mercoledì 23 luglio 2014

La pianificazione centrale dei banchieri centrali





di Gary North


Uno dei problemi che affronta chi critica il Federal Reserve System, è che viene considerata come una persona senza alcuna competenza in materia monetaria e bancaria.

In un articolo del 2009, l'Huffington Post ha descritto in modo molto dettagliato il numero di persone con dottorati in economia impiegati dal Consiglio dei Governatori del Federal Reserve System. Questo è il ramo del governo nella Federal Reserve. Non è una delle 12 banche regionali Federal Reserve, le quali sono tutte di proprietà privata. Quando uscì l'articolo il Consiglio dei Governatori aveva 220 economisti a tempo pieno nel suo personale. L'autore cercava di scoprire quanti economisti fossero a libro paga delle 12 banche regionali, ma non ci riuscì. Queste sono le istituzioni principali. Ognuna di loro pubblica una propria rivista mensile.

Se parliamo del numero di persone con dottorati in economia che si specializzano in materia monetaria e bancaria a livello nazionale, ce ne possono essere fino a 1500, ma potrebbero essere anche 1000. Ad ogni modo, questo accadeva nel 2009. Quindi stiamo parlando di una situazione in cui circa un terzo di tutti gli specialisti del settore, sono impiegati in qualche ramo della Federal Reserve. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. La Federal Reserve offre anche contratti part-time. Mette da parte quasi mezzo miliardo ogni anno per pagare gli economisti. E' una quantità enorme di denaro che scorre nella direzione di una singola professione.

L'articolo conclude che la Federal Reserve ha praticamente acquistato il controllo del campo. Quasi nessuno contesta la Federal Reserve in modo serio.

Ecco una situazione in cui l'agenzia che controlla la politica monetaria per gli Stati Uniti ha una quantità illimitata di denaro per comprare il sostegno, la conformità o il silenzio di quel segmento di economisti che si specializza in materia monetaria e bancaria. La Federal Reserve riesce a conservare tutti i soldi che vuole per le sue operazioni. Tutto il denaro non utilizzato per questo scopo deve tornare indietro al Dipartimento del Tesoro, ma non risponde né al Congresso né al Tesoro su come spende i suoi soldi. Ciò significa che la Federal Reserve ha essenzialmente fondi illimitati per acquistare quei critici che potrebbero mettere in discussione la sua politica.

La Federal Reserve è un cartello. Essa opera a vantaggio di un numero relativamente piccolo di banche, probabilmente meno di due dozzine, che come minimo inglobano l'80% di tutti i depositi bancari negli Stati Uniti. In realtà, la Federal Reserve sta trattando solo con una dozzina di queste enormi banche. Essa non risponde alle 7,000 piccole banche. Non hanno alcun peso. Hanno così pochi depositi, rispetto ai giganti, che se sopravvivono o meno non importa al Federal Reserve System.

Questa organizzazione è davvero intoccabile oggi. Non è mai stata sottoposta ad un audit da parte di un organismo indipendente da essa, sebbene suddetto audit sia solo un miraggio. Nessuno sa quanto oro abbia in deposito. Nessuno sa quanti debiti o crediti abbia nei confronti di questo oro. In altre parole, l'agenzia principale che controlla l'ente economico centrale nella società moderna, ovvero il sistema bancario commerciale, è al di là del controllo della maggior parte di queste banche ed è al di là del controllo del Congresso. Nessun presidente osa contestare il Federal Reserve System.

In queste circostanze, quale possibile effetto possono avere le critiche al di fuori della Federal Reserve? Lo sappiamo: nessuno. Se il Congresso, che si suppone sia in carica, non ha i voti necessari per ottenere un audit della Federal Reserve da parte del Government Accountability Office, allora la Federal Reserve è veramente indipendente dal governo. Può assecondare una particolare amministrazione presidenziale, ma non è obbligata.

Non credo che esista una qualsiasi altra istituzione negli Stati Uniti, che abbia questo grado di autonomia dal governo. Si proclama indipendente dal governo. E' lodata nei libri di testo perché è indipendente dal governo. Non sono a conoscenza di nessun'altra istituzione negli Stati Uniti, la cui fama principale è quella di essere indipendente dal controllo del governo. Nei libri di testo scritti da autori di sinistra che vogliono imbrigliare, o come minimo regolamentare, ogni aspetto dell'economia capitalistica, tutti alzano le mani quando si parla del Federal Reserve System. In questo caso, si tirano indietro dalla loro posizione ideologica e sostengono che il grande vantaggio della Federal Reserve è la sua indipendenza dalla politica. Questo è del tutto in contraddizione con la linea politica della sinistra americana, eppure non ci sono molte deviazioni da questa linea di partito.

