La mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperta.

venerdì 17 maggio 2013

Mendacia sunt veritas





di Francesco Simoncelli


[Questo articolo è apparso anche sul magazine online The Fielder.]


"Il falso testimone non resterà impunito, chi diffonde menzogne perirà." -- Proverbi, 19:9

L'uso dei proverbi è sempre stato un modo per veicolare in maniera spicciola e facilitata concetti complicati e spesso necessitanti di fiumi di parole. Alle persone piacciono gli slogan, sono facili da ricordare e conferiscono ai concetti quel senso di comprensione che spesso viene smarrito quando si leggono letture contenenti cascate di parole. Per molti ambiti della nostra vita è così, la pubblicità ha prosperato su jingle e motti che permeassero il pensiero degli individui. Bastava che ricordassero per un lungo periodo della loro esistenza quel determinato motivetto e il gioco era fatto. Credo che anche voi ricordiate, come minimo, uno spot pubblicitario che vi ha colpito positivamente o negativamente. In un lasso di tempo concentrato vengono espressi concetti che altrimenti avrebbero bisogno di più tempo per essere sviscerati totalmente.

Il messaggio di fondo può indurre l'acquirente a finire in una frode? Può darsi. Ma non importa, ha colpito la sua attenzione. In fin dei conti siamo essere limitati e quindi per noi il tempo è un fattore cruciale, il messaggio deve essere veloce ed esauriente poiché possa essere immagazzinato e poi reinterpretato a piacere. Ma il messaggio di fondo è uno e quello rimarrà per sempre. Non sarà intaccato da alcuna altra argomentazione, una volta assimilato farà parte dell'individuo; la sedimentazione di questo seme farà sbocciare una serie di concetti a catena che faranno germogliare una serie di ragionamenti. L'esperienza affinerà questi ragionamenti. Ma non abbiamo tempo di ripensare a qualcosa che abbiamo già assimilato, troppa fatica e troppe variabili da considerare. Tempus fugit.

Inoltre, avendoci passato molto tempo sopra sarebbe come ricominciare daccapo. Quando si è giovani, e l'esperienza non ha ancora modellato il nostro modo di ragionare, allora potremmo anche prestarci a riconsiderare le posizioni su cui abbiamo fondato anni di vita. Ma nell'età adulta? Come si può riconsiderare qualcosa che abbiamo fatto nostro e ormai sono passati molti anni dalla volta in cui abbiamo preso minimamente in considerazione l'idea di esserci sbagliati? E' difficile, quasi impossibile per chi in determinati campi ne ha fatto addirittura un lavoro. Gli esperti, infatti, sono il punto di riferimento di coloro che (avendo assimilato un concetto sbagliato) tentano di confutare argomentazioni sensate con argomentazioni fallaci perché enunciate da presunti luminari del campo. Ed ecco che l'errore persiste nel tempo. Perdura negli anni ed arriva ad essere accettato da un'ampia maggioranza di persone che costruiscono la loro vita su quella presupposizione sbagliata. La certificazione di esperti conferisce quell'alone di correttezza che altrimenti sarebbe spodestata dalla pura logica. Ma no, se l'errore di fondo in qualche modo giova a determinati soggetti ci sarà un incentivo a perpetrarlo il più a lungo possibile.

D'altronde gli individui sono essere umani che reagiscono agli incentivi, sia essi negativi che positivi. Non è un mistero, e in base alle condizioni vagliate si decide quali siano i costi/benefici per la propria esistenza scegliendo una via o un'altra. Nel corso della storia abbiamo assistito ad una serie di presupposizioni fallaci che sono resistite agli anni e alle confutazioni, la loro apparente plausibilità ha fatto in modo che ciò accadesse. I loro slogan hanno catturato l'attenzione di un bacino così ampio di individui che hanno trovato un habitat in cui prosperare. Ve ne elencherò alcuni, o per meglio dire, quelli più diffusi e duri a morire. Cercherò anche di fornire una rapida confutazione di queste fallacie.

Uno di questi errori di base su cui vengono costruiti castelli in aria e che è perdurato negli anni è la teoria del valore del lavoro.



IL “VALORE” DEL LAVORO

Gli economisti neoclassici (tra il XVIII e XIX secolo) erano confusi quando si parlava di valore, infatti proponevano una relazione di causa/effetto tra il valore ed il lavoro umano: il lavoro era prodotto da lavoratori nel luogo in cui erano impiegati e questa azione meccanica si andava a concretizzare nel prodotto che veniva creato. Questa era la fonte di tutto il valore. Ma qui veniamo ad una serie di domande che sorgono spontanee: perché i prezzi di vendita non corrispondono al pagamento totale del prodotto creato? Come è apparso il fenomeno del profitto? Qual è l'origine dell'interesse? Volendo essere più specifici, perché un rubino vale di più di un aratro? La teoria del valore del lavoro ha sempre fallito nel rispondere a queste domande.

E' innegabile che il lavoro costituisca parte del valore di un oggetto: una elemento finito vale sicuramente di più della somma dei suoi singoli componenti, però risulta riduttivo considerare il lavoro come l'unico fattore discriminante.

Karl Marx fu l'ultimo economista classico a sostenere la teoria del valore del lavoro. Nella concezione di Marx, una torta varrebbe Y perché il pasticciere ha speso un certo lavoro Y per farla (se ha bruciato la torta il lavoro è nullo, o anche negativo, perché rende inutilizzabili le materie prime utilizzate). Naturalmente produrrà X torte e poi le metterà in vendita nel suo negozio ad un prezzo Z (in euro). Secondo Marx il prezzo Z è dato dal lavoro impiegato (scontato da quello delle materie prime le quali però avranno avuto anche loro un certo livello di lavoro) per produrlo.

Diciamo che il pasticciere “valuta” il suo lavoro €10 a torta e ha a disposizione 50 torte, mentre il paese in cui vive il pasticciere è costituito da N persone in cui ci sono vari lavoratori. Ognuno avrà il proprio lavoro e produrrà qualche bene o servizio. Secondo Marx, quindi, ognuno produrrà degli oggetti che avranno un valore che dipende dal “lavoro” impiegato. Ogni unità di quel bene avrà quel valore in moneta indipendentemente dalla loro quantità esistente.

In questo paese, sempre secondo Marx, avverrà uno scambio quando si verificano delle situazioni in cui 5Kg pasta = €10 = torta, ed il valore di 5Kg di pasta è esattamente uguale a quello di una torta. Arriviamo qui al nodo cruciale della questione, poiché in realtà le cose non funzionano esattamente così.

Per chi offre un bene/servizio il lavoro ha un peso rilevante e fondamentale, e questo è un fatto certo; ma non è l'unica cosa che va a determinarne il valore. Inoltre tutto ciò va a costituire il valore che l'offerente dà al suo bene e non tanto al bene in sé, in modo oggettivo.

Immaginate di voler acquistare una casa e siete indecisi tra due, assolutamente uguali e costruite dalla stessa impresa. Il prezzo è identico però una delle due risente di un difetto di fabbricazione e contiene meno ferro nel cemento di quanto dovrebbe. Nessuno se ne è accorto e tanto meno l'osservatore capirlo guardandola semplicemente. Se per chi vende fosse soltanto il lavoro a determinare il valore di un bene, per chi compra però le cose stanno diversamente. A volte il compratore non può neanche valutare il lavoro alla base di un bene, ed in ogni caso il valore che gli dà è fortemente influenzato da una componente soggettiva (dipende da quanto questo soddisfa bisogni ed esigenze dell'indivivuo).

Il prezzo poi viene determinato dall'interazione tra domanda/offerta di numerosi individui. Ma in base a questo possiamo affermare che quindi il prezzo di mercato è il valore dell'oggetto? Questa era la tesi degli economisti neoclassici, e secondo Marx equivaleva al lavoro impiegato.

In realtà, le persone desiderano certi prodotti i quali non sono illimitati nell'offerta rispetto alla domanda ma questo non li rende più preziosi perché il loro valore non deriva dal lavoro impigeato per produrli. Al contrario, il prodotto o il lavoro impiegato per crearlo non condividono nulla di intrinseco; il valore viene conferito dagli individui che agiscono. Marx ha sempre rimproverato i pensatori capitalisti per aver attribuito ai beni economici una vita a sé stante scollegata alle relazioni umane e sociali. Ma questa è in realtà la teoria del lavoro stessa, dove Marx ipotizzò l'esistenza di un "valore del lavoro congelato" che presumibilmente doveva a sua volta dare valore alle merci.

Se invece avesse rivolto la sua attenzione all'individuo che partecipa in tutte le azioni economiche, avrebbe abbandonato la sua teoria del valore del lavoro[1]. In conclusione non credo che si possa formulare una teoria oggettiva del valore che spieghi l'agire umano. L'imprevedibilità dell'essere umano rende futile tale esercizio.



LE “COLPE” DELL'ORO

Un'altro fallacia che è arrivata fino a noi vuole che la Grande Depressione sia stata causata dalla rigidità dell'oro e solo le politiche Keynesiane di Roosevelt hanno consentito agli USA di uscire dal pantano della depressione. Niente di tutto questo è vero, poiché il crollo del 1929 fu il risultato di precedenti eccessi alimentati da un settore bancario centrale appena nato. Infatti, l'eredità della Grande Depressione deriva dagli squilibri nati durante la Prima Guerra Mondiale.

Il gold-coin standard pre-1914 venne sostituito dal gold-exchange standard, che venne alla luce nel 1922 alla conferenza di Genova. A questa conferenza gli stati concordarono di stabilire un "nuovo" gold standard. Piuttosto che ristabilire un piena convertibilità aurea, che avrebbe trasferito l'autorità sulla politica monetaria alle persone, giunsero ad un compromesso: l'onere di immagazzinare l'oro sarebbe stato lasciato a Stati Uniti e Gran Bretagna, tutti gli altri si sarebbero accontentati dei loro certificati di debito.

L'Inghilterra tornò al gold standard nel 1925, ma al tasso di cambio pre-bellico, come se la Banca d'Inghilterra non avesse affatto inflazionato l'offerta di moenta. Questa fu una decisione di Churchill come Cancelliere dello Scacchiere, ma avrebbe presto forzato l'Inghilterra o a vendere oro oppure a restringere l'offerta di moneta. Non c'era la volontà di fare nessuna delle due cose, e così Montagu Norman (capo della Banca d'Inghilterra) persuase il suo amico Benjamin Strong (capo della Federal Reserve di New York) affinchè persuadesse a sua volta la Federal Reserve a gonfiare l'offerta monetaria degli Stati Uniti, evitando in questo modo un'assalto all'oro della Banca d'Inghilterra. Strong percorse questa strada fino al giorno della sua morte nel 1928. Poi la FED invertì il corso e cessò di creare denaro. Ciò fece scoppiare la bolla del mercato azionario.

