lunedì 31 gennaio 2011

Le Colpe della Riserva Frazionaria

Dopo aver esposto i vantaggi del gold standard, esistono due resistenze che ancora si oppongono ad un cambiamento. La persona media che ignora gli argomenti economici e lo Stato. Entambi gli aspetti sono uniti. Urge, quindi, un'esposizione delle conseguenze che l'attuale sistema monetario impone ai cittadini, mettendo in luce come lo sgancio dall'oro abbia permesso allo Stato di praticare continui furti ai danni delle persone manipolando, a piacimento, il denaro attraverso le banche (centrali e commerciali).
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di Thorsten Polleit

Il primo novembre 2010 il post intitolato "Potrebbe il Mondo Ritornare al Gold Standard?" del blog di Martin Wolf, capo cronista d'economia del Financial Times, arriva alla conclusione che "non possiamo e non torneremo al gold standard".

Tra i vari argomenti dell'economia mainstream livellata contro la convenienza e la fattibilità del gold standard, Mr. Wolf sottolinea una linea di ragionamento che può particolarmente servire come punto di partenza per dibattere sulla sua posizione. Mr. Wolf scrive:
«Gli economisti della scuola Austriaca desiderano abolire la riserva frazionaria. Ma noi sappiamo che questa è una naturale conseguenza delle forze di mercato. E' dispendioso mantenere una riserva del 100% in banca, se i depositanti non hanno bisogno del loro denaro per tutto il tempo. Le banche hanno un forte incentivo a prestare parte del denaro depositato da loro, così da espandere l'offerta aggregata di denaro ed il credito.»



Gli Austriaci Non Chiedono di Stabilire il Gold Standard per Legge

Per aprire le danze, gli economisti Austriaci (in particolare quelli della tradizione Miesesiana-Rothbardiana) chiedono categoricamente il rimpiazzamento del denaro creato dal nulla con il denaro di libero mercato — denaro che è prodotto dalla libera interazione dell'offerta e della domanda di denaro.

Tale raccomandazione ha una solida base economica-etica: il denaro del libero mercato è il solo ordine monetario che è compatibile con i diritti della proprietà privata, il principio di governo della società di libero mercato.

La focalizzazione sulla proprietà privata non deriva solo dalla teoria dei diritti naturali (della tradizione Lockeana), ma può essere in ultima istanza giustificata sulla base dell'evidente ed inconfutabile assioma dell'azione umana, come Hans-Hermann Hoppe ha mostrato.[1]

Gli Austriaci di conseguenza chiedono la privatizzazione della produzione di denaro, facendo chiudere le banche centrali e lasciando che il mercato decida quale tipo di moneta le persone vogliano usare. Il governo non dovrebbe giocare alcun ruolo attivo nei lavori di un sistema di libero mercato.

Si potrebbe sostenere il punto di vista che i metalli preziosi — in particolare oro ed argento ed in alcuni casi il rame — sarebbero un mezzo di scambio liberamente scelto ed universalmente accettato. In altre parole potrebbero diventare denaro una volta che le persone hanno una libera scelta nelle questioni monetarie.

Tuttavia gli economisti Austriaci non chiederebbero l'imposizione di un gold standard, per non parlare di un gold standard con la banca centrale (sponsorizzatro dal governo): chiederebbero una moneta di libero mercato, sotto la quale, presumibilmente, l'oro diventerebbe la moneta liberamente scelta.[2]


La Riserva Frazionaria Vìola i Diritti di Proprietà

Ora occupiamoci della riserva frazionaria. Vuol dire che la banca presta denaro che i clienti hanno depositato in essa. La riserva frazionaria ci porta così ad una situazione in cui due individui sono resi proprietari della stessa cosa.[3]

La riserva frazionaria crea così un'impossibilità legale: attraverso il prestito bancario il debitore ed il depositante diventano possessori dello stesso denaro. La riserva frazionaria conduce ad obblighi contrattuali che non possono essere soddisfatti dal principio.

Come Hoppe, Block e Hülsmann hanno fatto notare: "qualsiasi accordo contrattuale che coinvolge due differenti individui come proprietari simultanei della stessa cosa (o alternativamente, la stessa cosa posseduta simultaneamente da più di una persona) è oggettivamente falso e quindi fraudolento".[4] Un' "accordo con la riserva frazionaria implica non meno impossibilità e frode rispetto a quello fatto nel commercio di elefanti volanti o ring".[5]

La verità è che la riserva frazionaria equivale alla violazione della legge di natura dei diritti di proprietà. E così il discorso secondo cui la riserva frazionaria rappresenta un'economizzazione del buonsenso monetario — un'argomento che Mr. Wolf sostiene contro il gold standard — non regge.

Parlare a favore della riserva frazionaria sarebbe infatti come dire che è legale (o giusto o perfino legittimo) che Mr. A possa fare qualsiasi cosa desideri con la proprietà di Mr. B — senza avere il consenso di Mr. B.

Cosa succederebbe, tuttavia, se la banca ed il depositante fossero entrambi volontariamente d'accordo che i depositi di denaro potessero essere usati per transazioni di credito attraverso l'emissione di mezzi fiduciari? Anche un simile accordo volontario sarebbe in violazione della legge sui diritti di proprietà.

Mentre la banca ed il depositante beneficiano da simile scambio (o si aspettano di beneficiarne), che dire di coloro che ricevono i mezzi fiduciari? Sarebbero falsamente tentati a scambiare beni e servizi con un'oggetto (i mezzi fiduciari) che è già rivendicato da altri come proprietà — qualcosa con cui il venditore non si troverebbe in accordo se solo avesse saputo la reale natura dello scambio.

Cosa accadrebbe se tutti gli agenti di mercato concordassero volontariamente ad utilizzare la riserva frazionaria? La conclusione di cui sopra non cambierebbe: la riserva frazionaria volontariamente accettata rappresenterebbe un sistema monetario che, per sua natura, vìola la natura della legge sui diritti di proprietà privata. Produrrebbe caos economico su più grande scala.


La Riserva Frazionaria Non E' Emersa "Naturalmente"

Per essere sicuri, la riserva frazionaria non è "una conseguenza naturale delle forze di mercato" come Mr. Wolf fa notare. E' il risultato della legge del governo, dal quale è stata difesa.

In un sistema di libero mercato la pratica della riserva frazionaria sarebbe illegale proprio per la sua natura. E così la riserva frazionaria sarebbe terminata (più presto piuttosto che più tardi) sotto gli auspici di una legge funzionante sui diritti di proprietà.

La ragione per cui la riserva frazionaria è stata in giro per molto tempo è dovuta alla legge del governo — che, ovviamente, deve essere distinta dalla legge naturale sui diritti di proprietà. Ovviamente il governo può rendere legale la riserva frazionaria in un senso formale. Tuttavia anche la legge del governo non cambia la natura delle cose. Come succintamente dice Murray Rothbard:
«le banche a riserva frazionaria [...] creano denaro dal nulla. Essenzialmente lo fanno come lo farebbero dei contraffattori. Anche quest'ultimi creano denaro dal nulla stampando qualcosa e mascherandolo come denaro o come una ricevuta di deposito di denaro. In questo modo estraggono fraudolentemente risorse dalle persone, dalla gente che ha realmente guadagnato il proprio denaro. In questo modo le banche a riserva frazionaria falsificano le ricevute di deposito di denaro, che poi circolano come equivalente del denaro tra la gente. C'è una eccezione a questa uguaglianza: la legge non riconosce le ricevute come contraffatte.»[6]



La Riserva Frazionaria nel sistema Denaro-Merce contro il Denaro Creato dal Nulla

In un regime di denaro-merce — come il gold standard — la riserva frazionaria è in effetti, come gli economisti Austriaci mostrano, una forma di contraffazione. Tuttavia, che dire della riserva frazionaria nel sistema di denaro creato dal nulla?

In regime di denaro crearo dal nulla, le passività delle banche nei confronti dei clienti (fintanto che si parla dei depositi a vista) sono pagabili attraverso la base monetaria, o il denaro della banca centrale — un tipo di denaro che può essere solo prodotto dalle banche centrali (sponsorizzate dal governo).

Le banche centrali detengono il monopolio sulla produzione della base monetaria. Possono aumentare l'offerta della base monetaria in qualsiasi momento ed in qualsiasi quantità politicamente desiderabile. E' la banca centrale che infine determina se le banche posso affrontare i loro obblighi di pagamento.

Sarebbe meglio dire che la banca centrale decide, una volta che una banca è chiamata in causa dai clienti per ripagare i depositi a vista in contanti, di fornire le sufficienti quantità di banconote — prestandole alla banca e/o acquistando una parte degli asset della banca.

Il punto essenziale è, tuttavia, che le banche che prendono parte alla riserva frazionaria in un sistema di denaro creato dal nulla generano obbligazioni contrattuali che non possono essere soddisfatte sin dal principio. Rothbard fa notare che:
«non fa alcuna differenza cosa venga considerato denaro o liquidità in una società, che sia oro, tabacco o anche il denaro cartaceo creato dal nulla del governo. La tecnica di piramidare da parte delle banche rimane la stessa.»[7]



La Scomoda Verità della Riserva Frazionaria

Gli economisti Austriaci, e Ludwig von Mises in particolare, hanno mostrato che la riserva frazionaria sotto il denaro-merce causa necessariamente problemi economici su vasta scala. Questo perchè le banche prendono parte all'espansione della circolazione del credito — ovvero, emettono denaro tramite il prestito che non è sostenuto da risparmi reali.[8]

La circolazione del credito bancario è inflazionistica e causa squilibri economici e sovraindebitamento del settore privato — in particolare dalla parte dei governi. E' anche la reale causa del ciclo "boom & bust".