E' un sistema arcano. Quasi nessuno capisce come funziona. Si suppone che nessuno capisca come funzioni. Coloro che pubblicano i propri articoli illeggibili sulle riviste delle Federal Reserve regionali, non arrivano mai al cuore del sistema. Non scriveranno una chiara spiegazione di quello che rappresentano le riserve in eccesso. Non troverete una spiegazione di come sia possibile che, sin dalla fine del 2008, le riserve in eccesso siano salite di quasi $3 bilioni, quando queste riserve erano praticamente inesistenti prima del 2008. Non esiste discussione su questo argomento. È il fatto centrale della politica monetaria di oggi: ancora non viene dibattuta apertamente. Questo tipo di silenzio non è casuale. E' imposto.

Se l'istituzione centrale di un'economia è il sistema monetario, e questa istituzione è controllata da un cartello creato dal governo, e questo cartello è indipendente dal governo, allora quale possibile occasione avrebbe la popolazione per rivendicare la propria libertà negli affari monetari? La risposta è ovvia: nessuna.

Se si considera il fatto che il Federal Reserve System è la banca centrale tra le varie banche centrali del mondo, almeno per il momento, si inizia a capire come una piccola manciata di persone, che si occupano di un istituto che è al di là del controllo politico e la cui proprietà è nascosta rispetto alle 12 banche regionali, possa essere al comando dell'economia. Questa è la pianificazione centrale. Dovremmo chiamarla per quello che è. Nessun governo socialista in Occidente ha mai avuto lo stesso grado di potere su tutta l'economia come quello che ha il Federal Reserve System negli Stati Uniti. Non sto parlando dell'Unione Sovietica o della Cina comunista. La Federal Reserve non è mai stata in una posizione per poter far arrestare persone nel bel mezzo della notte e giustiziarle. Ma se si sta parlando di pianificazione centrale sull'istituzione centrale dell'economia, questa è la vera pianificazione centrale. E' autorizzata dal governo federale, ma non è controllata dal governo federale.

In altre parole, le economie occidentali sono economie pianificate centralmente. Non vengono definite così, ma questo è quello che sono. Non sono pianificate centralmente dal governo, ma da un cartello che rappresenta circa una dozzina di banche. I libri di testo di economia non discutono di questo aspetto.

Ci sono alcuni critici del sistema sia a destra che a sinistra, e c'è il vecchio movimento populista che è stato critico fin dall'inizio nei confronti della banca centrale. Dal punto di vista politico propenderei ad inquadrare questo movimento nella sinistra, ma dal punto di vista sociale penso che faccia riferimento alla destra. E' rappresentato in questi giorni da Ellen Brown. Che una persona con scarsa conoscenza economica come Ellen Brown possa diventare il portavoce principale del movimento populista, è indicativo di quanto sia compromessa la situazione della popolazione. Lei non ha alcuna influenza. Le ho risposto qui.

Andare contro la Federal Reserve oggi, è davvero un atto suicida dal punto di vista politico. La FED è davvero intoccabile.

Le persone nella FED pensano di sapere quello che stanno facendo. Ma questa è un'organizzazione che, dal 1914 al 2008, ha accumulato $800 miliardi di debito del Tesoro. Lo ha fatto attraverso due guerre mondiali. Lo ha fatto nella Grande Depressione. E poi, in un periodo di cinque anni, ne ha aggiunto $3.2 bilioni al suo portfolio. Questa non è la risposta di un gruppo di professionisti che sa quello che sta facendo. Questa non è la risposta di un gruppo di tecnici che ha un piano per dirigere l'economia. Questo è il Keystone Cops. Eppure queste persone sono davvero responsabili della politica monetaria, il che significa che sono responsabili dell'ampiezza del ciclo economico. Non possono sopprimerlo definitivamente, ma possono fare molto, molto peggio. Possono contenere il disastro, ma non possono evitarlo. L'abbiamo visto nel 2008 e nel 2009. Ci sarà un altro evento simile, purtroppo di maggiore entità.

Allora la domanda sarà questa: chi rappresenterà i critici della Federal Reserve? Ci saranno milioni di critici a quel punto. La Federal Reserve può correre, ma non può nascondersi. Sarà lasciata con un pugno di mosche in mano. Verrà incolpata per il ciclo. Non sfuggirà alla critica la prossima volta. L'unico problema è che non è chiaro quali critici della Federal Reserve guadagneranno l'orecchio del pubblico, e non è chiaro se il Congresso ascolterà effettivamente gli elettori. Il settore bancario centrale è il cuore dell'economia moderna, ed è un organo di pianificazione centrale che sta tentando di controllare la vita di diversi miliardi di persone in tutto il mondo. Questo può andare avanti per un po', ma non può andare avanti a tempo indeterminato.