La Grande Depressione, quindi, avvenne non a causa del gold standard ma nonostante il gold standard dato che il suo potere limitante venne costantemente intaccato dal crescente ruolo del settore bancario centrale nell'economia. I governi mondiali, attraverso l'utilizzo del monopolio dello stato, iniziarono da allora ad imbrogliare la popolazione giustificando le loro azioni truffaldine con qualsiasi motivo capitasse loro a tiro. La guerra era uno di questi.

In questo periodo la vigilanza del gold standard venne sospesa, e le banche centrali distorsero le relative economie inondandole di cartastraccia. Il mercato avrebbe, quindi, cercato di correggere gli errori commessi ed il crollo del 1929 era inevitabile. Ma diversamente dalla breve depressione del 1921, dove si era lasciato che il mercato ripulisse l'ambiente economico, questa volta si intervenne pesanemente portando il panorama economico dritto verso una catastrofe economica.

Roosevelt sfogò il suo nazionalismo represso (dazi ed altri tipi di protezionismo) manomettendo sempre di più il tessuto economico e giustificando il suo interventismo devastante con le neonate teorie Keynesiane. In realtà, non seguì affatto le ricette di Keynes le sfruttò solo per ottenere quella credibilità accademica che avrebbe conferito in tal modo la sua azione in quel particolare modo; anche perché adottò misure ben poco diverse dai dittatori europei: investimenti guidati dallo stato, controllo di prezzi e salari, ecc.

Quello che condusse gli USA fuori dalla Grande Depressione fu ben altro.



LA FALLACIA INTRINSECA DELL'ORO

Riguardo l'oro, poi, esiste un altro filone di pensatori che fa confusione su due affermazioni: oro e argento sono stati storicamente considerati di valore; oro e argento hanno valore intrinseco. La prima preposizione è de facto vera, Ludwig von Mises costruì tutta la sua teoria della moneta su lfatto che oro e argento furono dapprima considerati di valore in base alle loro proprietà piuttosto che in base alla loro funzione monetaria: prestigio, lavorabilità, trasportabilità, ecc.

Fu proprio grazie al valore conferito dalle persone a questi metalli che divennero mezzi di scambio largamente utilizzati.[2] Al giorno d'oggi ognuno valuta oro e argento in base al proprio set di valori, ma rispetto al passato pochi li considerano ancora per la loro funzione monetaria. Questo a causa degli impedimenti statali che ostacolano il libero commercio tra individui e impogono a corso legale monete ad essi gradite.

Ma nei mercati internazionali la storia è diversa, perché governi e banche centrali spesso non si fidano gli uni degli altri ed invece ripongono fiducia nel valore storico dell'oro. Forse è meglio che non mi inoltri in discussioni filosofiche, ma si può affermare che l'oro possiede qualità fisiche intrinseche: è estremamente durevole, facilmente divisibile, trasportabile e (soprattutto) è scarso. I ldenaro deve avere tutte queste caratterstiche per essere ampiamente accettato come mezzo di scambio, o come direbbe Mises, merce più commerciata.

E' importante quindi che il lettore ricordi questa lezione molto importante: l'oro non ha alcun valore intrinseco, ma solo proprietà fisiche che vengono considerate di valore dagli attori economici. Queste proprietà fisiche sono il prodotto della natura, mentre il suo valore è il prodotto degli attori economici.



QUALUNQUE LAVORO E' SOSTENIBILE?

Ma la maggior parte degli errori economici derivano per di più da un'unica fonte: il Keynesismo. Nonostante le tesi di Keynes siano state più volte smentite e confutate nel corso della storia, le sue idee persistono ancora nell'attuale ambiente economico e sorpattutto accademico. In realtà si tratta solamente di un escamotage dei pianificatori centrali per avere dalla loro una sorta di certificazione di qualità delle loro azioni. La spinta accademica non serve altro che a giustificare davanti alla popolazione scelte clientelari per salvaguardare interessi particolari.

Oltre a questo motivo ufficioso, il motivo ufficiale per cui si interviene nei mercati è quello di creare lavoro. I pianificatori hanno una lungimiranza tale da sorvolare gli interessi ed i desideri di miliardi di persone e ritenere di avere la ricetta giusta per far tornare la società ad uno stato di piena occupazione. Se ci fate caso, nei media mainstream non si parla d'altro.

Ovviamente è un tema cruciale, ma la vera domanda è: chi dovrebeb creare questi lavori affinché siano sostenibili? E' chiaro che, ad esempio, se in Spagna c'è un'alta disoccupazione nel settore edile è dovuta allo scoppio della bolla immobiliare che ha drenato risorse da altri settori illudendo gli input richiamati al suo interno che il boom artificiale di cui si nutriva fosse sostenibile. Le recenti misure di allentamento monetario non hanno affato contribuito a sblocarre l'attuale situazione economica caratterizzata da un'enorme disoccupazione. Qual è quindi la via da seguire?

Guardiamo un attimo alle nostre spalle.

Un prodotto terminato offre da quell'istante uno sbocco ad altri prodotti per tutta la somma del suo valore. Difatti, quando l'ultimo produttore ha terminato un prodotto, il suo desiderio più grande è quello di venderlo, perché il valore di quel prodotto non resti morto nelle sue mani. Ma non è meno sollecito di liberarsi del denaro che la sua vendita gli procura, perché nemmeno il denaro resti morto. Ora non ci si può liberare del proprio denaro se non cercando di comperare un prodotto qualunque. Si vede dunque che il fatto solo della formazione di un prodotto apre all'istante stesso uno sbocco ad altri prodotti.[3]

Questo non è altro che l'enunciato della Legge di Say la quale ci dice che un incremento nella capacità produttiva creerà occupazione e domanda di beni. E' la capacità produttiva la ragione per la quale vengono creati lavori e dalla quale si genera il benessero economico. Perché? Perché un imprenditore non spende il suo tempo a pensare a come creare occupazione, bensì riflette su quale segmento di mercato possa conferire successo alle sue idee. Una volta calcolati i rischi imprenditoriali (es. costi/benefici, profitti/perdite, tassi di interesse sui prestiti,ecc.) e scelta l'attività imprenditoriale, tutte le altre risorse necessarie alla sua sopravvivenza arriveranno di conseguenza. Lo scopo dell'imprenditore non è il fine umanitario, bensì quello di fare profitti.

E questo quello che capì Say: la produttività crea occupazione la quale fa incassare quel denaro che può essere speso per comprare beni/servizi. Quindi lo stato non può arrogarsi il diritto di poter creare lavoro, non ne è in grado. Perché? Perché attraverso la tassazione e la redistribuzione distrugge lavoro e capacità produttiva. Inoltre, sfruttando il principio della stimolazione della domanda, va ad incanalare risorse laddove gli individui non lo riterrebbero più urgente, creando altre bolle e sprecando più ricchezza. Si ccumulerebbero solo altri errori che dovrebbero essere cancellati attraverso una pulizia più dolorosa.

Tutto quello di cui si ha bisogno è solo una cosa: laissez-faire. Permettere agl iindividui di incontrarsi e dire: "Facciamo un affare ad un determinato prezzo." Solo il risultato della loro libera interazione produrrà produttività e consumo in accordo con la volontà del mercato. E sol ocosì assisteremo ad una crescita dei posti di lavoro senza conseguenze inflazionistiche. Ovviamente questo scenario è inviso agli economisti mainstream perché rimuoverebbe dalle loro equiazioni politici, banchieri centrali ed i loro lacché del mondo accademico. Quindi si spinge per un interventismo rampante, appestando l'aere di patetiche scuse che si riveleranno sempre un enorme fiasco.



MANETTE, PISTOLE E DISTINTIVI

Promuovendo l'interventismo, la società odierna è spinta verso un'economia pianificata secondo i capricci di quegli individui che ricoprono il ruolo di dirigenti. Non esiste libero scambio. Non esiste libero mercato. I perdenti posson oessere salvati dalle loro sconfitte se possono ottenere dei privilegi dalla classe dirigente, lasciando che il resto della popolazione sia gravata dalle loro sconsideratezze. Il denaro a basso costo ed i tassi  d'itneresse a livelli artificialmente bassi hanno manomesso quel meccanismo di mercato che separava i vincitori dai perdenti: il sistme dei profitti e delle perdite.

Vengono truccati i segnali di mercato e il rischio non veicola più un messaggio vero, conducendo le persone a scegliere strade sbagliate lungo i loro percorsi di investimento e di produzione. Per salvare determinate entità si sacrifica il benessere del resto degl iindividui. Sono gli errori scaturiti da suddette manomissioni che hanno portato alla crisi del 2008 negli USA e a quella del 2010 in Europa.

Salvando colossi del sistema bancario, lo stato e il settore bancario centrale hanno ammesso chiaramente chi stanno difendendo. Ma gli individui ancora credono nel loro intervento magico. Anche se non possono partecipare al banchetto principale, gustando le porzioni abbondanti, alcuni di loro vengono accontentati con briciole. Queste briciole hanno permesso al sistema, così come è strutturato, di andare avanti.

Attraverso il mercantilismo queste briciole sono cadute in quei settori che chiedevano a gran voce un aiuto per essere salvati dai loro errori. Non sono privilegiati, ma le giustificazioni per continuare una truffa non sono mai abbastanza quindi meglio tenere vive certe speranze. Meglio avere un bacino di clientes che sorregga l'illusione che tutto ciò possa andare avanti all'infinito. Coloro che raccolgono le briciole sono pronti a sostenere la truffa e divengono i difensori del sistema attuale; hanno una sola religione: il culto dello stato.

In questo modo non solo aiutano lo status quo a perdurare nel tempo, ma svolgono anche un ruolo attivo nella società affinché gli altri individui vengano fuorviati dalle fallacie di questa politica. Infatti, si muovono per convincere gli elettori che un burocrate dietro una scrivania svolga una funzione solo nell'interesse della popolazione, sanzionando quei lavoratori stranieri che priverebbero altri lavoratori del loro lavoro. Viene quindi veicolata l'idea che i monopoli dello stato siano necessari, che lo scambio tra agenti economici debba essere regolamentato dallo stato, che le statistiche dei burocrati sono superiori alla conoscenza asimettrica nella società. Il mercantilismo non è altro che la sovranità statale sulle azioni degli individui nel mercato.