Quest'ultimo apre la porta per dosi sempre più grandi di interventismo da parte del governo — regolamentazioni, nazionalizzazioni, controlli sui prezzi, ecc. — che, nel tempo, erode e distrugge anche il reale principio su cui giace il libero mercato.

Questa conclusione non cambia quando c'è la riserva frazionaria sotto il denaro creato dal nulla. Il denaro creato dal nulla — o, per essere più precisi, la sua produzione — è già una violazione del principio di libero mercato; e la riserva frazionaria equivale a fare leva sulle conseguenze economiche del denaro creato dal nulla.

Nell'interesse di preservare una cooperazione sociale prosperosa e pacifica, deve essere preso come vero l'esatto opposto della conclusione di Mr. Wolf: ovvero che possiamo e torneremo ad una moneta sensata ed il gold standard è una particolare forma che è pienamente accettabile da una prospettiva economica-etica — se e quando è liberamente scelto dalle persone.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Hans-Hermann Hoppe, "On the Ultimate Justification of the Ethics of Private Property," in The Economics and Ethics of Private Property: Studies in Political Economy and Philosophy, 2nd ed. (Auburn, Alabama: Ludwig von Mises Institute, 2006), pp. 339–45.

[2] Murray N. Rothbard auspicò un ritorno ad un dollaro al 100% d'oro. Tuttavia ciò non contraddice la frase di cui sopra, poichè la racconmandazione di Rothbard resta sulla precondizione che "se le persone amano e rimarranno fedeli ai loro dollari o franchi, allora c'è un solo modo per separare il denaro dallo Stato, per denazionalizzare veramente una moneta da una nazione. E sarebbe denazionalizzare il
dollaro (o il marco o il franco) stesso. Solo la privatizzazione del dollaro può mettere fine al dominio inflazionistico del governo sull'offerta monetaria della nazione." Vedi Murray N. Rothbard, "The Case for a Genuine Gold Dollar," in The Gold Standard: Perspectives in the Austrian School, Llewellyn H. Rockwell, Jr., ed. (Auburn, Alabama: Ludwig von Mises Institute, 1992), p. 5. La raccomandazione di Rothbard per definire il dollaro ancora una volta come un peso di una merce di mercato, ovvero l'oro, giace (i) sull'ideoneità di usare metalli preziosi, specialmente l'oro, come denaro e, anche più importante, (ii) il fatto che il governo degli Stati Uniti confiscò l'oro nel 1933 — cosicché la ridefinizione del dollaro in oro sarebbe una scelta naturale.

[3] Per una discussione approfondita vedi Jesús Huerta de Soto, Money, Bank Credit, and Economic Cycles (Auburn, Alabama: Ludwig von Mises Institute, 2006), esp. capitolo 3, "Attempts to Legally Justify Fractional-Reserve Banking," pp. 115–65.


[4] Hans-Hermann Hoppe, con Jörg Guido Hülsmann e Walter Block, "Against Fiduciary Media," nel
Quarterly Journal of Austrian Economics, vol. 1, no. 1, pp. 21–22.[file PDF]

[5] Ibid, p. 26.


[6] Murray N. Rothbard, The Mystery of Banking, 2nd ed. (Auburn, Alabama: Ludwig von Mises Institute, 2008), p. 98.


[7] Ibid, p. 100.


[8] La
circolazione del credito (o Zirkulationskredit) vuol dire che le banche, quando estendono un prestito ad un consumatore o ad una impresa, incrementano la riserva di denaro. Al contrario, il credito-merce (o Sachkredit) vuol dire che la banca estende un prestito ad un consumatore o ad una impresa trasferendo solamente il denaro già esistente dal risparmiatore all'investitore. Per una spiegazione più dettagliata, vedi Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit (Indianapolis: Liberty Fund, 1981), pp. 296–310.

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sabato 29 gennaio 2011

L'Arte del Non Essere Governati

Ottima recensione di Jeff Riggenbach che attraverso la sua analisi del libro "The Art of Not Being Governed" di J.C. Scott ci porta a scoprire, nei secoli della storia, come le persone si sono difese dall'aggressione soffocante dello Stato. Una possibilità reale, fino a pochi secoli or sono, di essere in grado di sfuggire ad una prigionia sicura e trovare conforto in zone prive di monopolio della violenza; formando così un auto-governo. Cosa fondamentale, Riggenbach ci porta a riflettere su un aspetto spesso confuso e frainteso: la differenza tra Stato e governo.
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di Jeff Riggenbach


[Trascritto dal Libertarian Tradition podcast, episodio: "L'arte del Non Essere Governati".]


Suppongo che parte del mio lavoro qui è di richiamare l'attenzione sui nuovi libri che si rifanno in qualche modo alla tradizione libertaria — ovvero alla storia del pensiero libertario. Un simile libro fu inizialmente pubblicato circa un'anno fà nel settembre 2009 dalla Yale University Press. E' stato solo ora — novembre 2010 — scoperto in una edizione cartacea col 30% di sconto. E' un lavoro di James C. Scott, un professore di scienze politiche ed antropologia a Yale ed il suo titolo è L'Arte del Non Essere Governati: Una Storia Anarchica delle Colline del Sud-Est Asiatico.

Eccezzion fatta per una recensione molto intelligente uscita in precedenza quest'anno su Reason, questo libro sembra non aver attratto alcuna attenzione da parte dei libertari. Tuttavia questo è un libro che i libertari con un'entusiasmante senso per la storia troveranno molto ma molto interessante — probabilmente non tanto per la sua discussione estremamente illuminante della storia del sud-est Asiatico, ma per le sue ancora più illuminanti osservazioni generali sul ruolo dello Stato nella storia umana.

"Fino a poco tempo prima l'era comune" scrive Scott, secondo cui c'è da dire che si tratta degli ultimi 2000 anni "costituita dal solo 1% della storia umana, il panorama sociale era costituito da forme elementari di auto-governo concernenti unità di consanguinei che, occasionalmente, avrebbero potuto cooperare nella caccia, nei festeggiamenti, nel combattimento, nel commercio e nella riappacificazione. Non ha contenuto nulla di ciò che uno potrebbe chiamare Stato. In altre parole vivere in assenza di strutture Stato è stata la condizione standard umana".

Secondo Scott la storia mondiale potrebbe essere divisa in:
«quattro ere:
  1. un'era senza Stato (la più lunga);
  2. un'era di Stati su piccola scala circondati da vaste e facilmente raggiungibili periferie prove di Stato;
  3. un periodo in cui queste periferie sono ridotte ed assediate dall'espansione del potere statale; ed infine
  4. un'era in cui praticamente l'intero globo è "uno spazio amministrato" e la periferia non è niente di più che un residuo folkloristico.
La progressione da un'era a quella successiva è stata molto irregolare geograficamente (la Cina e l'Europa sono state più precoci del, diciamo, sud-est Asiatico e dell'Africa) e temporalmente (con periferie che crescevano e si restringevano in dipendenza dai capricci dei creatori degli Stati). Ma sulla tendenza a lungo termine non ci può essere uno straccio di dubbio.»


Senza sorpresa Scott pensa che l'importanza dello Stato è di solito sopravvalutata da parte degli storici:
«I primi Stati in Cina ed Egitto — e successivamente in India, nella Grecia classica e nella Roma repubblicana — erano, in termini demografici, insignificanti. Occupavano una minuscola porzione del panorama mondiale ed i loro sottomessi erano niente più che un'errore marginale nelle cifre della popolazione mondiale. Nel sud-est Asiatico continentale, dove i primi Stati sono apparsi solo intorno al primo millennio dell'era comune [circa 1500 anni fà], i loro segni sul panorama e le loro persone sono relativamente trascurabili quando comparati con il loro enorme spazio occupato nei libri di storia. Piccoli centri, affossati e cintati da mura insieme ai loro villaggi tributari, questi piccoli nodi di gerarchie e potere erano sia instabili sia geograficamente confinati. Ad un occhio non ancora ipnotizzato dai resti archeologici e dalle storie incentrate sullo Stato, il panorama sarebbe sembrato praticamente tutta periferia e non centri. Quasi tutta la popolazione ed il territorio erano al di fuori delle loro ambizioni.»


Ognuno di questi primi Stati, secondo Scott, era:
«un accumunatore di persone precedentemente prive di Stato. Alcuni soggetti erano senza dubbio attratti da possibilità di commercio, ricchezza e status sociale dipsonibili alla corte dei centri, mentre gli altri, quasi sicuramente la maggioranza, erano prigionieri e schiavi catturati durante una guerra o acquistati dagli schiavisti. La vasta periferia "barbara" di questi piccoli Stati era [...] la fonte di centinaia di scambi commerciali necessari alla prosperità dello [...] Stato [...] (come anche) la più importante fonte d'attività commerciale in circolazione: i prigionieri umani che formavano il capitale lavorativo di qualsiasi Stato di successo. Quello che sappiamo dei classici Stati come l'Egitto, la Grecia e Roma, ma anche come i primi Stati Thailandesi e Birmani, suggerisce che la maggior parte dei loro cittadini era formalmente non libera: schiavi, prigionieri e loro discendenti.»