Non sappiamo che cosa potrebbe sostituire le banche centrali, ma sappiamo questo: la magnitudine del prossimo fallimento non potrà essere nascosta. La prossima volta, o forse quella dopo ancora, il pubblico capirà che la Federal Reserve è la causa del problema, e che deve essere abolita. Milton Friedman giunse infine a questa conclusione dopo aver difeso la legittimità delle banche centrali in quasi tutta la sua carriera. Alla fine rinunciò: http://bit.ly/FriedmanFed

Le persone si arrabbiano per la Federal Reserve. Non fa bene arrabbiarsi. Non è possibile modificare il sistema nelle circostanze attuali. Ma, ad un certo punto, la pianificazione centrale farà ciò che la pianificazione centrale fa sempre, e cioè, mandare in crash l'economia. A quel punto è molto probabile che i critici della Federal Reserve se la prenderanno coi burocrati, nonostante abbiano dottorati di ricerca in economia. Saranno lasciati con un pugno di mosche in mano. Saranno lasciati con la colpa della crisi, che hanno creato loro tra l'altro. In quel momento vedremo ciò che la popolazione vuole davvero.

Il mio timore è che la popolazione accetterà che il Congresso possa intervenire per prendere in consegna la Federal Reserve. Questa sarebbe una vera catastrofe. Vedremo se la gente crede davvero nel libero mercato. E' il nostro lavoro come critici della pianificazione centrale, e anche come critici dell'inflazione monetaria, di far avverare la migliore situazione possibile.

La scuola austriaca avrà la chance migliore, perché è stata la più coerente e si è sempre opposta alle banche centrali. Ciò risale al libro di Ludwig von Mises pubblicato nel 1912, The Theory of Money and Credit, in cui attaccò l'idea di una banca centrale. Ma durante la fase di cambiamento, ci sarà molto dolore. Ci saranno un sacco di disoccupati che non capiranno perché saranno disoccupati. Ci saranno impressionanti perdite nei mercati azionari, le quali faranno impallidire quelle avvenute nel 2008-2009. La Federal Reserve sembra intoccabile oggi, e lo è. Ma questo tipo di potere porta sempre ad un fallimento del mercato. Il nostro compito è di rendere certo che, la prossima volta che succederà, il Federal Reserve System non se la caverà a buon mercato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


martedì 22 luglio 2014

Come il Giappone s'è mangiato i suoi risparmi: La distopia keynesiana in tutto il suo orribile splendore

"Tante grazie Mr. Abe", molto probabilmente è questo quello che molti speculatori staranno sogghignando mentre possono sguazzare in lauti profitti grazie alle sciocchezze propugnate da sedicenti salvatori della patria... i quali altro non sono che semplici cialtroni ansiosi di infilare le loro sudice mani nelle tasche dei contribuenti (giapponesi). E' così che quindi possiamo riassumere la politica espansiva inaugurata dalla nuova gestione pianificatrice in Giappone, grazie alla quale i prezzi dei beni importati schizzano in alto ed i salari ristagnano alla grande. A cosa è servito, quindi, inondare i mercati con tutta questa liquidità? Sovvenzionare situazioni ben peggiori. Come ad esempio l'Europa. In questo modo i grandi player (es. banche commerciali, hedge fund, fondi pensione, ecc.) hanno potuto prendere in prestito yen a prezzi ridicoli ed acquistare bond italiani o spagnoli che rendevano molto. Scommettendo sul deprezzamento dello yen, non solo hanno fornito un salvagente ad entità in bancarotta, ma si sono garantiti una vincita facile staccando profitti miliardari. Hanno cavalcato la bolla dei bond statali aiutando a far calare drasticamente i rendimenti obbligazionari di quei paesi in seria difficoltà, e ora possono rivenderli in virtù del loro status di "investimenti sicuri" (tante grazie zio Mario e Basilea III) e ricomprare yen. Essendo questi grandi player in estrema sintonia con la leva finanziaria, ciò significa lauti profitti. Ma non è finita qui, perché come se non bastasse tasse e spesa del governo stanno torturando quel che rimane di quel barlume di sanità finanziaria che il Giappone pareva aver flebilmente riacquistato durante i cosiddetti "decenni perduti". O beh... potrebbe andare peggio, no? Certamente! Infatti sta andando peggio proprio adesso.
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di David Stockman


Finanziariamente parlando, il Giappone sta rapidamente diventando una distopia keynesiana. Tutta la sua economia è ormai ostaggio di una bomba fiscale ad orologeria. Vale a dire, il debito pubblico che supera già il 240% del PIL e che sta crescendo rapidamente, poiché nemmeno il recente aumento dell'imposta sulle vendite (dal 5% all'8%) si avvicina a colmare il gap fiscale. Inoltre, anche con il tasso dei titoli statali assurdamente basso e truccato dalla BOJ (allo 0.6%), quasi il 25% delle entrate pubbliche viene assorbito dal pagamento degli interessi.

