sabato 17 settembre 2011

Montessori, Pace e Libertarismo #2









Seconda Parte.

Qui la Prima Parte. Qui la Terza Parte. Qui la Quarta Parte.





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di Stephan Kinsella


Insegnanti come Guide. Gli insegnanti sono visti come delle "guide" ed i bambini fanno "il lavoro" in modo che imparino ad amare il processo d'apprendimento ed insegnare a loro stessi. A causa di questo focus non sono preoccupati, come nelle scuole tradizionali, per il "rapporto studente/insegnante". Dopo tutto, se un rapporto più basso studente/insegnante è migliore, allora quello uno ad uno è l'ideale. Ovviamente ciò è irrealistico. Ma nelle scuole tradizionali si ha un insegnante che sforna conoscenza agli studenti seduti in banchi schierati come in una griglia. Gli studenti sono passivi e si muovono a ranghi compatti. Nel metodo Montessori, non ci sono banchi; gli studenti sono liberi di vagare, senza ostacoli fisici, in modo che possano selezionare il lavoro a cui sono interessati o su cui hanno bisogno di concentrarsi. Gli insegnanti guidano gli studenti a lavorare per conto loro. Come spiegato nel sito dell'AMI:

Il ruolo dell'insegnante nel metodo Montessori è abbastanza differente dal ruolo giocato dagli insegnanti in molte scuole. In generale non sono al centro dell'attenzione e spendono poco tempo a dare lezioni ad una vasto gruppo. Il loro ruolo si incentra sulla preparazione e l'organizzazione di materiali appropriati d'apprendimento per soddisfare i bisogni e gli interessi di ogni bambino nella classe. Gli insegnanti del metodo Montessori potrebbero essere normalmente trovati a lavorare con uno o due bambini alla volta, consigliandoli, presentando una nuova lezione, oppure osservando in silenzio la classe al lavoro. Il focus è l'apprendimento dei bambini, non l'insegnamento degli insegnanti. I bambini sono considerati come individui distinti in termini dei loro interessi, progressi e crescita, e stile d'apprendimento preferito. L'insegnante del metodo Montessori è una guida, un mentore ed un amico.

Gli studenti saranno tipicamente trovati ad andare in giro per la classe, lavorando da soli o con altri. Tendono a diventare così coinvolti nel loro lavoro che i visitatori tendono ad essere sorpresi dall'atmosfera pacifica.

A causa del ruolo degli insegnanti come guide, non esiste la stessa ossessione col rapporto studente/insegnante come nelle scuole tradizionali.



Raggruppamenti delle classi triennali. I bambini sono raggruppati in classi per un lasso di tempo di tre anni, basate in parte sull'idea dei sotto-stadi triennali dei piani esennali della crescita, i primi anni delle elementari (dalla prima alla terza) e quelli successivi (dalla quarta alla sesta). Per esempio, mio figlio è ora nella seconda elementare – a metà tra il primo ed il terzo anno. Una ragione di ciò è l'idea che i bambini in questo gruppo d'età si trovano tutti nello stesso sotto-stadio di crescita, cosicché possono condivedere lo stesso ambiente e materiali che sono appropriati per i bambini di questo sotto-stadio.

Un altro vantaggio di questo approccio è che il bambino ha lo stesso insegnante per tre anni. Ciò permette all'insegnante (la "guida") di conoscere molto bene i bambini. I suoi rapporti ai genitori sui progressi del bambino sono prolissi e di qualità, invece che quantitativi. Diversamente da molte scuole del governo, le scuole Montessori non "fanno scuola per abituare alle interrogazioni" eccetto se necessarie a soddisfare gli standard mainstream. Esse non danno nemmeno voti così da indurre gli studenti ad eccellere da soli invece che farli competere con i comapgni di classe e giudicare i loro successi da come si confrontano con gli altri (in questa comprensione della difficoltà di descrivere gli attori umani, il loro carattere e le loro capcità, vedo un parallelo con l'idea Austriaca del valore soggettivo e non interpersonalmente paragonabile).

Un altro vantaggio di questo raggruppamento triennale è che ogni anno i ragazzini ritrovano i 2/3 dello stesso corpo di classe. Ciò va a favore della continuità.

Questo approccio dà anche al bambino uno spettro completo della propria crescita nell'arco dei tre anni nella classe: primo, i bambini più anziani si prendono cura e fanno da mentore ai membri più giovani della classe; mentre maturano, diventano responasabili per ricoprire i ruoli di modelli per i bambini più giovani. Questo è di per sè un potente modello di insegnamento ed un incentivo per il bambino a maturare. Mio figlio ed altri tre bambini, ora in seconda elemetnare, sono stati per un pò di tempo dei disturbatori. L'insegnante ha spiegato loro che l'anno successivo sarebbero dovuti diventare modelli di ruolo per i ragazzini più giovani; questa prospettiva li ha motivati per auto-migliorarsi.



L'Approccio al "Part-Time". Il primo stadio del metodo Montessori riguarda la "comunità infantile" ("Casa dei Bambini"). Inizia non appena il bambino è sufficientemente allenato ad usare il vasino e a camminare – dai 14/18 mesi, diciamo, fino ai 3 anni, finchè il bambino non è pronto per la prima (dai 3 ai 6 anni). Nella scuola del nostro bambino, a questo stadio si può selezionare la comunità infantile per tutto il giorno o per mezza giornata. Diversamente dalle altre scuole, dove il "part-time" potrebbe essere di 3 giorni a settimana, Lunedi-Mercoledì-Venedrì, il metodo Montessori vede il part-time come mezza giornata, dalla mattina alle 11:30, tutti e cinque i giorni; ed il tempo pieno si estende fino alle 3 o giù di lì. Il punto è che il focus è sul bambino: metà del tempo è ancora diluito nei cinque giorni a settimana, in coerenza col punto di vista del bambino. Immaginate un bambino che va a scuola Lunedi-Mercoledì-Venedrì: un giorno si ed uno no; uno no; uno si; uno no; due no; uno si. E' scombussolante per il bambino. L'idea di andare ogni mattina, da Lunedì a Venerdì, è più di una routine per il bambino. Il mio punto non è che non concordi con questa pratica in particolare. E' che è sviluppata con accurata attenzione per i bisogni del bambino, basata sulla prospettiva del bambino.



Fantasia e Realtà. L'uso della fantasia è minimizzato nei primi anni. L'idea è che menti in crescita hanno un contesto insufficiente per capire concetti fantastici; invece, inizialmente, viene incentivata la realtà: cose reali, cucchiai, tazze, oggetti. Come spiegato qui:

Nel metodo Montessori la fantasia e l'immaginazione non sono una parte essenziale del processo creativo. Tuttavia, dal momento che il mondo reale è visto come una creazione meravigliosa, i bambini nei primi sei anni sono introdotti al mondo reale in tutte le sue variazioni e poi usano queste esperienze per plasmare il resto delle loro vite. La parola "lavoro" è usata per descrivere le attività del bambino, invece di usare la parola "giocare", perché si porta rispetto come se fossero attività svolte da adulti.


Ancora una volta: che sia sbagliato o giusto questo particolare argomento non è il mio punto (il metodo Waldorf prevede l'approccio opposto con la fantasia); il mio punto è che il tutto è sviluppato con accurata attenzione ai bisogni naturali del bambino. Io ho introdotto la fantasia a mio figlio molto presto, ma ero consapevole della nozione secondo cui egli poteva ancora non avere il contesto per capirla del tutto, e mi sono assicurato che avesse un'esposizione anche alle cose "reali".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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