Quella "vasta periferia barbara" che circondava ognuno di questi primi Stati era anche un posto in cui le vittime dello Stato potevano fuggire in cerca di una maggiore libertà. Come Scott fa notare lo "spazio di non-Stato" oltra la frontiera "operava come un ruvido e pronto meccanismo omeostatico; più uno Stato pressava i suoi cittadini, meno cittadini aveva. La frontiera sottoscriveva la libertà popolare". Scott usa il termine "spazio di non-Stato" per riferirsi a "luoghi dove, determinati in gran parte da ostacoli geografici, lo Stato ha particolare difficoltà a stabilire e mantenere la sua autorità". Storicamente Scott sostiene: "è un terreno difficile o inaccessibile, senza badare all'altezza, che presenta grandi ostacoli al controllo dello Stato" ed è in questo terreno difficile ed inaccessibile che lo spazio di non-Stato è stato di solito situato. E come Scott enfatizza: "posti simili sono serviti come un porto sicuro per persone che opponevano resistenza o fuggivano dallo Stato".

Scott osserva che:
«sin dal 1945, ed in alcuni casi anche prima, il potere dello Stato di dispiegare tecnologie che annullavano le distanze — ferrovie, strade, telefoni, telegrafi, potenza aerea, elicotteri ed ora informazione tecnologica — ha così cambiato il bilancio strategico del potere tra le persone che si auto-governavano e gli Stati-nazioni, ha così diminuito le frazioni di terreno, che la mia analisi cessa di gran lunga di essere utile.»


Ma rimarca che:
«evitare lo Stato era, fino ai pochi secoli passati, un'opzione reale. Mille anni fa la maggior parte delle persone viveva al di fuori delle strutture dello Stato, sotto imperi di ampia unità o in situazioni di sovranità frammentata. Oggi è un'opzione che sta velocemente scomparendo.»


Ovviamente gli Stati lavorano per scoraggiare i loro cittadini dal fuggire verso l'entroterra dove l'aggancio dello Stato è indebolito dal terreno difficile. Un metodo che usavano era la propaganda. Come Scott scrive: "la storia ufficiale che la maggior parte delle civiltà raccontava su sè stesse" riguarda quasi invariabilmente "persone arretrate, ingenue e forse barbare" ovvero "gradualmente incorporate in una avanzata, superiore e più prospera società e cultura". Infatti egli sottolinea: "barabro infatti era un'altra parola che gli Stati usavano per descrivere qualsiasi persona che si auto-governava e non era sottomessa". Tuttavia: "molti di questi barbari non governati aveva, in un periodo o in un altro, votato, come scelta politica, di prendere le proprie distanze dallo Stato" e di vivere invece in una società senza Stato in cui:
«la loro sussistenza, la loro organizzazione sociale [...] e molti elementi della loro cultura [...] erano prosperosamente creati sia per ostacolare l'incorporazione nei vicini Stati sia per minimizzare la probabilità che concentrazioni di potere simili a quelle dello Stato si sollevassero tra di loro. L'evasione dallo Stato e la prevenzione da esso permeava le loro pratiche e, spesso, anche la loro ideologia.»


Un altro modo di dire ciò potrebbe essere che centri densamente popolati e commercialmente prosperosi, dove la civiltà esiste nella sua forma più avanzata, sono di solito catturati da uno Stato di qualche tipo prima che siano stati centri densamente popolati e commercialmente prosperosi per molto tempo. Lo stesso potrebbe essere detto dei paesi contadini più popolati e più prosperosi. In effetti, ironicamente, lo Stato è il prezzo della civilizzazione — non perchè, come gli statalisti credono, lo Stato è necessario per salvaguardare o proteggere il cittadino, ma piuttosto perchè è lo Stato che si attacca alla civilizzazione come una saguisuga o una tenia, poichè le società più civilizzate sono le più ricche e le più redditizie da saccheggiare. Se volete vivere in un posto civilizzato, probabilmente dovreste sopportare lo Stato. Davanti questo dilemma ci sono state parecchie persone che hanno deciso di andarsene dalla civiltà e di conseguenza scappare dallo Stato piuttosto che stare nella civiltà e tentare di riformare o abolire lo Stato.

Ovviamente, come fa notare Scott, nella propaganda iniziale dello Stato contro un qualsiasi abbandono della civilizzazione: "la connessione tra l'essere civilizzati ed essere un sottomesso dello Stato è [...] data per scontata". Ed infinite generazioni di storici hanno seguito la strada dei primi intellettuali dello Stato e gioiosamente "hanno confuso la civilizzazione con quello che era, di fatto, la creazione dello Stato". Come risultato, dice Scott, ci troviamo oggi con una "enorme letteratura sulla creazione dello Stato, contemporanea e storica, [che] non presta praticamente attenzione al suo contrario: la storia di coloro che intenzionalmente e reattivamente hanno vissuto senza Stato. Questa è la storia di coloro che se ne sono andati".

Scott comprende che un lettore del ventunesimo secolo in America potrebbe ben considerare la sua discussione con una certa incredulità:
«In un tempo in cui lo Stato sembra invasivo ed inevitabile, è facile dimenticare che per molto tempo nella storia vivere dentro o fuori lo Stato — o in una zona intermedia — era una scelta, che poteva essere rivista se le circostanze lo avessero giustificato. Il centro di uno Stato ricco e pacifico avrebbe potuto attrarre una popolazione in crescita che trova questi vantaggi remunerativi.»


Tuttavia "sembra che molta, se non la gran parte, della popolazione dei primi Stati non era libera; erano dei sottomessi sotto costrizione". E "era pratica comune dei sottomessi dello Stato scappare". Poichè "vivere dentro lo Stato significava, praticamente per definizione, tasse, coscrizione, lavoro forzato" — ovvero lavoro forzato, non pagato, a breve termine, come quello richiesto per lavorare un giorno o due non pagati in un gruppo per riparare una strada — "e, nella maggior parte dei casi, una condizione di schiavitù":
«Così lo Stato iniziale faceva uscire la popolazione tanto facilmente quanto la assorbiva e quando, come era spesso il caso, collassava del tutto come risultato di una guerra, di una siccità, di una epidemia o di un conflitto civile per la successione, la sua popolazione era fatta fuoriuscire. Gli Stati non erano affatto una creazione definitiva. Innumerevoli resti archeologici dei centri statali che prosperarono brevemente e furono eclissati dalla guerra, dalle epidemie, dalla carestia o dal collasso ecologico rappresentano una lunga storia della formazione dello Stato ed il suo collasso piuttosto che la sua permanenza. Per lunghi periodi le persone si sono mosse dentro e fuori lo Stato e "l'assenza di Stato" era, di per sé, spesso ciclica e reversibile.»


Ovviamente non furono solo la carestia, le epidemie e le lotte interne per il potere politico che fecero crollare questi fragili Stati primitivi. Molto spesso era l'avidità. Come Scott osserva: "ci si potrebbe aspettare che l'arte di governare consistesse nel veleggiare tanto vicino al vento quanto si potesse: ovvero estrarre risorse fino ad arrivare vicino al punto dove si sarebbe provocata una fuga o una ribellione. [...] [C]iò sarebbe la strategia più ragionevole". Ma non era la strategia che effettivamente perseguiva la maggior parte di questi Stati primitivi.

Per esempio i primi governanti dell'Asia sud-orientale sapevano che:
«la capacità fiscale della poplazione variava ampiamente, come sarebbe accaduto in qualsiasi economia agraria, da stagione a stagione in dipendenza dalle fluttuazioni dei raccolti dovute al clima, alle pesti ed alle malattie del raccolto stesso. Anche il furto ed il brigantaggio potevano essere un fattore qui: concentrati al di sopra del terreno i raccolti di grano erano una grande tentazione sia per le bande di ladri, i ribelli o regni rivali sia per lo Stato. Permettere una grande variazione nella capacità dei coltivatori di pagare anno dopo anno avrebbe richiesto alla corona di sacrificare le sue richieste fiscali per il benessere della sua classe contadina. Tutte le circostanze suggeriscono che, al contrario, gli Stati coloniali e pre-coloniali hanno provato a garantire a se stessi un prendere regolare, a spese dei loro sottomessi. [...]
[D]ata una scelta tra due sentieri di sussistenza dove il primo è relativamente sfavorevole per il coltivatore ma che rende un maggiore ricavo in manodopera o grano allo Stato ed il secondo che dà benefici al coltivatore ma toglie allo Stato, il governante sceglierà ogni volta il primo. Il governante poi massimizza l'accessibilità dello Stato al prodotto, se necessario, a spese della ricchezza generale del reame e dei suoi sottomessi.»

Finchè anche lo Stato di maggiore successo fosse stato adiacente ad aree che non poteva controllare, le persone oppresse avrebbero ancora avuto un posto dove andare. "Almeno fino al primo diciannovesimo secolo", scrive Scott, "le difficoltà del trasporto, lo stato della tecnologia militare e, soprattutto, le realtà demogrfiche hanno piazzato chiari limiti alle ambizioni dello Stato più ambizioso". Nell'Asia sud-orientale, per esempio, nel 1600 la densità della popolazione era "solo di 5,5 persone per chilomentro quadrato [...] (comparata con le 35 dell'India e della Cina)", cosicché i sottomessi dei governanti nell'Asia sud-orientale "avessero relativamente facile accesso ad una frontiera vasta e ricca di terreni". E proprio oltre questa frontiera c'erano gli altopiani, le regioni montuose e le colline, "un'area abbastanza grande come l'Europa" che Scott, in comune con un numero crescente di storici e scienziati sociali, chiama "Zomia":
«Zomia è praticamente un nuovo nome per tutte le terre al di sopra dei, all'incirca, trecento metri, dalle Regioni Montuose Centrali del Vietnam all'India nord-orientale ed attraversante cinque nazioni dell'Asia sud-orientale (Vietnam, Cambogia, Laos, Thailandia e Birmania) e quattro provincie della Cina. [...] Un'estensione di 2,5 milioni di chilometri quadrati contenenti circa cento milioni [...] di persone [...] alla periferia di nove Stati.»