Ora arriva il colpo di grazia. Il tasso dei risparmi del Giappone è crollato (vedi sotto) e il tanto decantato surplus delle partite correnti è quasi pronto a sparire. Questo significa che i conti del Giappone con il resto del mondo finiranno in una "terra finanziaria di nessuno"; sarà costretto a liquidare progressivamente i suoi investimenti all'estero per pagare i suoi conti attuali — un surplus costruito nel corso degli ultimi 50 anni. Ma questo ridurrà anche i guadagni esteri e quindi espanderà il crescente deficit del Giappone.

Di conseguenza, per finanziare i suoi "deficit gemelli" dovrà attrarre enormi quantità di capitali stranieri per i decenni a venire — un imperativo che richiederà un aumento devastante dei tassi di interesse, forse più in alto del 4% secondo un esperto:

Il rendimento del decennale giapponese, ora intorno allo 0.6%, potrebbe salire al 4% — un livello non visto sin dal marzo 1995 — qualora il saldo delle partite correnti dovesse finire in deficit mentre il debito pubblico eclisserebbe i risparmi della nazione, ha detto Toshihiro Nagahama, capo economista presso il Dai-ichi Life Research Institute.

Inutile dire che se i costi dei debiti fiscali del Giappone dovessero aumentare anche meno di quella cifra, sarebbe game over lo stesso. Le spese per gli interessi assorbirebbero praticamente il 100% delle entrate attuali, costringendo il governo ad aumentare sempre di più le tasse. Un esperto citato nell'articolo di Bloomberg dice che sarebbe necessaria una imposta sulle vendite del 20% — quasi il triplo del livello attuale — per abbattere il mostro fiscale che nascerebbe dalla normalizzazione del tasso di interesse.

"A meno che il governo non aumenti l'IVA al 20% o approvi una riforma drastica della spesa sociale, questo scenario è altamente probabile", ha detto Ogawa. "Tassi di interesse più alti scoraggeranno gli investimenti di capitale interni e stimoleranno lo spostamento della produzione all'estero, aumentando il numero di disoccupati."

La citazione qui sopra ci dice perché la distopia keynesiana rappresenta una descrizione calzante di ciò che sta emergendo in Giappone; e perché impersoni l'orrore finanziario che si sta palesando qui da noi da un decennio o due a questa pate.

Come indicato in precedenza, l'alternativa ad un terribile aumento dell'imposta sulle vendite è "una drastica riforma della spesa sociale". Ma quest'ultima non è nemmeno una possibilità remota. La popolazione del Giappone si sta riducendo e sta invecchiando rapidamente, al punto che presto diventerà un arcipelago di case di riposo.

Il tasso di risparmio del Giappone, come illustrato di seguito, è sceso da oltre il 20% nel corso degli anni '70 e '80 (il suo periodo di massimo splendore come potenza esportatrice) al solo 3% di oggi. Quando la popolazione pensionata del Giappone raggiungerà quasi il 40% di quella totale nei prossimi anni, questo tasso diventerà ovviamente negativo poiché le famiglie intaccheranno i risparmi per sopravvivere.




Cosa è successo all'enorme surplus nel risparmio del Giappone? Il governo l'ha preso in prestito! E sprecato in massicci progetti di stimolo keynesiani che hanno tenuto il LDP al potere per decenni, costruendo ponti e autostrade verso il nulla che non saranno di alcuna utilità per la colonia di pensionati.

E l'invecchiamento demografico ha un effetto determinante sulla popolazione del Giappone in età lavorativa. In pochi anni quella che era un popolazione in età lavorativa di 88 milioni è scesa a 79 milioni; e scenderà al di sotto dei 50 milioni di persone nei prossimi due decenni.

Quello che gli stregoni keynesiani (che hanno consigliato al Giappone di sprofondare in stimoli fiscali dopo la crisi finanziaria del 1989-1990) non hanno spiegato, è come questo inesorabile calo della popolazione lavorativa possa portare sulle sue spalle l'onere fiscale di un enorme debito pubblico.