E' sempre stato così sin dal XVII secolo. Sono cacciatori di clientes per l'apparato burocratico, in cambio di un briciolo di potere interno. In cambio della sicurezza del loro reddito a scapito della scelta del resto della popolazione. Difendono il diritto dell ostato di puntare uan pistola alla tempia di un individuo e dirgli cosa non può commerciare e con chi non può commerciare. Per questo motivo i mercantilisti sono dei difensori dei dazi o altri balzelli sulle importazioni. Lo scopo di queste coercizioni non è il fine fiscale, bensì quello di garantire le cosiddette "briciole" a quelle entità che non riescono a stare in piedi da sole (senza il consenso del mercato) e potrebbero rappersentare un ritorno per lo stato. Viene quindi trasferita ricchezza verso questi produtti inefficienti ed incapaci.

Sono amanti delle pisotle e dei distintivi, credono che la violenza sia la miglior soluzione per allocare le risorse scarse. Credono nelle minacce, nella coercizione, nei monopoli, nello stato. Vogiliono essere visti come amanti della libertà, ma non lo sono. La libera scelta per loro è un'anatema. Scrive Gary North:

Veniamo ora alla questione economica che separa gli economisti dai difensori degli interessi speciali. Ci sono un sacco di presunti capitalisti di libero mercato che gridano le lodi di una concorrenza aperta, ma quando le carte sono sul tavolo, chiedono l'intervento del monopolio, dello Stato coercitivo per impedire agli Americani di commerciare con altri paesi del Mondo Libero. Concorrenza tra Americani, ma non tra aziende Americane e aziende straniere: ecco il grido dei sostenitori dei dazi. Il fatto che meno del 5% della nostra economia è direttamente coinvolta nel commercio con l'estero non sfiora affatto questi appassionati: il libero commercio è la "distruzione" dell'altro 95% dell'economia Americana! In qualche modo, i principi del capitalismo operano solo entro i confini nazionali. In qualche modo l'intervento dello Stato "proteggerà" gli Americani. Il classico di Henry Hazlitt, Economics in One Lesson, distrugge così esaustivamente gli argomenti dei sostenitori dei dazi che non è rimasto nulla della loro posizione; ancora continuano a venire. Per due secoli la loro posizione è stata intellettualmente in bancarotta; ma ancora continuano a venire. I dazi danneggiano tutti i consumatori ad eccezione di quelli sussidiati dall'intervento dei dazi, ad esempio, le "industrie nascenti" come l'acciaio o il tessile. Eppure, i sostenitori dicono che tutti gli Americani sono "protetti." La logica dell'economia non pare penetrare le menti altrimenti razionali.

Il capitalismo di libero mercato trasferisce la ricchezza a quei produttori che possano servire meglio i clienti, secondo quanto stabilito dagli stessi clienti. I mercantilisti si concentrano sui desideri dei produttori nazionali, non sui desideri dei clienti. Vogliono proteggerli quando i produttori stranieri producono merci migliori. Sono sempre pronti ad usare la violenza dello stato per proteggere i produttori nazionali. Sono stati capitalisti clientelari per 350 anni. Il libero scambio significa libera scelta. Gli amanti del potere odiano la libera scelta, così come odiano il libero commercio. E questo è stato un concetto chiaro sin dal 1752 quando David Hume scrisse:

Il commercio estero, con le sue importazioni, fornisce i materiali per i nuovi manufatti; e con le sue esportazioni, produce lavoro in merci particolari, che non potevano essere consumate in patria. In breve, un regno, che ha una grande importazione ed esportazione, deve abbondare di più con l'industria, e di quella impiegata nelle prelibatezze e nei lussi, rispetto ad un regno che si appoggia alle sue materie prime autoctone. E', quindi, più potente, così come è più ricco e felice. Gli individui raccoglieranno i benefici di questi prodotti, fintanto che gratificheranno i sensi e gli appetiti. E la popolazione ci guadagna anche, mentre uno stock più grande di lavoro è, in questo modo, accumulato nei confronti di qualsiasi esigenza pubblica; vale a dire un numero maggiore di uomini laboriosi sono mantenuti, che potrebbero essere deviati dal servizio pubblico, senza derubare nessuno del necessario, o anche le convenienze principali della vita.[4]



CONCLUSIONE

In sintesi, è più facile che una cazzata abbia vita più lunga rispetto alla confutazione della stessa. La maggior parte delle volte coloro che proferiscono simili scempiaggini non vengono chiamati a rispondere dei loro (s)ragionamenti. Infine, la competenza costa più dell'incompetenza e necessita di un lasso di tempo maggiore affinché viaggi a tutte quelle orecchie che hanno prestato ascolto all'incompetenza. Tempus fugit, e quindi le persone non sempre sono disposte ad ascoltare.

Questo fornisce all'incompetenza un enorme vantaggio competitivo ed un ampio bacino di orecchie molto ricettive. E' una cosa che vale per la teoria del lavoro, per l'oro, per la creazione di lavoro, per il mercantilismo, ecc. Non esiste un solo argomento che ne sia immune.

Drizzate bene le orecchie quindi, e chiedetevi sempre: "A che prezzo?"


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Note

[1] Gary North, Marx’s Religion of Revolution (Nutley, New Jersey: Craig Press, 1968), capitolo 5.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit, (New Haven, Conn.; Yale University Press [1912] 1953).

[3] J.B. Say, Traité d'économie politique, Libro I, Cap. XV, pp. 141-142.

[4] David Hume, Political Discourses, Part II, Essay I.

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OkNotizie

giovedì 16 maggio 2013

La Ripresa Mai Avvenuta...

E così anche la Cina si aggiunge al carrozzone delle nazioni a crescita lenta, cosa che fa emergere ancora una volta la domanda se la tanto paventata "crescita" di alcune nazioni mondiali sia davvero sostenibile. Ce lo fa notare Michael Pettis che suggerisce come il Giappone potrebbe essere un modello per comprendere gli aggiustamenti che stanno avendo luogo in Cina e quale sia il rischio di seguire il modello a lenta crescita giapponese. Come abbiamo visto già su questo blog, la Cina arriva da 30 anni di apertura al libero mercato (seppur non totale) che hanno consentito a gran parte della sua popolazione di migliorare le proprie condizioni di vita. Ma come ogni circolo virtuoso porta con sé determinati benefici, spiralizzarsi in un circolo vizioso porta con sé determinati svantaggi (come far crescere un'economia a tutti i costi prolungando ed inasprendo gli errori di percorso).
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di Bill Bonner


L'oro sembra essersi stabilizzato. Le materie prime sono rimaste deboli. L'acciaio è sceso del 31% quest'anno. Il brent è calato del 17% sin dall'inizio di Febbraio. E il rame è in calo del 15%.

Il rame è il metallo con cui si può fare quasi qualsiasi cosa – case, automobili, elettronica. Quando scende, in genere significa che l'economia mondiale sta diventando debole.

All'inizio della scorsa settimana, l'analisi convenzionale della svendita dell'oro recitava che gli sforzi delle banche centrali per rilanciare la crescita globale stavano funzionando. I federali avevano la situazione sotto controllo. Allora, chi aveva bisogno dell'oro?

Alla fine della settimana, è emerso che l'oro – e le materie prime – era stato venduto per il motivo opposto: perché la stampa di denaro delle banche centrali non stava funzionando e il mondo stava scivolando ulteriormente in un periodo di crescita lenta e depressione appena contenuta. Da Business Insider:

I recenti dati economici degli Stati Uniti sono deludenti, soprattutto nel campo degli immobili, che è ciò di cui è costituita la ripresa americana.

In Germania, soprannominata il braccio forte d'Europa, il sentimento economico è appena caduto.



Dov'è la crescita?

E la crescita ha cominciato a rallentare in Cina – ancora considerata motore della crescita globale – mentre continua a promulgare giri di vite su corruzione, bolla immobiliare e un settore bancario ombra gonfio. Anche il piano della Cina di spostare il suo modello economico dalle esportazioni alla crescita interna guidata della domanda ha contribuito ad abbassare il tasso di crescita.

Negli Stati Uniti, i permessi di costruzione sono scesi... ed i pignoramenti sono saliti. Non c'è alcun rinascimento nel settore manifatturiero. A Marzo è saltata fuori solo la metà dei nuovi posti di lavoro attesi. Le vendite al dettaglio sono in calo, e la fiducia dei consumatori è spenta.

E in Gran Bretagna il tasso di disoccupazione è in aumento. Le vendite al dettaglio sono in calo e le cifre di questa settimana probabilmente ci diranno che il paese è in una recessione a triplo fondo.

Ecco Ambrose Evans-Pritchard sul Telegraph:

Sta diventando sempre più chiaro che il boom ruggente nelle azioni sin dalla scorsa estate è stato valutato in base ad una ripresa economica che in realtà non esiste. Il Fondo Monetario Internazionale ha dovuto abbassare di nuovo le sue previsioni di crescita globale. Siamo ancora bloccati in una depressione commerciale vecchio stile, con eccesso di capacità negli stabilimenti di produzione ed un tasso record di risparmio globale del 25% del PIL...

Come si può osservare dal grafico qui sotto, la divergenza tra mercati azionari e l'indice Deutsche Bank delle materie prime è davvero sorprendente, così come il modello all'inizio del 1929...




L'economia statunitense sta crescendo al di sotto dell'indicatore "velocità di stallo" della FED. Mezzo milione di persone è uscito dalla forza lavoro a Marzo. Le vendite al dettaglio sono diminuite nello stesso mese. Così anche la produzione...

"C'è una minaccia di deflazione quasi ovunque. Molte banche centrali dovranno seguire la Banca del Giappone, qualsiasi cosa dicano adesso," ha detto Lars Christensen di Danske Bank.