La Zomia è, ci dice Scott, "uno dei più ampi spazi di non-Stato rimanenti nel mondo, se non il più ampio". Infatti dice Scott: "Il carattere peculiare della Zomia [...] è che è relativamente priva di Stato. Storicamente, ovviamente, ha avuto Stati sulle sue colline" ma "mentre i progetti dei creatori dello Stato sono abbondati [lì], è giusto dire che pochi si sono realizzati" e "quei reami in potenza che hanno provato a resistere alle condizioni avverse, lo hanno fatto solo per un periodo relativamente breve e pieno di crisi".

Gli insediamenti umani che hanno creato la Zomia, dice Scott, sono "meglio compresi come scappatoie, comunità [...] fuggitive che sono, nel corso di due millenni, evase dalle oppressioni dei progetti redatti dai creatori dello Stato nelle valli — schiavitù, coscrizione, tasse, lavoro forzato, epidemie e guerre".

E non dovrebbe sorprendere nessuno, egli scrive, che:
«effettivemente tutto quello che riguardava i mezzi di sussistenza di queste persone, l'organizzazione sociale, le ideologie e [...] anche le loro ampie culture orali, può essere considerato come una scelta strategica progettata per mantenere lo Stato a distanza [...] per evitare l'incorporamento negli Stati ed impedire che gli Stati si fossero creati tra di loro.»


Per esempio i residenti della Zomia praticano caratteristicamente ciò che Scott chiama "l'agricoltura evasiva: forme di coltivazione progettate per ostacolare l'appropriazione statale". E "la loro struttura sociale poteva onestamente essere chiamata struttura sociale evasiva, in quanto era progettata per aiutare la dispersione, l'autonomia e la respinta della subordinazione politica". Se volessimo comprendere le tradizioni, di più, ed il comportamento di queste persone, insiste Scott, dovremmo iniziare a riconoscere che "gli abitanti di questa zona vennero, o rimasero, qui perchè essa restava al di là del raggiungimento da parte dello Stato".

Ciò non vuol dire, ovviamente, che le loro società decentralizzate mancassero di un qualsiasi ordine coerente. Scott scrive, infatti, del suo desiderio di "tentare di tenere conto delle unità elementari dell'ordine politico nel continente dell'Asia sud-orientale" e poi commenta: "Sottolineo il termine ordine politico per evitare di trasmettere l'impressione errata che al di fuori del reame dello Stato ci sia solamente disordine". Ed uno dei punti chiave che egli sottolinea delle "unità elementari dell'ordine politico" è quello che ha trovato tra le persone degli altopiani dell'Asia sud-orientale, ovvero:
«Le loro strutture politiche sono, con rare eccezioni, imitazioni nel senso che mentre possono avere i finimenti e la retorica della monarchia, sono prive della sostanza: una popolazione soggetta alla tassazione o al controllo diretto sulle sue unità costituenti, per non parlare dell'esercito permanente.»


Un modo più semplice di dire ciò sarebbe dire, usando la terminologia di Albert Jay Nock, che le persone degli altopiani dell'Asia sud-orientale hanno un governo, ma non uno Stato. "Andando indietro seguendo la linea della civilizzazione", come scrisse Nock ne 1935:
«essa presenta fondamentalmente due tipi diversi di organizzazione politica. Questa differenza non è per livello, ma per tipo. Non significa solamente prendere uno di questi e considerarlo come un'ordine civile involuto e l'altro evoluto; sono comunemente presi così, ma erroneamente. Classificare entrambi come specie dello stesso gene, ha ancora poco a che fare con la realtà — classifircarli entrambi sotto il nome generico di "governo", sebbene ciò è stato sempre fatto, ha sempre condotto ad una confusione e ad un fraintendimento.»


L'origine del governo, diceva Nock:
«è la comprensione comune ed il comune accordo della società; [...] Il [g]overno mette in pratica il comune desiderio della società, primo, per la libertà, e secondo, per la sicurezza. Oltre di ciò non va; non contempla alcun intervento concreto sull'individuo, ma solo un intervento passivo.»


Nock credeva che:
«il codice del governo sarebbe dovuto essere quello del leggendario re Pausole, che prescrisse solo due leggi per i suoi sudditi, la prima, Non fare del male a nessun uomo, e la seconda, Poi fa come vuoi; e [...] l'unico interesse del governo dovrebbe essere quello puramente passivo di vedere questo codice messo in atto.»


Al contrario, Nock diceva che lo Stato:
«non si originò dalla comune comprensione ed dall'accordo nella società; si originò dalla conquista e dalla confisca. La sua intenzione, lontana dal contemplare la "libertà e la sicurezza", non contemplava niente del genere. Contemplava principalmente lo sfruttamento economico continuo di una classe su un'altra e si preoccupava della libertà e della sicurezza in coerenza con questa intenzione principale; ovvero molto poco. La sua funzione primaria o esercizio non era mediante [...] interventi puramente passivi sull'individuo, ma mediante innumerevoli e molto onerosi interventi concreti, tutti allo scopo di mantenere la stratificazione della società in una classe sfruttatrice e proprietaria ed un'altra dipendente e senza proprietà. L'ordine di interesse che è riflesso non è sociale, ma puramente antisociale; e coloro che lo amministrano, giudicati dal comune senso dell'etica o perfino dal comune senso della legge applicata alle persone, sono indistinguibili da una classe professionista di criminali.»


Tuttavia James C. Scott, non solo nel suo discorso dei profughi dello Stato che vivono in Zomia ma anche nelle sue riflessioni generali sulla storia dello Stato nella società umana, non fa alcuna distinzione tra il governo e lo Stato. Per metà del tempo si riferisce ai Zomiani ed alle loro controparti in altre aree del mondo ed in altre ere della storia mondiale come "non governati". Per l'altra metà del tempo si riferisce a questi stessi gruppi di individui come "persone che si auto-governano". Ma, ovviamente, se veramente si "auto-governano" non sono "non governati". Governano loro stessi. Non stanno praticando "l'arte del non essere governati"; stanno praticando l'arte del non essere controllati.

Ciò potrebbe sembrare solamente cavilloso, ma come Nock, penso che sia un'importante distinzione — una distinzione che se non è presa in considerazione porterà a confusione e fraintendimento. Se Scott può criticare la maggior parte dei suoi colleghi storici che confondono "civiltà" con "fautori dello Stato", egli stesso può essere criticato per aver confuso assenza di Stato com mancanza di governo, in particolare quando è chiaro dal suo stesso testo che egli ha catturato la differenza — e la differenza che fa.

The Art of Not Being Governed: An Anarchist History of Upland Southeast Asia di James C. Scott, è pubblicato in rilegatura ed ora in versione cartacea dalla Yale University Press. Nonostante i suoi difetti, è un lavoro fenomenale e magnificamente profondo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


venerdì 28 gennaio 2011

La Giornata della (S)memoria



di Johnny Cloaca


Revisionismo. Negazionismo. Qualcuno potrebbe gridare al complotto quando legge simili parole, ovviamente vince una bambolina e una settimana di carcere chi indovina come legare le parole ad altri fatti (ovviamente, sarà anche tacciato dalla comunità di antisemitismo). Infatti da circa dieci anni a questa parte si è istituito un giorno particolare per ricordare come qualcuno ha ammazzato qualcun altro. Ora a parte memoriali, manifestazioni, solidarietà a giro, organizzazioni che si mettono tra i coglioni e moralizzatori vari, sembra che la giornata sia stata istituita per una sola classe di "privilegiati", gli altri possono benissimo finire nel ricco club dei dimenticati.

Sorpresi? Perchè mai? In America si sono divertiti così tanto con la caccia all'Indiano. In Russia e dintorni ne hanno fatti fuori a vagonate e nessuno si disturba a ricordarli; in Giappone hanno disintegrato due misere città ed a quanto pare nessun regista prende la telecamera per cacciarne il nuovo kolossal; Armeni, Dresden, Libano, Iraq, Congo, Rwanda, Srebenica, Cambogia, Vietnam, idem: silenzio.

Ma non vi preoccupate, la Vera Cultura dell'Occidente difenderà tutti i popoli del mondo. A proposito quanti ne hanno ammazzati nel raid a Falluja?

Ecco, ora questo blog potrebbe essere tacciato di antisemitismo visto che non ricorda che l'Olocausto è qualcosa di unico nella Storia (forse è per questo che Armenia ed Israele non sono mai andate d'accordo...). Santi Numi! "Ma Israele è uno Stato occidentale (leggasi, quindi, morale)! Sono gli arabi cattivi che lo vogliono distruggere; inoltre poichè occidentale ha sicuramente un livello di civiltà superiore". Vi ricordano qualcosa queste obiezioni? Ma Hamas ed Hezbollah non scrivono le proprie leggi speciali attraverso l'Anti-Defamation League; le balle a volte possono viaggiare a senso unico e se si prova ad indagare si scopre di essere colpevoli nei confronti della società e si merita di essre fustigati nella piazza principale. Senza targa commemorativa, ovviamente. L'indagine approfondita potrebbe comprendere cose come le seguenti:

La rivoluzione dei Giovani Turchi fu diretta dalla regia dei Dunmeh ebrei?