Eppure non c'è altra via d'uscita dalla trappola del debito keynesiana in cui è finito il Giappone. Al peggioramento delle partite correnti, come mostrato di seguito, la necessità di importare capitali per finanziare il divario porterà alle stelle i tassi di interesse. L'onere sui contribuenti giapponesi diventerà schiacciante.






Il grafico qui sotto dovrebbe essere incollato sulla fronte di ogni membro del Congresso degli Stati Uniti. Quando la spirale del debito va troppo oltre — diventa una trappola finanziaria devastante. E non può essere risolta con la stampa di soldi perché se portata all'estremo — anche per la cosiddetta valuta di riserva mondiale — distruggerà completamente il sistema monetario.

Inoltre non dovreste dimenticare che la drastica degenerazione delle finanze pubbliche del Giappone è accaduta in tempo reale — in meno di due decenni dopo che la sua leadership ha preso una cantonata fiscale dopo l'altra a causa della burocrazia keynesiana nel Tesoro degli Stati Uniti, nel FMI, nell'OCSE e altrove. E questo è chiaramente un caso di cattive idee importate dall'estero. La generazione di funzionari che ha assistito al miracolo post-guerra del Giappone può anche essere stata irrimediabilmente attratta da modelli insostenibili di matrice mercantilista, ma non era credente nel debito e nella spesa keynesiana.

Lo so per esperienza personale, per aver trattato con la burocrazia giapponese durante i primi giorni dell'amministrazione Reagan. Erano scioccati di come l'America potesse prendere parte ad un immenso gioco d'azzardo tagliando drasticamente le tasse prima di ridurre la spesa interna ed i finanziamenti alla difesa.

Questo era allora — in un momento in cui il debito del Giappone era sotto il 50% del PIL, nonostante due decenni di sviluppo economico interno direzionato dallo stato. Eppure solo un decennio più tardi — dopo essere stati penalizzati per aver lasciato apprezzare drasticamente lo yen in seguito agli Accordi del Plaza del 1985 — il loro modello di mercantilismo è andato in frantumi allo scoppio di una grande bolla finanziaria.

Così, lasciati completamente alla deriva, erano ansiosi per la visita di vigili del fuoco keynesiani come i professori Bernanke e Summers. Il Giappone ha poi lanciato il più grande esperimento keynesiano di stimolo fiscale mai immaginato. I risultati catastrofici parlano da soli ed evidenziano marcatamente come le cattive idee possono provocare enormi danni una volta che vengono abbracciate dalla macchina dello stato.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli


lunedì 21 luglio 2014

La manipolazione del prezzo dell'oro non avrà ripercussioni

«Due settimane fa, quando è uscita la notizia del primo caso confermato di manipolazione dei prezzi dell'oro (perché nonostante tutti gli "scettici" sostenessero il contrario, e cioè che ogni altra classe di asset poteva essere sistematicamente manipolata, ma non l'oro, giammai l'oro, si è invece scoperto che -- sì -- anche il prezzo dell'oro è stato manipolato), avevamo detto che questo sarebbe stato solo il primo di molti casi simili (e molto diversi) presentati alla popolazione. Oggi, tramite il Financial Times, apprendiamo solo una minuscola frazione di ciò che potrebbe saltare fuori da questo articolo: "Trading to influence gold price fix was ‘routine’." Approviamo la supervisione editoriale che ha preferito la parola "influenzare" a "manipolare" -- trasmette al lettore sensazioni molto più... distaccate.»

~ Gold Price Manipulation Was "Routine", FT Reports, Zero Hedge, 3 giugno 2014.
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di Greg Canavan


Che si tratti di una coincidenza o no, non lo sappiamo, ma l'oro è rimasto molto tranquillo sin da quando lo scorso aprile Deutsche Bank ha lasciato la propria posizione nel London gold fixing panel.

Prima di ciò, i regolatori stavano indagando su questo London gold "fix"... e qualcosa puzzava.

Il London gold fix è un processo mediante il quale cinque banche di investimento impostano (errr... aggiustano) il prezzo dell'oro due volte al giorno a Londra. E' andato avanti così sin dal 1919, quando N.M. Rothschild controllava il processo.

Ma a gennaio la Deutsche Bank ha annunciato che avrebbe abbandonato la sua posizione (sotto la pressione del regolatore finanziario tedesco). Si sperava che avesse venduto la sua posizione ad un altro player, ma stranamente nessuno era interessato. Di conseguenza a fine aprile ha lasciato il suo posto con un preavviso di due settimane.

Allo stesso tempo la Deutsche si è dimessa anche dal silver fix. Poiché la correzione quotidiana del prezzo dell'argento aveva solo tre partecipanti, questa mossa ha effettivamente ucciso il processo di fissaggio dei prezzi. La correzione del prezzo dell'argento, che ha avuto inizio nel 1897, cesserà ad agosto di quest'anno.