L'era della stampa di denaro è ancora giovane. L'oro avrà ancora il suo momento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

mercoledì 15 maggio 2013

Anche la Libertà E' Stata Attaccata a Boston

Dopo gli eventi di Boston, è iniziato a cambiare qualcosa nel pensiero degli americani. Secondo recenti sondaggi la popolazione americana teme di più il suo stesso governo piuttosto che nuovi attacchi terroristici. E' assolutamente una novità un fatto simile. Infatti, all'epoca degli attacchi del 9/11 gli americani si erano stretti attorno al loro governo, disposti a tutto pur di assicurare alla giustizia i mandanti e gli esecutori di quell'atto terroristico. In nome di quel giorno, infatti, furono dichiarate due guerre, allestiti campi di tortura e sfornate bugie su bugie... nonostante le perplessità sull'attacco stesso. Anche allora era stato lanciato un sondaggio simile e alla domanda "Sareste disposti a rinunciare ad alcune delle vostre libertà personali per ridurre la minaccia del terrorismo?" circa il 70% degli intervistati rispose "sì" mentre il 30% risopose "no." Adesso la percentuale del "no" è cambiata arrivando al 45%. Gli occhi con cui i cittadini guardavano l'ala protettrice dello zio Sam stanno cambiando, perché nonostante le misure prese contro gli attacchi terroristici questi "guarda caso" avvengono lo stesso, mentre coloro rispettosi della legge vengono sottoposti a qualsiasi vessazione in nome di una presunta e volatile libertà. Basta nominare la TSA.  Sta semplicemente emergendo lo scetticismo riguardo l'espansione del potere dello stato, quello spettro da cui avevano messo in guardia i padri fondatori degli USA.
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di Ron Paul


Blocco forzato di una città. Polizia militarizzata a bordo di carri armati nelle strade. Ricerche armate senza mandato porta a porta. Famiglie buttate fuori dalle loro case per ispezioni senza causa probabile. Aziende costrette a chiudere. Trasporti interrotti.

Queste non erano le scene di un colpo di stato militare in una lontana repubblica delle banane, ma piuttosto erano le scene di circa una settimana fa a Boston mentre gli Stati Uniti hanno avuto un assaggio della legge marziale. Il pretesto per tale ostantazione di potere riguardava l'autore accusato di un crimine orribile ed il fatto che era a piede libero. L'attentato terroristico di Boston ha fornito l'occasione al governo di trasformare quella che doveva essere un'indagine di polizia, in una occupazione militare di una città americana. Questa mossa senza precedenti ci deve spaventare più dell'attacco stesso.

Ciò che è stato dimenticato in tutta la celebrazione della cattura di un sospetto e dell'uccisione di suo fratello maggiore, è che la tattica dello stato di polizia non ha assolutamente sortito alcun effetto nella loro cattura. Mentre i media strillavano che il timore di gente sospetta era un trionfo del nuovo stato di sorveglianza – e, com'era prevedibile, molti mezzobusti e Membri del Congresso hanno chiesto allo stato più telecamere – il fatto è che niente di tutto questo ha catturato il sospettato. In realtà, ha quasi dato all'indagato la possibilità di farla franca.

Il comando "shelter in place" imposto dal governatore del Massachusetts è stato revocato prima che il sospettato venisse catturato. Solo dopo che questa mossa da stato di polizia si è conclusa il proprietario della barca si è potuto recare a controllare la sua proprietà, e così facendo ha scoperto il sospettato.

No, il sospettato non è stato scoperto dalle truppe paramilitari che hanno terrorizzato la popolazione. E' stato scoperto da un privato cittadino, che ha poi chiamato la polizia. E non è stato identificato dalle telecamere di sorveglianza del governo, ma da privati ​​cittadini che hanno condiviso le loro fotografie con la polizia.

La scorsa settimana il giornalista Tim Carney ha scritto:

Le forze dell'ordine a Boston hanno utilizzato telecamere per identificare i sospetti dell'attentato, ma non le telecamere della polizia. Invece, le autorità hanno chiesto alla popolazione di inviare all'FBI tutte le foto ed i video del traguardo, nel caso in cui qualcuno di loro avesse immagini rilevanti. I video di sorveglianza dell'FBI pubblicati online, provenivano da fonti private che utilizzano la sorveglianza per punire e scoraggiare la criminalità sulla loro proprietà.

Purtroppo siamo stati condizionati a credere che il lavoro del governo è quello di tenerci al sicuro, quando in realtà dovrebbe essere quello di proteggere le nostre libertà. Una volta che il governo decide che il suo ruolo è quello di tenerci al sicuro, sia economicamente che fisicamente, può solo riuscirci eliminando le nostre libertà. Questo è quello che è successo a Boston.

Tre persone sono state uccise a Boston ed è una tragedia. Ma che dire del fatto che negli Stati Uniti più di 40 persone vengono uccise ogni giorno, e qualche volta dieci persone possono essere uccise in una sola città in un dato fine settimana? Queste città non sono bloccate dalla polizia paramilitare che a bordo dei carri armati punta armi automatiche a cittadini innocenti.

Questa azione è senza precedenti ed è molto pericolosa. Dobbiamo istruire noi stessi e gli altri sulle nostre preziose libertà, in modo da non cedere alle pretese di abbandonare la nostra Costituzione cosicché il governo possa preteggerci.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

martedì 14 maggio 2013

I Gold Bug Non Mollano

L'oro è rimbalzato. Diversamente dagli occidentali, gli orientali quando vedono l'oro che raggiunge dei prezzi bassi si affrettano a comprare. E' il caso dell'India. Gli indiani sono dei possessori d'oro "hardcore" e quando vedono delle occasioni vi si buttano a pesce. Anche i cinesi sono nel mercato dell'oro per lo stesso motivo, e questa è un'ottima notizia per chiunque voglia possedere oro. Gli acquisti dell'India potrebbero aumentare del 20% quest'anno, mentre entrambi paesi potrebbero vedere aumentare le loro quote d'acquisto del 15% (un incremento di 250 tonnellate, circa il 10% della produzione totale dell'oro). Ma la storia non finisce qui, perché secondo questo articolo di CNBC l'acquisto d'oro da parte delle banche centrali potrebbe raggiungere le 450 tonnellate e non c'è alcun segno che possano passare dal lato dei venditori. Potremmo, quindi, dire che l'oro ha già toccato un minimo (o una base di prezzo)... si sta preparando per la prossima gamba rialzista?
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di Bill Bonner


Whoa! Questa storia si fa sempre più interessante...

L'oro si è schiantato Lunedi. Lieve ripresa ieri. Anche le azioni si sono schiantate Lunedì. Ora stanno salendo.

Che cosa è successo all'oro? Nessuno lo sa. Venerdì mattina sono arrivate segnalazioni di una vendita di 124.4 tonnellate da parte di una banca di investimento. Ma da chi? Perché? Nessuno lo sa.

Da Bloomberg:

Il Comex sta rendendo il trading più costoso per gli speculatori dopo che l'oro è sceso così tanto da 33 anni fino ad oggi, calando al livello più basso sin dal Febbraio 2011, dopo che la scorsa settimana i prezzi sono entrati in un mercato al ribasso. Anche l'argento è in un mercato al ribasso, crollando dell'11% oggi e portando le perdite annuali al 23%.

Nei mercati finanziari passiamo la maggior parte del nostro tempo in attesa che accada qualcosa. Quando gli anni passano e non succede nulla, si presume che non accadrà mai. Quando invece accade, ne siamo totalmente sorpresi.

Sta accadendo qualcosa ora? Un importante cambiamento di direzione?



Tutto in Discesa per l'Oro?

Si sta formando una sorta di consenso secondo cui il mercato dell'oro ha invertito la sua direzione. Il mercato rialzista degli ultimi 14 anni è finalmente terminato e sarà tutta una discesa da qui, dicono gli esperti mainstream.

Ma se questo è vero, che altro dovrà essere vero? L'ultimo mercato al rialzo dell'oro finì quando la FED cambiò drasticamente rotta.

Paul Volcker sostituì G. William Miller come presidente nell'Agosto 1979. Una politica di allentamento monetario divenne una politica monetaria restrittiva. Volcker lasciò che i tassi di interesse salissero; trainati dal tasso di inflazione, i tassi di interesse reali (la differenza tra i tassi di interesse nominali e il tasso di inflazione nei prezzi al consumo) arrivarono al 5%.

"Non combattere la FED," dicono a Wall Street. Coloro che hanno combattuto la FED nei primi anni '80 sono stati spazzati via. La FED stava adottando uan politica più restrittiva – velocemente. Volcker era determinato a portare i tassi di inflazione verso il basso. Quello non era il momento di possedere oro, era il momento di possedere i bond. Potevate comprare un T-note a 10 anni con una cedola del 18% ed i tassi di interesse (insieme ai tassi di inflazione) erano diretti verso il basso. I bond sarebbero aumentati di valore per i successivi 30 anni.

Al contrario, l'oro andò giù... giù... giù. Alla fine del mercato al ribasso dell'oro, non c'era quasi più un singolo gold bug ancora sobrio o ancora solvente.

Ma cosa sta facendo ora la FED? Ha invertito la rotta? Ben "Bolle" Bernanke è stato sostituito da un duro combattente dell'inflazione? Il FOMC ha promesso di smettere di stampare denaro? La più grande politica monetaria espansiva nella storia degli Stati Uniti ha dato il via ad una politica ristretta?

No.

E' finito il mercato al rialzo nelle obbligazioni? I tassi di interesse più bassi in mezzo secolo hanno improvvisamente iniziato a salire?

No.



Bolle, Crisi, Boom e Bust

Che cosa è cambiato di fondamentale tanto da invertire la direzione del mercato dell'oro? Nulla di cui sappiamo. Invece la Banca del Giappone si è unita di recente alle banche centrali di Stati Uniti, zona Euro e Gran Bretagna nel promettere di stampare denaro "per tutto il tempo necessario" al fine di far SALIRE il tasso di inflazione!

Ogni governo importante nel mondo occidentale ha un grande deficit. Ogni grande banca centrale sta stampando denaro ed ogni risparmiatore, come dice David Stockman, viene "crocifisso su una croce di ZIRP."

E' vero. I risparmiatori hanno sperimentato una giornata campale quando la FED cambiò direzione nei primi anni '80. Erano pagati per risparmiare... ed erano pagati bene.

Ora i risparmiatori sono puniti. Guadagnano meno interessi rispetto al tasso reale di inflazione. E' una situazione che sta per cambiare?

All'epoca di quando finì l'ultimo mercato al rialzo dell'oro, tutto si fermò e cambiò. Le azioni erano andate giù per almeno 16 anni; improvvisamente cominciarono a salire. Anche i bond erano andate giù sin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale; anche loro iniziarono a muoversi nella direzione opposta. I risparmiatori vennero premiati; i mutuatari vennero puniti.

E l'oro invertì la rotta ed iniziò un mercato al ribasso per 18 anni. C'è segno di una svolta importante che giustifichi o almeno rappresenti una svolta storica nel prezzo dell'oro?

No.

Le banche centrali ed i governi centrali si sono impegnati in un particolare corso d'azione. Ha portato ad una cartamoneta più preziosa? Ha portato alla stabilità dei prezzi? Ha portato alla crescita ed alla gloria?