The Jewish Genocide of the Armenian Chirstians

Norman Finkelstein, "L'indutria dell'Olocausto" [1]


E mi sono trattenuto, meglio non snocciolare subito la montagna di link; meglio dare l'occasione a chi di dovere di dichiarare pubblicamente "vogliamo sterminare gli arabi perché sono Amalek, come gli armeni", senza continuare questa farsa il cui limite di sopportazione ha ampiamente superato i limiti. Così, forse, la smetteranno di rompere le palle con la favola dell'antisemitismo e la favola per cui "tutto l'Occidente ha obiettivi comuni" quando qualcuno pesta una merda. Le persone si sono alquanto rotte i coglioni di foraggiare guerre altrui e vivere in un campo di concentramento. Esattamente, le balle che si sentono ogni giorno sullo Stato "che lavora per il bene comune" sono condite per celare questa verità quotidiana: siamo ormai in un fottuto campo di concentramento.

Come armeni e palestinesi saremo spazzati in un angolo della storia dove solo alcuni potranno leggere di noi e di quanto siamo stati fessi nel farci segregare (ovviamente, colui che leggerà finirà in carcere per aver voluto revisionare). Perchè? La privazione delle "armi" (insieme al voto tanto caro a lorsignori benefattori e custodi del nostro bene pubblico) porta alla violenza.

Zombie: «Io...pausa...per mangiare...ceeerrveellllo...»


Bene, dopo questa breve prefazione vale la pena aggiungere al discorso un post vecchio di un paio d'anni per chiudere in bellezza la giornata della (S)memoria. Il blogger in questione, purtroppo, sembra aver abbandonato la blogosfera, quindi ho rimediato lo scritto tramite terze parti (o per meglio dire terzi blog). Lettori e lettrici è un onore lasciare la parola, dalla Badombia, a:


di Linucs

Signori, non so voi, ma io comincio ad averne seriamente i coglioni pieni.

Sentite questa.


NEW YORK - "Concordo pienamente con la decisione spagnola di annullare la commemorazione pubblica delle vittime dell'Olocausto.

Ovviamente per motivi ben diversi dai loro. E anzi invito i governi europei ad abrogare il Giorno della Memoria
...indovinate perché?...


perché non ne sono degni e perché, ancora una volta, mostrano d'essere dalla parte di chi commise la Shoah".
Ma signora mia, guardi, glielo spiego con la massima cordialità: la cosiddetta Giornata della Memoria mica è un premio che ci siamo inventati qui in Europa per beare noi stessi dei ricchi e costosi eventi appositamente creati per ricordarci che i goyim sono tutti letame, parenti stretti di Amalek ed altre amenità a corredo.

Mica è uno stratagemma per rivedere Schindler's List senza pubblicità almeno una volta l'anno - per quello hanno inventato il DVD.

Mica è perché non sapevamo cosa scrivere sulle prime pagine dei quotidiani in mancanza di altre notizie: semplicemente si sperava che con il contentino ci saremmo staccati qualche parassita dalla caviglia, pagando in anticipo l'annuale tormento in una rata unica per vivere poi in pace il resto dell'anno.


È tremula e piena d'angoscia la voce di Cynthia Ozick, la scrittrice statunitense autrice di capolavori della letteratura ebraica moderna quali Lo scialle, Il Rabbino pagano e Il Messia di Stoccolma.
E' sempre tremula e piena d'angoscia la voce degli ebrei americani quando parlano dell'Europa, sempre.


"Sono profondamente disperata - spiega -. Alcune settimane fa pensavo d'essere ripiombata nel 1933. Mi sbagliavo: è di nuovo il 1938: una nuova Kristallnacht (la Notte dei Cristalli ndr)".
Che stupore, che novità: l'Olocausto è di nuovo alle porte, soprattutto in Nord America, che terrore, che angoscia. Intanto la signora difficilmente dovrà aprire l'ombrello perché le piove il fosforo sulla testa, che terrore, che angoscia.


Che cosa intende dire?
Ora comincia il contraddittorio, cardine principe del giornalismo del Corriere.


"L'Europa ha riesumato la condanna del sangue: una tradizione antisemita iniziata nel Medioevo che accusa gli ebrei-demoni d'omicidio.
Ma signora, guardi: se lei va a tirare il fosforo sui pargoli, e li ammazza, quello è omicidio.

Se poi i suoi cugini sparano sulle scuole perché "sospettano" che all'interno ci sia Bin Laden, e tanto per cambiare si sbagliano (oops che sfortuna), pure quello è omicidio.

Va da sé che se qualcuno dalla Palestina le dovesse recapitare un Qassam a New York, sarebbe senz'altro omicidio pure quello, anche se ad oggi non vedo particolare motivo di angosciarsi personalmente: lasci l'angoscia a chi vive a due metri dal confine, semmai, e che invece di fare lo scrittore magari stura i cessi per vivere (pochi goyim, tanti cessi da sturare, c'est la vie).


L'antisemitismo è riesploso nel mondo islamico e l'Europa vi si è aggregata come un'orda di lupi.
Signora guardi, non parliamo di lupi, che altrimenti il discorso si fa lungo...


Oggi tutto il mondo è un lupo che abbaia.
Tutto il mondo, tutto: tutto il mondo ci odia.


Ma se l'ultima volta che gli ebrei erano impotenti e indifesi nessuno ha mosso un dito, oggi, grazie a Dio, hanno le armi".
Sottointeso: in Israele. Il corollario è che tutti gli altri ebrei in Europa meritino di essere indifesi perché lì non hanno né più né meno armi degli altri cittadini, in conformità alle leggi vigenti. Ed è qui che i sionisti sguazzano: peggio si sta "nel mondo", più è facile reclutare carne fresca da stipare nella Terra Promessa.


Molti accusano Israele di usarle per compiere un genocidio.
"Come si può usare la parole genocidio per descrivere l'autodifesa di un popolo contro (le scuole dell'ONU?) un gruppo che dichiara apertamente di volerlo annientare?
Ma signora, guardi: secondo il suo criterio noialtri dovremmo andare a prendere a calci in culo ogni imbecille che scrive la parola "Amalek" sulla vostra stampa di settore, se così la vogliamo chiamare. E' sicura? Sottoscrive? Compra una vocale? Ci faccia sapere.


Per otto anni Israele ha porto l'altra guancia di fronte alla pioggia di migliaia di missili: è il momento di reagire".
Ha porto l'altra guancia, certamente, a parte un rapporto un po' conflittuale con i confini, ma non stiamo a dilungarci nei dettagli.


Israele sta perdendo la guerra dei media.

"Le foto dei civili palestinesi sono orribili, proprio come quelle dei tedeschi che nel 1945 vagavano tra le macerie di una Berlino distrutta, in cerca di qualcosa da mangiare. La responsabilità dietro le immagini è la stessa".
Tradotto: una cosa che nasce tonda non muore quadrata, ed un goy morto vale l'altro. Certo se riusciamo a farli ammazzare dagli americani (altri goyim) siamo più sicuri e meno angosciati.


Però le foto delle vittime nella scuola delle Nazioni Unite bombardata a Gaza non aiutano la causa di Israele.

"Scuole ed ospedali di Gaza sono pieni di trappole esplosive.
Che esplodono quando le colpisci con un missile, ho indovinato?


Esistono foto che documentano lancia-razzi sul tetto e miliziani di Hamas che trascinano i loro figli per usarli come scudi umani.
Ed esiste anche un video in cui si vede sparare dalla scuola, ho indovinato?


Vergogna all'Europa, che chiude gli occhi di fronte alla crociata genocida di Hamas e all'empietà con cui tormenta il suo popolo, tenendolo ostaggio e usandolo come riparo alla propria spietata codardia".
E' molto angosciata, la Scrittrice, per il popolo tenuto in ostaggio da Hamas.


E la sproporzione fra i morti palestinesi e quelli israeliani?

"Esiste perché Israele tiene i suoi civili nascosti nei rifugi, dove i bambini ebrei sono ormai di casa da otto anni.
E vivono coi lupi?


A Gaza i terroristi di Hamas si rifiutano di costruire rifugi, circondandosi al contrario di mogli, madri e bambini per lanciare i loro razzi dal focolare domestico.
"E' pronta la cena? Ok, altri due Qassam e tutti in tavola."


Spesso costringendoli a missioni suicide.
Come ad esempio andare a scuola... piena di trappole...


Hamas viola il principio base della legge internazionale, che richiede ai combattenti d'indossare un'uniforme".
Certo, l'uniforme... La signora è molto preoccupata per l'abbigliamento non conforme alla legge internazionale, che se ben ricordo dice qualcosina anche a proposito del fosforo a pioggia..


Anche la stampa statunitense sta diventando anti-israeliana?
Ovvero: ora che Madoff ha azzerato le charities e sono finiti i soldi per le bustarelle, che si fa?


"È colpa della sinistra radicale: i cuori che dovrebbero pulsare di compassione progressista si sono alleati ai jihadisti.
Non si preoccupi: ritorneremo sull'argomento della compassione progressista.


Ma in America il fenomeno è minore rispetto all'Europa. Anche il New York Times si è svegliato per denunciare, tardi, l'uso dei civili come scudi umani".
Ma dai? Avete fatto una colletta post-Madoff?


Che cosa c'è dietro questa ondata di antisemitismo?
Ondata, nientemeno. Notare l'alto esempio di giornalismo.


"Lo chiamano l'odio più antico.
Non è una risposta.


E comunque la domanda andrebbe posta agli antisemiti, non ad un ebreo.
Veramente andrebbe chiesto a chi detiene in effetti il monopolio sulla definizione di antisemitismo.