Quindi qui abbiamo un player importante che esce da una posizione apparentemente venerabile. Poi, poche settimane più tardi, la Financial Services Authority (FSA) del Regno Unito ha multato Barclays Bank per un ammontare di £26 milioni per aver manipolato il processo del gold fix. Naturalmente questo è stato solo un incidente isolato, e la FSA ha anche multato un "trader ombra" di Barclays per un ammontare di £96,000 per aver preso parte alla manipolazione.

Forse è per questo che il prezzo dell'oro è stato molto tranquillo in queste ultime settimane. I manipolatori sanno che i regolatori stanno guardando. Ognuno si sta comportando "bene", ma non durerà a lungo.

La multa a Barclays per aver manipolato il gold fix, evidenzia che razza di racket degenere sia diventato l'intero sistema finanziario. E' un grande modello di business per le banche e gli stati. Ecco come funziona:

I governi e le banche centrali assicurano una costante politica di inflazionismo e di denaro facile... il quale fluisce nelle grandi banche commerciali prima che arrivi a chiunque altro nell'economia. Questo fiume di denaro è sicuro che corromperà anche il cittadino più onesto, perché quando si tratta di soldi se ne può sempre avere di più, giusto?

E' ovvio poi che in un tale sistema si avranno errori di giudizio, mancanza di supervisione, inganno e corruzione. Ma le autorità di regolamentazione cercano di fermare tutto ciò?

No, impongono solo multe per ottenere la loro parte. Le multe non scoraggiano il comportamento negativo; sono solo un costo del fare business.

Nel 2013 la FSA ha incassato quasi £500 milioni... finora è arrivata a £141 milioni.

Secondo l'analisi del Financial Times, le banche d'investimento globali hanno pagato $100 miliardi per vertenze giuridiche dopo la crisi finanziaria del 2008. Eppure nessun dirigente di una qualsiasi grande banca ha avuto a suo carico accuse penali.

Il nostro insegnante di economia al liceo una volta ci disse: "Ragazzi, se state pensando di entrare nel business della criminalità, fate il lavoro dei colletti bianchi. Ci andranno leggeri se vi coglieranno in fallo." Aveva fatto centro... più di quanto avrebbe pensato al momento.

I regolatori non sono interessati alle accuse penali. Non sono interessati a scoraggiare tale comportamento. Sono interessati a prendere la loro parte ed a mandare avanti il gioco. E' uno sporco racket e siete voi che ne state pagando il prezzo.

Date un'occhiata alla storia di Barclays. La recente multa per il gold fixing fa riferimento al 2012, pochi giorni dopo che la stessa banca ha ricevuto una multa record per la manipolazione del tasso di interesse "Libor". Ora i dirigenti della banca sono sotto investigazione da parte del Serious Fraud Office del Regno Unito, per affari sporchi in Qatar nel corso del 2008. Ma che bella banca che è Barclays!

Non aspettatevi che queste cose si fermino qui. E' quello che succede nelle ultime fasi del capitalismo clientelare. I critici sono pronti a sottolineare come il capitalismo sia il problema. Non è così.

Il problema principale è la manipolazione costante del tasso di interesse. Mantenendo i tassi al di sotto del "tasso naturale" (il tasso di libero mercato in cui si incrociano le esigenze dei risparmiatori e degli investitori) per un periodo di tempo prolungato, si vengono a creare distorsioni su grande scala; non c'è, quindi, una sana correzione degli errori accumulati.

Nel frattempo, i banchieri si comportano male ed i regolatori tassano questo comportamento (ma non lo scoraggeranno). Questa situazione porterà ad un maggiore risentimento e ad una la lotta di classe. Gli estimatori di Thomas Piketty e dei suoi schemi marxisti di ridistribuzione della ricchezza guadagneranno trazione, e la ricchezza reale diminuirà ulteriormente poiché i produttori verranno tassati a morte.

Tornando alla manipolazione dell'oro, stiamo asisstendo all'inizio della fine di un'epoca a Londra. Il Financial Review riporta oggi che:

La Cina ha avvicinato banche estere e produttori di oro affinché partecipino insieme ad un gold exchange mondiale a Shanghai, hanno riferito persone vicine alla vicenda. Il più grande produttore e importatore mondiale del metallo giallo cerca una maggiore influenza sulla determinazione dei prezzi.

La scorsa settimana lo Shanghai Gold Exchange (SGE) ha ottenuto il via libera dalla banca centrale per lanciare una piattaforma di trading globale, una mossa che potrebbe sfidare il predominio di New York e di Londra nel commercio dell'oro e nella determinazione dei prezzi.