Oppure ha portatoe a bolle, crisi, boom, bust e un crollo finale? Per quanto ne sappiamo, le banche centrali sono in cerca di guai.

Abbiamo ancora voglia di possedere quanto più oro possibile.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

lunedì 13 maggio 2013

La Funzione Monetaria di Bitcoin





di Nikolay Gertchev


Ultimamente bitcoin è finito molte volte tra le notizie. Sullo sfondo di rinnovate preoccupazioni circa l'integrità della zona euro e l'imposizione di controlli sui capitali a Cipro, il prezzo di un bitcoin è triplicato nel corso dell'ultimo mese e ha raggiunto più di $141 per 1 BTC. Stiamo assistendo alla nascita spontanea di un mezzo alternativo di scambio virtuale? Questo articolo offre una risposta a questa domanda prendendo in considerazione tre aspetti dell'economia dei bitcoin: il loro processo di produzione, i loro fattori di domanda, e la loro capacità di competere con i mezzi di scambio fisici.



La Produzione dei Bitcoin

Un bitcoin è un'unità di una moneta virtuale definita anche cripto-valuta. Vengono immagazzinati in "wallet elettronici" anonimi, descritti da una serie di circa 33 lettere e numeri. I bitcoin possono viaggiare da un wallet ad un altro mediante una transazione nella rete peer-to-peer. Ogni trasferimento viene registrato nel codice dei bitcoin in modo che lo storico di tutte le transazioni identifichi chiaramente il suo proprietario in ogni momento, impedendo in tal modo potenziali conflitti di proprietà. I bitcoin possono essere ulteriormente suddivisi in unità più piccole come un 100 milionesimo di bitcoin. L'attuale volume dei bitcoin è superiore ai 10 milioni di unità e si prevede che raggiunga i 21 milioni entro l'anno 2140.

Questo ci porta all'affascinante processo di produzione dei bitcoin. Vengono "minati" sulla base di un algoritmo matematico pre-definito, e sono disponibili in un insieme, attualmente di 25 unità, come ricompensa per aver accumulato un gran numero di operazioni di calcolo che mirano a scoprire la soluzione a quello che potrebbe essere descritto come un rompicapo matematico casuale. Il ruolo dell'algoritmo è quello di garantire una progressione decrescente dello stock complessivo di bitcoin, dimezzando la ricompensa ogni quattro anni. Così, intorno al 2017, il pacchetto premio sarà costituito solo da 12.5 unità. Inoltre, più bitcoin verranno prodotti, più i rompicapo matematici da risolvere diventeranno difficili.

I bitcoin vengono creati come un pagamento incerto per un processo di consumo di energia — e hardware — che si estende nel tempo. Il ripagamento del tempo varia in base all'efficienza e alla raffinatezza dei componenti hardware più o meno specifici utilizzati per l'estrazione. I minatori hanno iniziato ad unire i loro sforzi, e tale cooperazione ha notevolmente ridotto l'incertezza che grava su ogni minatore.

A causa di questo processo di produzione costoso, i bitcoin, sebbene virtuali, sono vincolati alla scarsità. Mentre un bitcoin non ha forma o contenuto materiale, l'algoritmo che li genera è stato progettato per replicare la produzione competitiva di un bene scarso. In primo luogo, l'ingresso nel business della produzione di bitcoin è aperto a chiunque. In secondo luogo, il processo di produzione richiede capitale e lavoro, si estende nel tempo, ed è anche incerto. In terzo luogo, la produzione è soggetta a rendimenti decrescenti, conformandosi pertanto alla scarsità generalizzata che affrontano le persone che agiscono nel mondo fisico. Così, i bitcoin si rivelano l'esatto opposto dei "dollari Linden" del "mondo virtuale" di Second Life. Questi ultimi sono prodotti da un'autorità centrale monopolista, dal nulla, e senza alcuna limitazione se non a discrezione del monopolista stesso.

Tuttavia, non sono i costi di produzione che conferiscono ai bitcoin lo status di bene economico. Dopo tutto, la scarsità non è radicata nella limitazione quantitativa di qualcosa; deriva dall'insufficienza dello stock di quel qualcosa (percepito come utile in base alle esigenze dei singoli individui). Quindi, ci si deve chiedere perché i bitcoin hanno acquisito un certo valore. Questo ci porta ad un'analisi della loro domanda.



La Domanda di Bitcoin

Al loro inizio i bitcoin venivano creati e posseduti all'interno di una comunità "cripto-punk." Si potrebbe affermare con sicurezza che sono serviti per trasmettere una specifica visione del mondo anti-establishment. Il fattore primario della loro domanda, inizialmente per la produzione e poi per la conservazione, era radicato nella loro capacità di proiettare un certo punto di vista. In un certo senso i bitcoin erano paragonabili ad un mezzo di espressione artistica, come la musica, la letteratura e la pittura.

Grazie a questa fonte primaria di valore, i bitcoin avevano un punto di riferimento che li posizionava in rapporto ad altri beni e servizi. Da lì in poi, le caratteristiche tecnologiche che li caratterizzano hanno portato ad un ampliamento della loro domanda. I bitcoin sono imperituri. La conservazione e la protezione contro il furto o la perdita accidentale hanno un costo molto basso, poiché questi sono i servizi accessori svolti dagli antivirus e dai software di backup. Anche i costi di transazione marginali sono praticamente pari a zero una volta che viene messo in conto il costo fisso di stabilire e mantenere una connessione di rete. Tutti questi aspetti sono riconducibili alla ricchezza reale degli asset. Pertanto il fattore secondario della domanda dei bitcoin è spiegato dalla loro capacità di costituire ricchezza a basso costo. Dallo status di bene che era in gran parte utilizzato per uso personale (e quindi per il consumo), i bitcoin si sono evoluti in un bene di investimento che è diventato attraente ben oltre la sua cominuità cripto-punk originaria.

La domanda crescente di investimento ha anche favorito lo sviluppo di distributori intermedi di bitcoin. Ci sono una serie di scambi in cui i bitcoin possono essere acquistati e venduti rispetto alle valute. Sono spuntati anche depositi online specializzati, presumibilmente dotati di una maggiore sicurezza. L'intermediazione, anche se aperta a tutti, è destinata a rimanere un po' monopolistica dati i margini molto bassi associati alle transazioni con i bitcoin.

Quest'ultimo aspetto, cioè la tassa di transazione intrinsecamente bassa, contribuisce ad un terzo fattore di domanda per bitcoin, ossia l'utilizzo come mezzo di pagamento. Un certo numero di venditori online, che sono per lo più specializzati in servizi sul web e vendite online di articoli piuttosto esotici, accettano il pagamento finale in bitcoin. E non ultima la garanzia di anonimato quasi assoluto. Quest'ultima componente della domanda di bitcoin è ancora nelle fasi iniziali. Dopo tutto, con i bitcoin può essere acquistato un insieme molto limitato di elementi, ed i venditori prezzano ancora i propri beni in dollari, euro, ecc. Il prezzo è poi convertito in bitcoin, in base al tasso di cambio prevalente, quando si arriva al metodo di pagamento della transazione. Così, mentre i bitcoin sembrano servire come mezzo di pagamento, sicuramente non sono ancora utilizzati per il calcolo imprenditoriale. Questo è certamente attribuibile alla loro domanda ancora molto limitata come mezzo di scambio. Tuttavia, non potrebbero diventare a pieno titolo il denaro del futuro?



Bitcoin come Denaro

I bitcoin possiedono tutti i requisiti per essere denaro. Sono perfettamente omogenei, facilmente riconoscibili, comodamente divisibili, conservabili praticamente a costo zero, ed imperituri. Inoltre sembrano essere completamente schermati dalla contraffazione, e poiché esistono come un bene di consumo ed investimento hanno un valore proprio (in modo da soddisfare il criterio della regressione Misesiano secondo cui il libero mercato fa emergere una merce che sarà utilizzata come mezzo di scambio). Tuttavia, per diventare una valida alternativa alle monete esistenti, i bitcoin devono generare una domanda sufficientemente grande in modo che il loro impiego diventi diffuso. Senza la certezza di poter essere scambiati con un qualsiasi altro bene nell'economia, non si potrebbe sviluppare una domanda che li consideri denaro. E' la loro capacità di diventare e rimanere di uso comune che li pone in uno svantaggio relativo.

Infatti, i bitcoin sono incarnati in una tecnologia specifica e ad alta intensità di capitale. Possono diventare abbastanza convenienti per le normali transazioni solo se entrambe le parti nello scambio posseggono la tecnologia necessaria che dà accesso ai bitcoin. Sono già usati per gli acquisti su Internet perché il costo marginale della loro tecnologia di scambio è già quasi a zero per coloro che la possiedono. Tuttavia, la trasposizione di tale tecnologia nel mondo fisico di scambi faccia a faccia (farsi i capelli, comprare un panino, o acquistare verdure al negozio di alimentari) implicherebbe costi aggiuntivi. È vero, questi costi diminuirebbero progressivamente poiché gli smartphone portatili con connessione internet permanente sono sempre più diffusi, non solo dalla parte degli acquirenti ma anche da quella dei venditori. Il punto chiave, tuttavia, è che i bitcoin potrebbero diventare un mezzo di scambio solo attraverso l'uso di altri beni accessori, specifici e fisici in un'economia che ha raggiunto un livello molto elevato di sviluppo tecnologico. Questo è un enorme svantaggio, per almeno due motivi.

In primo luogo, in qualsiasi momento il livello di sviluppo tecnologico non è uniforme per tutti gli individui all'interno della stessa economia (nazionale). Mentre alcuni hanno accesso alle più recenti tecnologie in un determinato settore di attività, altri preferiscono attenersi alle versioni precedenti. Questo è sicuramente dovuto al costo di sostituzione dei beni strumentali esistenti, ma anche alle preferenze individuali, e talvolta alla ricchezza personale. Di conseguenza, i bitcoin potrebbero diventare denaro solo nel momento in cui la tecnologia che li incarna diventa di uso comune. Non ci siamo ancora arrivati.

