo ministro Indiano ed economista), Montek Singh Ahluwalia (vice-presidente della commissione per la pianificazione ed ex-Banca Mondiale), Dr. Kaushik Basu (capo consigliere economico del primo ministro ed ex-professore di finanza alla Cornell), e Dr. Rangarajan (ex-governatore RBI d'India).

[2] Nelle nostre scuole d'economia, il fascismo ricadrebbe tra il Marxismo e l'economia Keynesiana.

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