Questa è una grande impresa, e ci vorrà un po' di tempo. Ma se la Cina può garantire un processo di prezzaggio più trasparente rispetto a Londra, sarà sulla buona strada per usurparne il posto come centro importante di commercio di oro. L'altra grande sfida per la Cina è quella di proteggere i diritti della proprietà privata.

I grandi detentori di oro (pensate ai sauditi) sono felici di lasciare il loro oro a Londra, perché il Regno Unito è sicuro (è un'isola ed è difficile da invadere) e sanno che le autorità non confischeranno il loro oro. Ha una lunga storia di protezione della proprietà privata.

I sauditi si sentirebbero sicuri a lasciare il loro oro sul continente cinese? Non adesso. Ma la Cina può sgretolare il vantaggio competitivo del Regno Unito promulgando leggi sui diritti di proprietà e sostenendole in tutte le circostanze.

Per lo meno la Cina vuole sviluppare un hub di trading asiatico per il metallo prezioso, così come per altre materie prime di cui è grande consumatrice. Strappare una parte di questo ruolo a Londra dovrebbe migliorare la trasparenza dei prezzi e del business. Quando si tratta di hub di trading, la liquidità genera altra liquidità e potrebbe presto dominare il mercato, trasformando Londra in una semplice unità di immagazzinamento... non è un business molto redditizio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


venerdì 18 luglio 2014

Sprechi, Sprechi e Null'altro





di Francesco Simoncelli


Prendere spunto dalle situazioni che circondano la nostra vita è quella fonte inesauribile di ispirazione che permette ai prasseologi di occuparsi delle azioni umane che caratterizzano la nostra società. Sicuramente, o per meglio dire, quasi sicuramente, la prerogativa di qualsiasi essere umano è quella di massimizzare quelle due componenti che più ha a cuore: tempo ed efficienza. Non è certo un capriccio. Nel corso dei secoli la volontà umana è stata caratterizzata dalla necessità di soddisfare i propri desideri. Raggiungere questo scopo ha permesso di dare i natali a tutte quelle migliorie che hanno scandito il progresso ed il successo del genere umano. Consentire la realizzazione e proteggere tale processo è stata una delle priorità degli individui.

Infatti, se una determinata cosa o percorso ha la tendenza a migliorare la nostra vita, perché abbandonarlo o sabotarlo? In questo processo l'efficienza ed il tempo giocano un ruolo predominante: minore è il tempo impiegato nella realizzazione di quei prodotti che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà la remunerazione e la probabilità di progredire nel campo in questione. Maggiore sarà l'efficienza con cui verranno realizzati quegli elementi che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà il grado di specializzazione con cui verranno creati e minore sarà la possibilità di incappare in errori.

In questo contesto il calcolo economico scevro da influenze destabilizzanti, rappresenta un imperativo imprescindibile da cui partire. Tutti gli strumenti insiti nel suo corretto svolgimento, devono essere puramente accompagnati da fondamentali economici veicolanti segnali di mercato il più vicino possibili alla realtà. Di conseguenza il fallimento non è un evento da cui rifuggire ad ogni costo, bensì un monito di fronte al quale cercare di operare nel modo più affine possibile a ciò che desiderano le forze di mercato.

Cercare di mantenere in una vita artificiale entità in disaccordo con le forze di mercato, costringe un'allocazione errata delle risorse scarse presenti sul mercato. La vita artificiale presuppone, infatti, la preclusione di risorse di capitale ed umane nelle mani di quelle attività che più soddisferebbero i desideri degli individui o che sarebbero nate a seguito della scomparsa di quelle fallite.

L'apparato statale, purtroppo per noi, rappresenta il più grande elargitore di vita artificiale a fini clientelari. Sebbene possano esistere degli investimenti presumibilmente produttivi con una certezza quasi tangente alla sicurezza, poiché presi in alta considerazione dalla maggior parte delle persone la maggior parte del tempo, lo stato è riuscito a trasformare anch'essi in un'orgia di azzardo morale e spese sconsiderate. L'apparato statale tende ad essere un predatore il più silenzioso possibile, ed è ben noto per non fare prigionieri. E' alla stregua di un coyote affamato: quando non trova di che cibarsi, inizia a mangiare sé stesso. Non fidatevi dei riformatori, nessuno potrà mai riformare quella grande regola enunciata da Frederic Bastiat: "Lo stato è quella grande illusione dove tutti cercano di vivere a spese di tutti."