Secondo, un'economia in cui il mezzo di scambio dipende dalla diffusione di una tecnologia specifica, sarebbe estremamente vulnerabile. Le tecnologie non sono date; sono il risultato di scelte individuali per quanto riguarda l'accumulo di capitale e l'allocazione che deve essere fatta di volta in volta, e sono soggette ad inversioni. Poi, se il mezzo di scambio connesso alla tecnologia viene abbandonato, perché per esempio non sono più disponibili sufficienti risparmi, l'economia dovrà trovare un altro mezzo di scambio. Questa fase di transizione potrebbe quindi comportare interruzioni significative nella struttura di produzione. Un mezzo di scambio legato alla tecnologia non offre sufficienti flessibilità per le relazioni economiche e potrebbe essere considerato come una complicazione (anziché facilitazione) di alcune azioni (ad esempio il passaggio da una tecnologia all'altra). Questo è uno svantaggio significativo per qualsiasi moneta virtuale.

Nel tentativo di capire se la crescente popolarità di bitcoin rifletta l'emergere di una nuova moneta, siamo arrivati ad una distinzione fondamentale tra mezzi di scambio virtuali e materiali. Questi ultimi sono indipendenti dalla tecnologia e rappresentati da qualcosa di materiale; i primo sono incorporati nella tecnologia e non sono rappresentati da qualcosa di materiale. Questa distinzione non è una banalità in quanto sottolinea il grande vantaggio che offre il denaro materiale: è abbastanza buono per chiunque e in qualsiasi momento, ed è indipendente dalle scelte individuali per quanto riguarda gli investimenti, l'allocazione e la conservazione del capitale. Il denaro virtuale potrebbe essere programmato per riprodurre alcuni aspetti della moneta materiale, sia essa merce o fiat. Tuttavia, sarà sempre dipendente da specifiche decisioni di investimento di capitale. Quest'ultimo aspetto riduce il grado di comunanza e di adattabilità alle mutevoli condizioni economiche.

In conclusione, il denaro virtuale, di cui bitcoin sembra essere l'esemplare più perfezionato fino ad oggi, non permette agli individui che agiscono di gestire l'incertezza del futuro (contrariamente al denaro materiale). Potrebbero servire per scambi intermedi tra coloro che investono nella tecnologia che li crea, li immagazzina e li trasferisce. Tuttavia, non potrebbero mai raggiungere quel grado di universalità e flessibilità che si porta dietro (per natura) il denaro materiale. Sul libero mercato, il denaro-merce, e presumibilmente l'oro e l'argento, hanno ancora un grande vantaggio comparativo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

venerdì 10 maggio 2013

E' ufficiale: La politica economica globale è finita nelle mani di pazzi scatenati





di Detlev Schlichter


La lezione del 2007-2008 doveva essere chiara: rafforzare il PIL con l'espansione monetaria – come ha fatto più volte la FED di Greenspan tra il 1987 ed il 2005, e più pericolosamente tra il 2001 ed il 2005 quando per accorciare una lieve recessione ha gonfiato un'enorme bolla immobiliare – può solo portare a boom di breve termine seguiti da bust gravi. Una politica di credito artificialmente a buon mercato non può non provocare sottovalutazione del rischio, cattiva allocazione del capitale ed una struttura finanziaria fortemente squilibrata, tutto questo poi porterà il falso boom ad un brusco arresto. I "bei tempi" dell'espansione monetaria, in gran parte caratterizzati da profitti eccezionali per il settore finanziario e dalla falsa prosperità degli asset finanziari e immobiliari (in gran parte goduti "dall'1%"), devono necessariamente finire con un mal di testa.

La crisi iniziata nel 2007 è stata quindi una grande opportunità: un'occasione per consentire al mercato di liquidare le dislocazioni accumulate e di portare l'economia in equilibrio; un'occasione per riflettere sull'instabilità intrinseca generata dall'attivismo della banca centrale e dalla manipolazione dei tassi di interesse; un'occasione per tagliare un settore finanziario gonfiato dall'influsso di denaro a basso costo; ed un'occasione per tornare al denaro sonante e, beh, al capitalismo. La leggerezza con cui si parla di "crisi del capitalismo" è sconcertante (una sciocchezza veicolata dal presupposto che tutto ciò che viene sostenuto dai banchieri deve essere rappresentativo dell'ideologia del libero mercato), il moderno sistema di "finanziamento delle bolle," del denaro fiat a basso costo e del debito eccessivo ha ben poco a che fare con il vero capitalismo di libero mercato.

Tale opportunità non è stata presa ed ora è persa – magari fino alla prossima crisi, per la quale non ci vorrà molto tempo. In questi ultimi anni è diventato chiaro – ed ancora di più negli ultimi mesi e settimane – che ci stiamo muovendo con una certa velocità nella direzione opposta: sempre più denaro, sempre più credito a basso costo e sempre più mercati manipolati (vi è una notevole eccezione di cui parlerò dopo). I responsabili politici non hanno imparato niente. Gli stessi errori vengono ripetuti e le conseguenze faranno sembrare il 2007/8 un pic-nic.



Da "salvare il mondo" a gonfiare nuove bolle

Non sono mai stato molto ottimista sul fatto che sarebbe stata imboccata la via del ritorno al libero mercato e alla moneta sonante. Nel 2009 ho lasciato il mio lavoro nel mondo della finanza e ho cominciato a scrivere Paper Money Collapse, le autorità avevano già deciso che per affrontare le conseguenze delle bolle finanziate avevano bisogno di più denaro gratis. Il "quantitative easing," gli enormi salvataggi bancari, la spesa a deficit ed i tassi ultra-bassi erano diventati la strategia politica a livello globale. Ma almeno è stata tenuta in piedi per un po' la pretesa che queste erano misure temporanee – brutte e prive di scrupoli, ma necessarie per salvare "il sistema" date le terribili condizioni del 2008. Il primo round di monetizzazione del debito dopo il crollo di Lehman – lo scambio di $1 bilione di titoli garantiti da ipoteca dai bilanci delle banche con riserve bancarie stampate da Bernanke grazie al "quantitative easing 1.0" (QE1) – è stato presentato come misura di emergenza per evitare crolli bancari ed una crisi sistemica.

Non ho mai pensato che questa fosse una logica convincente poiché mi era chiaro che qualunque fossero le dislocazioni accumulate, non vi era alcuna alternativa alla loro liquidazione da parte del mercato. Interrompere, ritardare e sabotare questo processo essenziale di pulizia e ribilanciamento economico avrebbe solo causato nuovi problemi. Anche supponendo che queste erano misure da affrontare con "eventi estremi," non potevo sostenerle né allora né adesso. Ma sta diventando chiaro che queste misure non sono né temporanee né limitate ad evitare corse agli sportelli bancari o il caos sistemico; ora, dopo che la popolazione è diventata abbastanza abituata a tali misure e dopo che il settore finanziario dipendente dal denaro a basso costo ha cominciato ad inserirle nei suoi modelli di business, costituiscono la "nuova normalità" e sono accettate come strumenti "moderni" dei banchieri centrali. I tassi di interesse a zero, i bilioni di dollari in operazioni di mercato aperto per manipolare i prezzi degli asset e per "gestire" la curva dei rendimenti sono ormai solo un altro elemento di ordinarietà nella moderna economia a denaro fiat. Nessuno parla di contenere l'attivismo della banca centrale. Sta crescendo piuttosto la tentazione di utilizzare questi strumenti per avviare un altro boom artificiale.

Nel suo eccellente libro The Great Deformation – The Corruption of Capitalism in America, David Stockman fornisce un resoconto affascinante di come i principi della moneta sonante, i bilanci in pareggio ed una sfera d'azione dei governi più ristretta siano stati progressivamente indeboliti, traditi, danneggiati e alla fine completamente abbandonati nella politica americana (spesso da politici Repubblicani e anche da alcuni dei presunti "eroi del libero mercato" del folklore Repubblicano), e di come il cocktail odierno di bolle finanziarie e deficit da bilioni di dollari rappresentino l'inevitabile sbocciatura di semi distruttivi che sono stati seminati con il New Deal di Roosevelt e con il default di Nixon per il gold exchange standard di Bretton Woods. In un capitolo sulla recente crisi, Stockman sostiene in modo convincente che il vergognoso piano di salvataggio di Wall Street nel 2008, (in particolare di Goldman Sachs, Morgan Stanley e poche altre entità altamente indebitate attraverso il salvataggio del gigante delle "assicurazioni" AIG) è stato venduto al Congresso e alla popolazione con pretese esagerate secondo cui l'economia della nazione era a rischio imminente di crollo. Dalla mia posizione di economista ed operatore di mercato all'epoca di questi eventi, l'analisi e l'interpretazione di Stockman mi apparvero del tutto coerenti e corrette. Ma anche se fossimo stati disposti a dare più credito alle affermazioni degli interventisti, secondo cui la ricaduta per Main Street sarebbe stata notevole, ciò avrebbe solo sottolineato quanto avevano destabilizzato l'economia le precedenti politiche allentate della FED, e sarebbe rimasta ancora aperta la questione se potesse essere un obiettivo ragionevole sostenere queste dislocazioni su larga scala contro le forze di mercato.

Sia come sia, le dislocazioni sono state in gran parte sostenute e se ne sono aggiunte un sacco di nuove. Parlare di "exit strategy" – cioè, di una "normalizzazione" dei tassi di interesse e la contrazione dei bilanci delle banche centrali – ha ormai perso praticamente il senso. I tassi di interesse super-bassi sono ora un tonico permanente per il settore finanziario. Infatti, negli ultimi 15 mesi la natura del dibattito si è spostata sensibilmente poiché sta progressivamente guadagnando adepti questa nuova idea: il nuovo set di strumenti iper-interventista dei banchieri centrali (utilizzato con il pretesto di evitare l'Armageddon finanziario nel 2008) dovrebbe essere utilizzato in modo proattivo per innescare un nuovo boom indotto dall'espansione monetaria, dovrebbero essere impiegate la stampa di denaro e la monetizzazione del debito per generare un nuovo ciclo di crescita. Molti economisti stanno di fatto chiedendo una nuova bolla.

In America, il QE2 era già rivolto ad incrementare i prezzi del debito pubblico e a ridurre i tassi di interesse incoraggiando ulteriori prestiti – il che significa naturalmente più debito, l'opposto di un deleveraging e di un riequilibrio. E il QE3 – che è un esercizio di fissaggio illimitato dei prezzi  con l'acquisto mensile di $85 miliardi di titoli ipotecari ed obbligazionari – ha ufficialmente il compito di abbassare il tasso di disoccupazione... i funzionari della FED pensano seriamente che possono creare posti di lavoro (redditizi e duraturi?) manipolando i prezzi degli asset.