Penso che l'Europa stia sfogando gli effetti della propria colpa, incriminando Israele e il popolo ebraico per i misfatti da lei stessa commessi. L'Europa dice: "Come potete chiamarci colpevoli quando voi stessi lo siete"?".
No signora, suvvia, non faccia così. Casomai l'Europa dice: com'è che si parla di Israele, Stato ebraico e popolo ebraico quando tutti gli altri stronzi si devono sciroppare la melting pot, perché in caso contrario salta puntualmente fuori qualcuno dei suoi fottuti cugini per gridare allo scandalo? Questo sì, ci piacerebbe saperlo, ma ce lo teniamo per la prossima puntata.


L'obbiettivo?

"Cancellare la propria responsabilità rispetto all'Olocausto. Questa è la psicologia che anima gli europei ed è per questo che bisogna annullare il Giorno della Memoria, che il vecchio continente ha irrimediabilmente imbrattato di fango".
Signora, guardi: se lo tenga stretto, non ci interessa, non ce ne facciamo niente. A scuola, nel tempo recuperato, parliamo dei cicli del credito che è sicuramente più utile, senz'altro più di leggere Wilkomirski ed altri premiati scrittori.


Cosa dovrebbe fare adesso Israele?

"Deve continuare a fare ciò che sta facendo.
E quando finiscono le scuole che si fa?


È una vergogna che il mondo rimproveri agli ebrei di non essere indifesi e di parlare come nazione sovrana.
Ma quale nazione sovrana, signora? Non vuole una bella melting pot con tanto spazio per tutti? Mica come in Europa, dove anche dopo la Shoah si è costretti a vivere nel ghetto.


Se Gaza avesse interrotto la pioggia di razzi oggi non ci sarebbe questa guerra. A Gaza c'è stata un'elezione democratica dove adulti pensanti hanno liberamente eletto Hamas, diventando complici consapevoli delle sue mire genocide sul popolo di Israele".
Segue logicamente che in Israele abbiano liberamente eletto chi spara sulle scuole, con le dovute conseguenze?


Come andrà a finire?

"Sono pessimista di fronte a un mondo capovolto che mostra compassione soltanto per gli assassini.
Risate in sala.


Oggi le vittime sono diventate carnefici e viceversa, e se la giuria del mondo è tanto confusa, sarà la fine stessa della civiltà".
La civiltà finisce nel momento in cui sulla home page del Corriere mi tocca trovare questa ignobile e laida leccata di culo che naturalmente vi renderò con gli interessi.

Io ne avrei ben pieni i coglioni di avere ogni cinque minuti qualcuno attaccato alla caviglia a lamentarsi: vedete di darvi una regolata al più presto.

Lascio alla signora Ozick il gravoso compito di stabilire dove infilarsi i suoi sensi di colpa a comando: se non le piacciono gli USA o l'Europa, riporti il suo muso alieno ed ostile nel suo porco angolo di mondo, non ne sentiremo certo la mancanza.

Sono stato abbastanza chiaro?[2]


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Note

[1] Potete leggere una conferenza dello scrittore a questo indirizzo: LINK


[2] fonte originale: LINK



(*). L'Europa non è degna del giorno della memoria

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giovedì 27 gennaio 2011

I Tanti Eufemismi per la Creazione del Denaro

Notizia dal Corriere di ieri. Per i fessi che non l'hanno capito, la "cura" è peggio del male; stanno semplicemente rigonfiando una nuova bolla, stavolta sui bond, causando quell'euforia che aleggiava intorno alla bolla immobiliare fino al 2008. Il sogno durerà finchè la FED continuerà a stampare soldi, ovvero finchè il mercato riceverà la sua dose di narcotico. Ma con tutti questi " nuovi tecnicismi" è difficoltoso per il lettore disattento individuare dove giace il raggiro. Sfatiamo qualche "mito" allora.
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di Thorsten Polleit


Linguaggio Ingarbugliato, Pensiero Confuso

Secondo gli insegnamenti del filosofo greco Parmenide, il linguaggio illustra il pensiero umano (ed il ragionamento); il linguaggio ingarbugliato è così equivalente ad un pensiero confuso; il pensiero confuso provoca azioni non volute e risultati indesiderati.[1]

La "Bilingua" — un termine che emerse dal lavoro di Eric Blair (1903-1950), più famosamente conosciuto come George Orwell — è una forma evidente di linguaggio e pensiero ingarbugliato. Il termine bilingua fu effettivamente ricavato dai termini "neolingua" e "bipensiero", che Orwell usò nel suo romanzo 1984 pubblicato nel 1949.[2] Mentre era sotto l'opprimente detttame del Partito, la mente del protagonista, Winston Smith:
"scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne più artefatte; ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullavano a vicenda sapendole contraddittorie tra di loro e tuttavia credendo in entrambe, fare uso della logica contro la logica; rinnegare la morale proprio nell'atto di rivendicarla; credere che la democrazia sia impossibile e nello stesso tempo vedere nel Partito l'unico suo garante; dimenticare tutto ciò che era necessario dimenticare ma, all'occorrenza, essere pronti a richiamarlo alla memoria, per poi eventualmente dimenticarlo di nuovo. Soprattutto, sapere applicare il medesimo procedimento al procedimento stesso. Era questa, la sottigliezza estrema: essere pienamente consapevoli nell'indurre l'inconsapevolezza e diventare poi inconsapevoli della pratica ipnotica che avevate appena posto in atto. Anche la sola comprensione della parola "bipensiero" ne implicava l'utilizzazione."[3]


L'eufemismo è una forma di bilingua: è una figura retorica usata a volte intenzionalmente ed a volte non intenzionalmente — un'attenuante linguistica, equivalente alla distorsione della verità — in molti casi applicato per evitare di offendere le persone. Nella vita reale gli eufemismi possono essere usati da qualcuno per provare e legittimare azioni che vanno contro gli interessi degli altri. In questo senso gli eufemismi sono una "manipolazione del linguaggio" ed una "manipolazione attraverso il linguaggio".


Gli Eufemismi sulla Scia della Crisi del Credito

Sin dallo scoppio della cosidetta crisi del credito internazionale, sono emersi grandi eufemismi. Ciò è vero in particolare per gli esperti della politica monetaria, che impiegano enormi sforzi per segnalare una variazione sulle misure delle strategie politiche nell'interesse di un bene maggiore, poichè si presume che loro "combattano" la crisi del credito. Si considerino i seguenti esempi.
  1. L'espressione "politiche monetarie non convenzionali" pone le azioni della banca centrale in una luce piuttosto favorevole.[4] L'aggettivo "convenzionale" sta per "ereditario" e "sorpassato", mentre non convenzionale potrebbe suggerire qualcosa che si avvicini a "coraggioso" ed "innovativo".


  2. Usare l'espressione "politica monetaria aggressiva" è la stessa cosa.[5] Si riferisce spesso, per esempio, ad un drastico taglio nei tassi d'interesse ufficiali verso un recordo di livelli bassi, oppure un forte aumento nella base dell'offerta di denaro alla luce di una recessione in avvicinamento, trasmettendo l'idea che coloro che prendono le decisioni compiano azioni "audaci" e "temerarie" per un bene maggiore.


  3. Il termine "quantitative easing" (alleggerimento quantitativo, ndt) rende estremamente difficile, se non impossibile (per le persone in generale), scorgere cosa sia in realtà una simile politica monetaria — ovvero, una politica di aumento dell'offerta di denaro (creato dal nulla), che è uguale ad una politica monetaria inflazionistica.[6]


  4. Parlare di "politica monetaria di bassi tassi" sorvola il fatto che la politica monetaria spinga il mercato del tasso d'interesse al di sotto del tasso d'interesse naturale (il tasso sociale della preferenza temporale), che causa pertanto investimenti improduttivi piuttosto che introdurre una ripresa economica.


  5. Parlare di "rendere neutrale l'incremento della base monetaria" è chiaramente fuorviante, poichè un'aumento della riserva monetaria non è mai e mai potrà essere neutrale. E' necessariamente accompagnato da effetti redistributivi — indipendentemente se i riceventi dell'iniezione di denaro addizionale (che è stato creato dal nulla) mantengono questi bilanci come "riserve in eccesso" o nella forma di, diciamo, depositi temporanei.[7]


  6. Fare riferimento "all'abbondante liquidità" (come fattore contribuente alla "crisi del credito") tende a coprire il fatto che le banche centrali hanno gonfiato l'offerta di denaro (attraverso l'espansione del credito bancario in circolazione).[8] Il termine liquidità tende a mascherare il fatto che condizioni monetarie sfavorevoli siano un risultato delle azioni della banca centrale.

Un buon esempio di un recente eufemismo nel campo delle politiche monetarie, è stato l'annuncio da parte del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea (BCE) il 10 maggio 2010. Si è detto che si vorrebbe:
"condurre interventi nell'area dell'euro per quello che concerne i titoli di debito pubblici e privati (Securities Markets Programme) per assicurare spessore e liquidità in quei segmenti di mercato che sono malfunzionanti. L'obiettivo di questo programma è di rivolgersi al malfunzionamento dei mercati dei titoli e ripristinare un meccanismo di trasmissione appropriato nelle politiche monetarie."[9]


Tale politica monetaria può essere vista come sovvenzionante i prezzi dei bond emessi da qualche governo nell'area dell'euro — ovvero, quelli che sono visti come maggiormente pericolanti dagli investitori — favorendo pertanto alcuni emettitori (ed investitori che detengono questi bond) a spese di altri.

Tale politica porterà praticamente a qualcosa come una politica del prezzo minimo[10] per i bond di certi governi che li emettono, se e quando la banca centrale fa acquisti che mantengono certi prezzi dei bond al di sopra dei livelli che altrimenti sarebbero affiorati.