La rinascita dei folli monetari

L'aumento della ricchezza reale è sempre ed ovunque il risultato dell'accumulo di capitale produttivo, il che significa risorse reali risparmiate attraverso il non-consumo del reddito reale ed il suo impiego da parte degli imprenditori in mercati competitivi sotto la guida di prezzi non manomessi. Tale processo richiede denaro apolitico, sonante ed internazionale. La svalutazione monetaria ostacola sempre la creazione di ricchezza reale; non la aiuta. La politica monetaria allentata porta a boom e bust, mai ad una prosperità duratura. La politica monetaria allentata non è un gioco a somma positiva e nemmeno un gioco a somma zero. Si tratta sempre e comunque di un gioco a somma negativa.

Sostenere, invece, che le prestazioni dell'economia e la ricchezza della società siano arricchite dal pompaggio di maggior denaro fiat attraverso il sistema finanziario richiede un notevole grado di analfabetismo economico e, sulla scia della recente crisi, un'amnesia selettiva. Non troppo tempo fa, tali affermazioni riguardo ai benefici dell'inflazione e alla stampa di denaro avrebbero chiaramente etichettato i relativi propositori come pazzi. Ma questi ultimi stanno ora guidando la politica monetaria in tutto il mondo, ed i commentatori internazionali sono sia volontariamente complici nel diffondere le sciocchezze economiche sia intellettualmente combattuti quando bisogna esporre l'ingenuità e la sregolatezza di queste politiche.

Il rinnovato predominio della follia monetaria viene accentuato dall'attuale e triste spettacolo in Giappone, un paese che è diventato una potenza economica dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alle antiche virtù capitaliste del duro lavoro, degli alti tassi di risparmio, del forte accumulo di capitale e dell'imprenditorialità innovativa ed orientata all'estero, ma ora prende lezioni dalla politica dell'Argentina e si imbarca in una missione di stampa aggressiva di denaro, di svalutazione della moneta, di manipolazione dei prezzi degli asset e di inflazionismo. I risparmiatori giapponesi stanno già perdendo potere d'acquisto poiché lo yen continua a precipitare nei mercati internazionali.

L'idea che la svalutazione monetaria si tradurrà in crescita duratura e sostenibile è decisamente ridicola. Non ho dubbi che la nuova iniziativa del Giappone di monetizzazione aggressiva abbia il potenziale di migliorare i numeri di una serie di rapporti di guadagni aziendali e persino di dare una spinta a breve termine al PIL. Come la maggior parte delle droghe, la politica monetaria allentata tenta i suoi utilizzatori con la promessa di un'euforia immediata ma di breve durata. Ma qualunque sia lo "stimolo" generato nel breve periodo, è acquistato al prezzo di altri squilibri (sicuramente un indebitamento più elevato) che peserà gravemente sulla popolazione giapponese in futuro. Ancora più preoccupante è che il gigantesco bacino del debito pubblico del Giappone – posseduto in gran parte da una popolazione in invecchiamento come "gruzzolo per la pensione" e dalle banche nazionali nei loro bilanci altamente indebitati – è una vera e propria polveriera, e la nuova strategia inflattiva della Banca del Giappone equivale a giocare col fuoco.



Il mito della deflazione

E' diventato un luogo comune giustificare la "sperimentazione" monetaria del Giappone come risposta alla lunga sofferenza del paese per una deflazione apparentemente "paralizzante." Anche i giornali finanziari e le riviste ripetono pigramente questo ritornello. Si tratta solamente di sciocchezze. Qualunque siano i problemi del Giappone, e sono sicuro che sono numerosi e di considerevoli dimensioni, la deflazione non è uno di essi.

In primo luogo non vi è alcuna logica economica nel presumere che una deflazione moderata e costante (deflazione secolare), che gli analisti affibiano al Giappone e che è il risultato di una moneta stabile e di miglioramenti marginali nella produttività, potrebbe costituire un problema per la performance dell'economia. Tale deflazione è innocua (e addirittura preferibile all'inflazione moderata), e lo spiego in dettaglio nel capitolo 5 di Paper Money Collapse. Non faccio alcuna ostentazione di originalità qui, poiché questa intuizione è stata ampiamente accettata dai più seri economisti mainstream fino al primo terzo del XX secolo, quando divenne tristemente "dimenticata" piuttosto che smentita. Ma se non volete prendermi sulla parola o volete andare a guardare nel mio libro, o se volete avere "prove empiriche," allora potreste ascoltare Milton Friedman (difficilmente un sostenitore del gold standard) che (insieme ad Anna Schwartz) ha analizzato l'economia del tardo XIX secolo negli Stati Uniti, la quale sperimentava una crescita forte ed una deflazione maggiore (in particolare dopo che finì l'era del denaro fiat dopo la Guerra Civile) rispetto al Giappone degli ultimi 20 e rotti anni, e che ha concluso che i dati degli Stati Uniti "gettano seri dubbi sulla validità dell'opinione diffusa dell'epoca (1963) secondo cui la deflazione nei prezzi secolare e la rapida crescita economica siano incompatibili."

In secondo luogo, non c'è deflazione in Giappone. I dati (che sono qui) non supportano tale ipotesi. Sono sicuro che gli economisti della Banca del Giappone impiegano enormi lenti di ingrandimento per rilevare la deflazione nella loro serie di dati. Quello che ha il Giappone è, secondo qualsiasi standard razionale, una stabilità dei prezzi.

Lo scorso Febbraio l'indice dei prezzi al consumo (CPI) era pari a 99.3. Dieci anni prima, a Febbraio del 2003, era pari a 100.3, e dieci anni prima ancora, a Febbraio del 1993, a 99.6. Oltre al fatto che, come per ogni dato nell'indice dei prezzi, la metodologia, l'accuratezza e la pertinenza di queste statistiche è sempre molto discutibile, è chiaro che se prendiamo i dati al valore nominale vediamo un'economia che ha grosso modo goduto di prezzi stabili per due decenni. Infatti, i prezzi sono aumentati marginalmente alla fine degli anni '90, sono rimasti stabili per alcuni anni, e di recente sono scesi marginalmente.

Lo scorso Febbraio il tasso di inflazione era pari a -0.6% anno su anno. Uno dei qualsiasi commentatori che si lamenta della "deflazione paralizzante" del Giappone affermerebbe che un tasso di inflazione del +0.6% anno su anno costituirebbe un'inflazione preoccupante, o meriterebbe addirittura l'etichetta di "inflazione"? Non sarebbe semplicemente definito un errore di arrotondamento? – In confronto, l'inflazione ufficiale del Regno Unito era pari a +2.8% anno su anno lo scorso Febbraio e ha oscillato tra il l'1.1% ed il 5% negli ultimi 4 anni. Quale sistema monetario è più favorevole al calcolo economico razionale ed alla pianificazione? – Quello del Giappone o della Gran Bretagna (vale la pena notare che in quei 4 anni l'economia britannica NON è stata migliore di quella del Giappone, nonostante la sua "meravigliosa" inflazione.)

Quei commentatori che ci dicono che questa "deflazione paralizzante" sta danneggiando l'economia perché la gente rinvia le decisioni di spesa in previsione di prezzi più bassi, vogliono farci credere che il signor e la signora Watanabe quest'anno non compreranno un nuovo tostapane a ¥3,930 perché – ad un tasso annuo di deflazione dello 0.6 – possono ragionevolmente supporre che costerà solo ¥3,906 l'anno successivo. E non lo compreranno nemmeno l'anno successico a ¥3,906 perché l'anno dopo ancora costerà solo ¥3,883. I Watanabe sarebbero così in grado di risparmiare ¥47 in due anni non mangiando pane tostato (e va da sé che possono risparmiare notevolmente di più se non mangeranno affatto pane tostato!) Rinviare per due anni l'acquisto di un elemento di consumo standard si tramuterebbe in un risparmio di – sentite questa! – $0.47 o £0.31 (secondo i tassi di cambio attuali)  – 730 mattine senza pane tostato! L'idea che questa deflazione "paralizzante" stia ostacolando la crescita giapponese è semplicemente ridicola, ma in questi giorni difficilmente si può aprire un giornale senza vedere queste sciocchezze presentate come analisi economiche. (Vorrei ricordare che questi esperti di psicologia dei consumatori chiamano il personale di Apple, Samsung e altri fornitori di tablet, smartphone e vari oggetti tecnologici di consumo e dicono loro che stanno ignorando un trucco: è l'aumento dei prezzi che convince la gente ad acquistare, non il calo dei prezzi!)



Finanziamento dello stato

L'argomento deflazione è così fragile da poter supporre che sia solo un comodo capro espiatorio per un programma diverso: protezione del finanziamento dello stato attraverso la stampante. Sotto il nuovo piano di svalutazione monetaria del Giappone, la Banca del Giappone comprerà praticamente l'intera emissione annua di nuovo debito pubblico e quindi finanzierà la spesa eccessiva del settore pubblico tramite la stampante. Il Giappone è notoriamente lo stato più altamente indebitato del mondo con il suo 230% del PIL e ha un deficit di bilancio annuale di circa il 10% del PIL. Anche i membri più in difficoltà dell'UME godono di migliori statistiche di finanziamento.

L'argomento spesso sentito recita che tale dissolutezza non è stata punita dai mercati per anni e decenni, quindi perché il giorno della resa dei conti dovrebbe essere più vicino ora non è convincente. Per anni, la popolazione giapponese ha di fatto risparmiato e ha consegnato fedelmente i suoi risparmi allo stato, che li ha immediatamente sprecati per progetti di "stimolo" Keynesiani che non produrranno mai un rendimento significativo (ponti e strade verso il nulla, piscine pubbliche, sovvenzioni agricole). Per lungo tempo è stata la notevole frugalità privata che ha finanziato l'eccesso pubblico. Ora però il tasso di risparmio è crollato al 2% e vista la contrazione della forza lavoro e l'invecchiamento della popolazione è improbabile che possa riprendersi. I risparmi privati non sono più sufficienti a finanziare l'imprudenza dello stato, così ora spetta alla Banca del Giappone sovvenzionare lo stato e conservare un miraggio di solvibilità. Le implicazioni inflazionistiche nell'enorme finanziamento degli sprechi pubblici attraverso la stampante piuttosto che attraverso il risparmio volontario saranno, ovviamente, notevoli.