Linguaggio Ingarbugliato, Risultati Indesiderati

Con l'aumentato uso del linguaggio ingarbugliato da parte degli esperti sulle politiche monetarie, le controforze correttive contro una politica monetaria dannosa stanno ampiamente diminuendo. Ciò perchè il linguaggio ingarbugliato — ed il suo risultato, il pensiero confuso — rende maggiormente difficoltoso per la gente comprendere le conseguenze a medio-lungo termine delle misura politiche; e questa conoscenza è chiaramente necessaria per resistere alle politiche dannose.

L'uso reiterato del linguaggio ingarbugliato potrebbe generare un panorama sociale che pochi praticamente si aspettavano. Si consideri il caso di una maggiore espansione del governo. La ragione per cui l'apparato statale continua a crescere a spesa del settore privato è in larga parte causa dell'acquisizione del governo del pieno controllo sulla produzione di denaro. Tenendo il monopolio dell'offerta di denaro, il governo può aumentare l'offerta attraverso l'espansione del credito senza alcun risparmio reale che la sostenga.

Con il denaro creato dal nulla il governo può ed aumenta la sua spesa ben oltre l'ammontare che i contribuenti sono preparati a consegnare allo Stato. Come risultato sempre più persone sono dipendenti dalla spesa del governo (alcuni volontariamente), come gli impiegati statali, gli appaltatori del governo o i beneficiari delle pensioni gestite dallo Stato, l'assicurazione sanitaria, l'istruzione e la sicurezza.

Presto o tardi la dipendenza delle persone dai sussidi del governo raggiunge, e poi sorpassa, un livello critico. Le persone vedranno in seguito una politica monetaria che prevede sempre maggiori aumenti nell'offerta di denaro essendo più favorevole rispetto ad un default del governo per il suo debito, che spazzerebbe ogni speranza di ricevere benefici dal governo in futuro. In altre parole una politica di inflazione, anche iperinflazione, sarà considerata una politica di minor male.

Grazie alla neolingua degli esperti delle politiche monetarie, il lancio delle politiche monetarie che si dirigono verso un'alta inflazione non potrebbe essere carpito dalla gente in generale. Una politica monetaria con cui la gente non sarebbe presumibilmente d'accordo, se fossero informati sulle conseguenze a medio-lungo termine, può così essere sguinzagliata.

Come risultato, c'è una forte ragione per temere che il linguaggio orwelliano confondente ed il pensiero confuso da questo generato, possano spianare la strada all'alta inflazione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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Note

[1] Nota del redattore: Nascita e morte di Parmenide sono soggetto di dibattito. Probabilmente scrisse la maggior parte del suo materiale prima del 500 a.C.


[2] Da notare che il termine "bilingua" non appare da nessuna parte nel libro 1984 di Orwell.


[3] Orwell, G. (1989 [1949]), 1984, Penguin Books, pp. 37–38.


[4] L'espressione può essere trovata frequentemente nei media finanziari. Tuttavia è anche usata nella letteratura accademica. Vedi, per esempio, Curdia, V., Woodford, M. (2010), Conventional and Unconventional Monetary Policy, in: Federal Reserve of St. Louis Review, Luglio/Agosto, 92(4), pp. 229–264. Dovrebbe essere notato che nell'ultimo articolo gli autori non forniscono alcuna definizione di cosa voglia praticamente significare politica monetaria non convenzionale. Una definizione mediocre può essere trovata in Bini Smaghi, L., Conventional and unconventional monetary policy, keynote lecture at the International Center for Monetary and Banking Studies (ICMB), Ginevra, 28 Aprile 2009: "Gli strumenti non convenzionali includono un'ampia serie di misure volte a facilitare le condizioni finanziarie". Tuttavia tale definizione include fondamentalmente tutti i tipi di misure politiche:
"Avendo questo menù di possibili misure a loro disposizione — che non sono reciprocamente esclusive — i decisori delle politiche monetarie hanno chiaramente definito gli obiettivi intermedi delle loro politiche non convenzionali. Queste possono comprendere il fornire liquidità addizionale alle banche da parte della banca centrale per mirare direttamente alle scarsità di scorte e la diffusione di credito in certi segmenti del mercato. I decisori devono poi selezionare quelle misure che meglio si adattano a determinati obiettivi."

[5] Vedi, per esempio, Banca dei Regolamenti Internazionali, ottantesima relazione annuale, 28 giugno 2010, p. 36.

[6] Il "quantitative easing" è un'aumento nella base della massa monetaria, una politica monetaria intrapresa se e quando i tassi d'interesse ufficiali hanno raggiunto lo 0%. Il termine fu reso pubblico dalla Banca del Giappone, che ha adottato la politica di "quantitative easing" dal marzo 2001 al marzo 2006. Vedi, per esempio, Ugai, H., Effects of the Quantitative Easing Policy: A Survey of Empirical Analyses, Bank of Japan Working Paper Series, No. 06, Luglio 2006.


[7] Per esempio, il presidente della BCE J.-C. Trichet disse davanti la Commissione degli Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo il 21 giugno 2010:
"Visto che lo scopo del programma non è iniettare liquidità addizionale nel sistema bancario, controbilanciamo completamente gli acquisti dei bond attraverso specifiche operazioni di ri-assorbimenro. Come risultato, il livello prevalente di liquidità ed i tassi del denaro nel mercato non sono influenzati dal programma. In altre parole l'atteggiamento della nostra politica monetaria non è influenzato e non ci sono rischi inflazionistici connessi a questo programma."

[8] "Abbondante liquidità" è diventato un termine ampiamente usato. Vedi, per esempio, Bollettino Periodico della Banca di Francia, No. 158, Febbraio 2007, pp. 1–2; anche Hirose, Y., Ohyama, S., Taniguchi, K., Identifying the Effect of Bank of Japan's Liquidity Provision on the Year-End Premium: A Structural Approach, Bank of Japan Working Paper Series, No. 09, E6, Dicembre 2009.

[9] Comunicato stampa della BCE: "La BCE decide sulle misure da rivolgere alle gravi tensioni nei mercati finanziari", 10 maggio 2010.


[10] Da notare che c'è una connessione inversa tra un bond ed il ricavo del bond: se il tasso d'interesse di mercato aumenta (diminuisce), il prezzo del bond diminuisce (aumenta). Quindi una politica del prezzo minimo è essenzialmente la stessa di una politica del tasso d'interesse massimo.


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mercoledì 26 gennaio 2011

Due Tipi di Gold Standard

Ieri l'utente Alberto poneva questa importante domanda: "Questo sistema non sarebbe un incentivo a guerre di conquista mosse da paesi militarmente forti ma in crisi economica, verso paesi più ricchi ma meno capaci di difendersi?". Aiutandomi con questo articolo di North, voglio sottolineare come lo Stato o un sistema di conquista sia condannato al fallimento operando questa via; una crescita esponenziale questa non garantita dall'oro (che premia la stabilità), che porta il suddetto Stato dapprima a frodare fino ad arrivare all'inevitabile implosione.
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di Gary North


L'economista inglese John Maynard Keynes è famoso per un'aforisma: "Nel lungo termine saremo tutti morti", che applicava alle operazioni del sistema prezzi, ed una frase: "reliqua barbarica", che applicava al gold standard. Credeva che il libero mercato avesse bisogno di essere diretto da burocati per essere reso efficiente. Credeva anche che la restrizione del potere dello Stato da parte del gold standard fosse un grande male.

L'ostilità di Keynes al gold standard tradizionale è condivisa da tutti gli inflazionisti e statalisti. Pone limiti provvisori all'abilità del governo di creare denaro dal nulla e pertanto spenderlo senza tassare direttamente. Dico "provvisori" perchè il gold standard tradizionale è una promessa fatta dal governo. E' fatta per essere rotta in seguito, durante un'emergenza che è dichiarata dal governo. In definitiva è oro di carta. E' un'uso scorretto della fiducia delle persone.

Il gold standard ha reso possibile molte delle civiltà del mondo antico, finchè l'oro fu abbandonato nel terzo secolo dal governo di Roma. In seguito la civiltà classica scomparve dall'occidente. Ma nell'Impero Romanod'Oriente (quello Bizantino), un'affidabile conio dell'oro durò per oltre un migliaio di anni.

Anche negli imperi alessandrini e romani, il governo aveva bisogno d'oro per pagare le truppe. Quando i costi per mantenere la macchina bellica di Roma e la politica del panem et circenses divennoro troppo alti in patria per finanziarli con la tassazione diretta, il governo iniziò a svalutare le sue monete. Questa svalutazione correva parallela al decadimento dell'Impero Romano.

Il tradizionale gold standard è davvero una reliquia? Si. E' divenuta una reliquia in ogni impero, come sicuramente c'era l'oro all'inizio di quell'impero. Nessuna nazione onora i requisiti di un gold standard gestito dallo Stato: la libera convertibilità del denaro dello Stato in oro.


DUE OSSERVAZIONI SUL RUOLO DELL'ORO

La prima osservazione è quella del libero mercato. Il gold standard è visto come il prodotto dello scambio volontario. L'imposizione della legge dello Stato sul contratto conduce allo sviluppo di un denaro-merce. La merce è di solito oro o argento. Qualsiasi merce sia trasportabile, ampiamente riconosciuta, divisibile ed abbia un alto valore in termini di peso e volume può funzionare come denaro. Ma l'oro e l'argento sono i vincitori più comuni nella competizione per diventare denaro. Il denaro inoltre non è inizialmente un prodotto dell'azione dello Stato. E' il prodotto dello scambio volontario. Questo è il punto di vista degli economisti della Scuola Austriaca: Mises, Rothbard, Hayek. Vedete il mio eBook: "Mises on Money".