Il rischio qui non è che la politica della svalutazione monetaria fallirà nell'aumentare l'inflazione e le aspettative sull'inflazione. L'esito molto più rischioso e più probabile è che questa politica sarà in definitiva un "successo." La popolazione giapponese invecchiante siede su un mucchio enorme di debito pubblico che non è sostenuto da capitale produttivo, ma che viene ancora considerato come "asset pensionistico." Svilire il potere d'acquisto dei flussi di reddito fissi a cui si abbeverano i pensionati giapponesi, finirà per smorzare il consumo interno – la vera componente del PIL che gli inflazionisti pretendono di aumentare con il loro svilimento monetario. Se l'inflazione sale solo dal -0.6% al +1%, l'intera curva dei rendimenti giapponesi finirà "sommersa." Solo le obbligazioni con scadenze molto lunghe forniranno ancora un rendimento reale positivo. Questo danneggerà anche le banche che sono enormi proprietari di debito pubblico. E, naturalmente, una significativa ondata di vendite sul mercato obbligazionario spazzerebbe rapidamente il capitale della banca.

Potremmo non vedere molto presto una tale vendita. All'attuale tasso di inflazione del Regno Unito (+2.8%), anche la maggior parte dei titoli di stato del Regno Unito sono negoziati a rendimenti reali negativi. Infatti, in questi ultimi mesi molti investitori obbligazionari di tutto il mondo hanno mostrato una notevole disponibilità a detenere obbligazioni a rendimenti reali negativi. Sembra come se molti di questi titoli siano diventati, agli occhi dei loro possessori, "liquidi" (ossia, strumenti che sono detenuti per motivi di sicurezza e di liquidità, non per motivi di rendimento). Per quanto le banche centrali possano sfruttare questo fenomeno è incerto, ma così come non possono trasformare l'acqua in vino, non possono trasformare un qualunque asset in denaro (fiat) semplicemente "monetizzandolo." L'unico limite a questa operazione è la volontà della popolazione di possedere questi nuovi asset "monetizzati," e francamente dubito che ci sia una domanda di moneta in Giappone nel range del 230% del PIL. – Lo scopriremo.



La follia monetaria si diffonderà

"L'Abenomics" non risolverà i problemi del Giappone; li peggiorerà e ha il potenziale per innescare una crisi finanziaria possente. Eppure, ciò che è inevitabile potrebbe non essere imminente. Durante i primi tempi della luna di miele tra "l'Abenomics" e la realtà finanziaria, l'idea di stampare denaro per creare prosperità potrà avere imitatori, con il Regno Unito che potrebbe essere un ottimo candidato. In termini di indebitamento totale, il Regno Unito è l'unico paese industrializzato che può competere con il Giappone, il che significa che è nella stessa barca (del debito) con il Giappone. Anche i timidi tentativi del Cancelliere Osborne di abbassare la velocità a cui il governo di Sua Maestà si indebita ulteriormente vengono attaccati dall'opposizione e da gran parte dei media come "austerità" selvaggia. Nell'ultima presentazione del budget ha posizionato le restanti chip su un'altra bolla immobiliare e ha dato alla Banca d'Inghilterra più spazio per ignorare l'inflazione. A Thredneedle Street il Vice Governatore della Banca d'Inghilterra, Paul Tucker, ha apertamente fantasticato su tassi di interesse negativi, il governatore uscente Mervyn King ha votato per più QE (annullato), e il neo-Governatore Mark Carney promette di essere, beh, – flessibile. Morale della favola: la disperazione si sta diffondendo. State all'erta! E' probabile che la Vecchia Signora sia la prossima a mollare qualsiasi residuo di cautela e di sanità mentale monetaria.

Finirà male.


PS: Quanto alle "eccezioni," l'unico posto dove la follia monetaria non è all'ordine del giorno è – la Zona Euro! – Sì, sono serio. – Lo so, lo so. Si tratta di un amalgama di stati semi- socialisti e in semi-bancarotta che condividono la stessa valuta politicizzata ed emessa da una banca centrale che ha già salvato troppe banche, ha manipolato diversi mercati dei titoli di stato e il cui bilancio come percentuale del PIL è più grande di quello della FED. Tuttavia: in un mare globale di follia monetaria ci sono almeno un paio di segni rimanenti di sanità mentale e di disciplina monetaria nella tanto derisa UME. Alla Grecia è stato permesso di andare in default per parte del suo debito, il che significava che gli obbligazionisti hanno dovuto ingoiare le perdite. La più grande banca di Cipro è stata liquidata, il che significa che i depositanti stanno per ingoiare le perdite. C'è una spinta persistente verso "l'austerità." Sul fronte fiscale, la Zona Euro supera facilmente gli Stati Uniti, il Regno Unito e, naturalmente, il Giappone. Mentre la FED ha aumentato il suo bilancio di quasi $300 miliardi nei primi tre mesi del 2013, la BCE ha ridotto il proprio di quasi €400 miliardi nello stesso periodo di tempo. La mia regola è questa: il professor Krugman ha la bava alla bocca e più diviene apoplettico il commento di strateghi, analisti ed economisti nel settore finanziario dipendente dai salvataggi, più sembra che la Merkel & Co stiano azzeccando un paio di mosse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

giovedì 9 maggio 2013

Un Dottorato in Catastrofe Monetaria

Il numero di famiglie americane che è dipendente dal programma statale dei "food stamp" ha raggiunto i 23 milioni. Circa il 20% delle famiglie totali. Ma Obama ha la soluzione a portata di mano: cambiare nome al programma con SNAP. Un pò come il destino dell'IMU in Italia che sarà accorpata con altre tasse, ma non scompariranno. Sono queste le basi per una crescita economica? Continuare a tassare fino alla morte una popolazione? Rifornire il  settore agricolo ed i dipendenti dal welfare statale di maggiori sussidi? Al giorno d'oggi ancora regna la concezione errata che attraverso una maggiore spesa pubblica si avranno le possibilità di far riprendere magicamente un'economia allo sfascio. Così i conti vengono accumulati e non verranno mai ripagati, i tagli alla spesa vengono considerati un'anatema e si continua a martellare l'opinione pubblica sulla necessità di "stimolare la domanda." E' secondo questo criterio che vengono gestite le vite di miliardi di persone. E sarà questo criterio a portare all'implosione del moderno welfare state, nonché degli stati che lo sorreggono con così tanta veemenza.
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di Bill Bonner


Azioni di nuovo giù ieri. Il Dow è scivolato di 139 punti. Oro in lieve flessione.

L'oro è sceso così tanto e così velocemente che non possiamo fare a meno di provare compassione per i perdenti. Ma chi erano? Le stime delle perdite totali sono circa di $1 bilione. Chi ha tanti soldi da perdere?

Chi ha perso? E a chi devono i soldi?

Non lo sappiamo. Potrebbe essere solamente un pullback normale in un sano mercato al rialzo altrimenti sovraesposto. Dobbiamo solo aspettare e vedere... insieme a tutti gli altri.

Quindi cerchiamo di cambiare argomento...

Una delle cose che angustia quasi tutti in Argentina è il denaro. Il valore del peso cambia rapidamente. C'è il tasso ufficiale e c'è il tasso ufficioso. Nessuno sa quanto valga un peso. Molte persone – tra cui il vostro umile redattore – hanno fatto un po' di calcoli piuttosto seri. Le parti del cervello dedicate alla matematica devono essere infiammate per sforzi eccessivi.

"Abbiamo bisogno di benzina per il camion," ha detto ieri Elizabeth.

"Beh, io non ho più pesos in contanti. Addebitiamola sulla carta di credito."

"Non accettano carte di credito, solo contanti."

"Allora paghiamo con dollari."

"Non essere sciocca. Ciò ci costerebbe il 50% in più. Non ci farà un buon prezzo."

"Allora ritiriamo alcuni pesos al bancomat."

"Non è meglio... prenderemo il tasso ufficiale."

Vediamo: vogliamo pagare in pesos, ma solo se li otteniamo al tasso ufficioso. In caso contrario, è meglio pagare in dollari, ma solo se la persona dall'altra parte avrà i dollari al tasso "blu" o di libero mercato.

Di solito si arriva ad un compromesso. Se si tenta di portare i soldi nel paese, il governo insiste che vengano scambiati sul mercato ufficiale. Ma si possono ancora operare dalle compravendite al tasso "blu" – portando contanti fisici nel paese o incontrando un cambiavalute non ufficiale.

I cambiavalute acquistano obbligazioni per voi a Miami. Poi vendono le obbligazioni a Buenos Aires. Il mercato delle obbligazioni dovrebbe essere circa lo stesso in entrambe le città. Il cambiamonete è felice di avere i suoi dollari e voi siete felici di avere pesos che si possono spendere – o nel nostro caso, per pagare i nostri braccianti e le spese agricole.



Denaro Mezzo Matto

E' sempre un piacere visitare l'Argentina. E' un paese in cui le storie di disastri economici rappresentano la vita quotidiana... dove le teorie degli economisti sciocchi sono la politica del governo... e dove i cittadini devono racapezzarsi per capire come trattare con un sistema monetario che per metà è mezzo matto... e per l'altra metà composto da incompetenti.

Quando siamo qui, vogliamo spendere pesos... soprattutto in campagna, dove le competenze matematiche delle persone non sono così sviluppate come lo sono a Buenos Aires. Ma ogni acquisto serio – se state per acquistare un appartamento – necessita di dollari... sia sopra che sotto il tavolo. Quindi bisogna essere preparati.

La maggior parte delle persone vuole dollari, ma non li riescono a prendere perché i federali argentini faranno un sacco di domande. Se un commerciante prende dollari al tasso ufficioso, i federali gli faranno passare un brutto quarto d'ora.

Ciò comporta che acquirenti e venditori di dollari si riuniscano in luoghi "appartati." Il WSJ riporta che:

Il mercato dei cambi argentino sta finendo sottoterra. Mentre il governo limita l'accesso alle valute estere, gli argentini in cerca di dollari sono stati spinti in cuevas, o grotte – operazioni clandestine in cui i clienti pagano a caro prezzo per scambiare pesos per biglietti verdi.

E' vietato l'acquisto di dollari per risparmiarli, e le autorità rendono disponibili per i viaggi all'estero solo piccole quantità di valuta estera. I viaggiatori devono presentare una richiesta all'autorità fiscale nazionale pochi giorni prima di partire, e di solito ricevono in cambio molto meno di quanto avevano richiesto.

Le aziende hanno bisogno dell'approvazione del governo per importare attrezzature e materiali a prezzi economici secondo il cambio ufficiale. L'agenzia fiscale nazionale ha persino piazzato cani che fiutano la presenza di dollari alla frontiera per catturare coloro che viaggiano con valuta non dichiarata.

Una visita in Argentina è come fare un dottorato di ricerca in catastrofe monetaria e cattiva gestione economica. Ci ricorda come i politici possono davvero fare casino con l'economia quando ci si mettono di punta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



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