L'altra osservazione sull'oro puntualizza che il denaro è il prodotto della dichiarazione dello Stato, per esempio, di volerlo creare dal nulla. Il denaro non è nulla di ciò che dice lo Stato. Questo è stato il punto di vista di tutti i governi dall'inizio del conio nel sesto secolo prima di Cristo. Il gold standard dello Stato poteva essere esteso in risultato di una conquista militare. La nazione vittoriosa rubava la scorta d'oro della nazione sconfitta. Mentre l'impero si stava espandendo, il gold standard era possibile. Quando l'impero si restringeva, l'oro era abbandonato. I costi dell'impero portavano alla svalutazione della valuta.

La frase di Keynes sull'oro era dei primi anni venti, quando l'Impero Britannico iniziò ad affievolirsi. La Prima Guerra Mondiale aveva quasi mandato in bacarotta il governo britannico. La Seconda Guerra Mondiale avrebbe terminato l'impero britannico.

La famosa citazione di Lenin sull'oro era che l'oro un giorno sarebbe stato usato per gli orinatoi pubblici. Ma ciò sarebbe stato dopo. Sotto il comunismo la tortura era pratica comune per far cedere ad un uomo il suo oro a beneficio dello Stato.

La barbarie iniziò nel ventesimo secolo quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale nel 1914. In poche settimane le banche sospesero la riscattabilità dell'oro. I governi autorizzarono ciò e poi lasciarono che le loro banche centrali confiscassero l'oro confiscato dalle banche. Il livello di barbarie che la guerra produsse non sarebbe stato raggiunto se un gold standard fosse stato in vigore. La gente avrebbe privato le banche dell'oro del pubblico. I governi sarebbero dovuti scendere a patti con il nemico.

Fu l'abbandono del gold standard che rese raggiungibile la barbarie moderna.


LO STATO INTERVIENE

Inizialmente l'oro diviene il metallo monetario preferito a causa delle decisioni degli individui. La divisione del lavoro non è il prodotto della sovranità dello Stato sul denaro. E' il prodotto del controllo della legge.

Sotto la legge del contratto se un produttore di monete d'oro svaluta le sue monete, può essere citato in giudizio dalle sue vittime o dai suoi concorrenti. La svalutazione è una frode: una violazione del contratto. Lo Stato ha solo bisogno di far rispettare i contratti in modo che il gold standard sia esteso ai partecipanti del mercato.

I funzionari del governo vedono poi che le monete d'oro circolano. Intervengono decretando che su tutte le monete sia apposto il sigillo dello Stato. Lo Stato arriva in nome della sua sovranità per crogiolarsi nella luce di una istituzione di libero mercato: il gold standard. E' come se una specie di uccelli depone le proprie uova nel nido di un'altra specie. Deve ingannare gli altri uccelli. Così deve fare lo Stato per ingannare la gente. "Il denaro è un'attributo della sovranità dello Stato!" Non inizialmente, no.

Lo Stato poi si offre di immagazzinare le monete gratis ed emette ricevute: gli IOU (ovvero i cosidetti pagherò, ndt). Un servizio gratuito! Che meraviglia! Qualcosa in cambio di niente! Ma l'offerta è fasulla. Lo scopo dello Stato è che la gente inizi ad usare gli IOU al posto delle monete d'oro piuttosto che le monete attuali. Lo Stato può in seguito confiscare più facilmente queste monete: niente in cambio di qualcosa!

Non c'è alcun limite nel lungo termine quando lo Stato quando controlla la coniazione. Il gold standard tradizionale è uno standard cartaceo, revocabile a piacere dai politici.

Le banche possono anche emettere IOU per i depositanti di oro. Le banche fanno la stessa offerta: riscattabile su richiesta. La soffiata che c'è una frode nella composizione è data quando i costi di deposito non sono fatti pagare per il servizio. Non esistono pasti gratis. Si deve chiedere: Come può permettersi un'istituzione di offrire un servizio gratuito? Chi paga ora? Chi paga dopo? Qualcono deve pagare per il deposito.

C'è un limite nell'abilità di una banca di emettere credito, ma solo quando il governo fa rispettare i contratti dell'oro. Il governo può cambiare e cambierà la legge sui contratti dell'oro durante un'emergenza.

Suggerisco questa connessione: un gold standard garantito dal governo sta al denaro come un'ispezione sulla salute garantita dal governo sta alla prostituzione. Entrambe le garanzie sono sussidi ai fornitori. Entrambe le garanzie creano l'illusione di un rischio diminuito. Infine le operazioni di entrambi i sistemi sono descritte nel miglior modo dallo stesso verbo.

Quando il denaro fallisce, anche la legittimità è persa. Il prezzo dell'oro è un test sulla legittimità politica: il valore di una valuta nazionale. Un prezzo dell'oro in ascesa è un voto di fiducia in discesa per il denaro dello Stato. Questo è il perchè i governi sin dalla Prima Guerra Mondiale hanno fatto tutto quello che potevano per rimuovere le monete d'oro dalla circolazione. I politici non vogliono alcun referendum pubblico sulla legittimità dello Stato. Permettono il voto politico. Il voto politico può essere controllato. Le monete d'oro non possono essere controllate. Quindi sono state abolite per legge.

Questo è il perchè i governi svendono l'oro. Si delegittima l'oro e si legittima la valuta del governo. Ma ciò può solo andare avanti fintanto che le banche centrali vendono il loro oro confiscato.


I PROBLEMI CON LE MONETE D'ORO

La maggior parte dei problemi è ovvia. Le monete sono ingombranti. Devono essere portate dal portatore, il che incrementa il rischio di furti e perdite. Ci sono problemi con gli spiccioli.

La soluzione è un IOU riscattabile in oro. L'IOU deve essere ceduto firmando un documento dal possessore esistente al nuovo possessore. L'IOU, se ci si fida, risulta ampiamente accetato. E' "buono tanto quanto l'oro". Potrebbe anche essere meglio dell'oro: meno rischioso.

Ma dopo arrivano i default sul contratto IOU. Se l'agenzia che immagazzina l'oro ed emette gli IOU è protetta dal governo, come lo sono le banche, o se l'emettitore è un braccio del governo, allora il rischio di default in periodi di guerra è elevato.

Vediamo un'estensione della fiducia: dalla gente alle banche, dalle banche alla banca centrale; dalle banche centrali allo Stato. Il trasferimento di fiducia si muove dall'economia alla sovranità politica. Ma un sistema basato sulla sovranità politica non è affidabile. Ha l'abilità di ingannare e nessuna agenzia può portare tariffe. Nessuna agenzia a cui ricorrere esiste.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) fu creata cosicché gli agenti delle varie banche centrali delle nazioni belligeranti potessero ripulire i loro conti. Era un'agenzia neutrale che imponeva le regole. Ciò rese possibile lo standard a cambio aureo tra i banchieri centrali. Quello che non pemettevano alle masse il cui oro era stato rubato dalle banche era: il saldo in oro. Ciò permise alla macchina bellica di continuare i suoi sforzi sanguinosi.


MONETIZZAZIONE

Nella fase repubblicana del governo, lo Stato monopoliza l'oro. Piazza il suo sigillo d'approvazione sulle monete d'oro. Conferma la sovranità sul denaro nel nome della preservazione del valore del denaro garantendo la qualità ed il peso delle monete.

Poi nella fase imperiale la svalutazione ha inizio. Lo Stato demonetizza l'oro. Sostituisce i metalli di base e decreta le nuove monete egualmente di valore. Il libero mercato valuta la verità di questa cosa, scambio dopo scambio.

Il risultato della demonetizzazione dell'oro è la de-capitalizzazione dello Stato. L'IOU demonetizzato diviene un IOU di niente. Lo Stato trova più difficile far accettare alle masse il suo denaro.

Nel ventesimo secolo lo Stato ha persuaso le masse ad accettare i suoi IOU di niente. Il risultato è una vasta espansione del potere dello Stato e del debito dello Stato, insieme ad un vasto deprezzamento del potere d'acquisto del denaro. Ciò non sarà invertito finchè il sistema di debito non schiaccia il sistema monetario (deflazione), o il denaro ufficiale dello Stato non è abbandonato dalla gente (inflazione).


CONCLUSIONE

Il gold standard dello Stato è un preludio all'eventuale confisca o svalutazione. La promessa dello Stato di riscatto a richiesta non dovrebbe essere degna di fiducia.

Un gold standard di organizzazioni in cerca di profitto dai depositi può essere degno di fiducia poichè meno rischioso, ma non se il deposito è offerto gratuitamente. Non ci sono pasti gratis. Infine qualcuno pagherà per i servizi gratuiti. Quando si parla di riserva frazionaria bancaria, quel qualcuno è sempre l'ultimo depositante arrivato.

Questo è il perchè ogni appello dei conservatori affinchè lo Stato adotti un gold standard è futile. Nessuno ascolterà. Anche se gli elettori comprenderanno il fatto di uno Stato limitato, non sarebbero in grado di limitare lo Stato dal gestire un gold standard. Un sistema monetario gestito dallo Stato, con la sola eccezione di quello Bizantino, diventa uno standard svalutato.

Questo è il perchè il libero mercato è la sola fonte affidadile per la ristabilizazzione di un gold standard. Un denaro onesto inizia con questi tre passi:
  1. la revocazione del corso legale che richiede alle persone di accettare il denaro dello Stato;
  2. far rispettare i contratti;
  3. leggi contro la frode, poichè la riserva frazionaria bancaria questo è. Il libero mercato può fare il resto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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