Infatti lo stato è riuscito a corrompere il sistema sanitario a tal punto, da renderlo uno dei più grandi pachidermi burocratici/clientelari/spendaccioni che sia mai esistito. Insieme alla Previdenza Sociale, il SSN sarà l'innesco per la detonazione finale di tutti gli errori finora commessi e mai corretti. In Italia le spese del sistema sanitario ammontano a circa €100 miliardi annui, con una spesa pro-capite che ammonta a circa €1,800. Un esborso non indifferente se pensate alla qualità che viene resa al contribuente (per non parlare delle spese aggiuntive che bisogna sopportare quando ci si rivolge al settore privato). Negli anni l'aumento perenne dei costi sanitari ha rappresentato un fardello gravoso sulle spalle del contribuente, il quale è stato soverchiato dalla comparsa di una selva intricata di nuove tasse facenti riferimento al SSN.

In questo periodo stiamo raggiungendo a passi spediti il punto di saturazione, con debiti irrimediabilmente impagabili ed una propaganda incentrata sulla levitazione della spesa sanitaria. Da investimento potenzialmente proficuo, la sanità è diventata una dolina per le risorse scarse che vi vengono convogliate, assicurando all'apparato statale quel "vizio" a cui ha ceduto per tutto questo tempo: prendere in prestito a lungo termine e spendere a breve termine.

Ma se le soluzione che sono state calate costantemente dall'alto hanno dato prove di essere dei fallimenti sequenziali, per non provare l'opposto? Perché concentrarsi sempre e comunque nel fare la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso? Lo stato sottomette l'efficienza ai suoi scopi clientelari, e questo significa che mette in secondo piano anche le cure erogate. Non bisogna gridare allo scandalo davanti al fallimento, né richiedere maggiore presenza dell'ingerenza statale, bensì prendere atto di come le scelte del passato siano state sbagliate e ritornare in carreggiata permettendo alle risorse (materiali ed umane) di andare laddove se ne richiede la presenza più urgentemente. La via da intraprendere per migliorare il settore sanitario, è senza dubbio quella che passa da una deregolamentazione del settore sanitario/medico e dall'abolizione delle restrizioni che frenano l'ingresso di nuove figure in questo mercato.

A questo proposito mi piacerebbe portare come esempio il caso della Germania. Negli ultimi 20 anni il modello tedesco ha prediletto una struttura di erogazione del servizio sanitario orientata al settore privato, dove la ricerca del profitto ha stimolato un accrescimento dell'efficienza, della qualità ed un controllo dei costi. Sebbene sappiamo sin dal 1776, anno in cui Adam Smith pubblicò The Wealth of Nations, che la ricchezza delle nazioni si basa sul libero commercio e su tasse basse, e non su opere finanziate dal clientelismo dello stato, siamo un popolo lento ad apprendere: nel campo sanitario, in Italia solo il 25% di tutte le prestazioni viene fornita da privati.

In Germania esistono circa circa 2,100 ospedali i quali si possono dividere in tre categorie: privati a scopo di lucro, privati non a scopo di lucro, pubblici. Dando per scontato la comprensione della natura di questi ultimi, i primi due fanno riferimento a strutture totalmente private (gli ospedali non a scopo di lucro sono spesso posseduti da organizzazioni religiose). Il sistema di finanziamento passa attraverso un canale duplice: per le infrastrutture c'è l'erogazione di fondi prelevati dalla fiscalità generale, mentre i costi operativi sono sovvenzionati dai singoli pazienti. Sebbene il sistema si appoggi ancora allo stato, il ruolo di quest'ultimo non è preponderante come ci si aspetterebbe, lasciando al paziente la facoltà di scelta sul dove essere curato. In questo modo gli ospedali devono competere per ottenere la fiducia e la rispettabilità dei pazienti, altrimenti finirebbero in bancarotta. Quindi lo spazio per gli errori è davvero ristretto, e farne uno significherebbe intraprendere successivamente un duro percorso di riabilitazione agli occhi dei consumatori delle prestazioni mediche.

Il settore privato ha accettato la sfida e negli ultimi decenni si è mosso per aumentare l'efficienza nelle prestazioni mediche, mentre il settore pubblico, a causa delle sue inefficienze intrinseche, è stato costretto a cedere il passo. Di conseguenza non ha potuto far altro che privatizzare (o privatizzare almeno in parte) quegli istituti sanitari che in precedenza aveva sotto la sua ala. Negli ultimi 20 anni il numero degli ospedali a scopo di lucro è pressoché raddoppiato, mentre quelli pubblici sono dimezzati. E tutto ciò non ne ha inficiato la qualità del servizio, poiché è sottoposto a regole stringenti sulla trasparenza. La loro ricerca del profitto, quindi, permette di soddisfare adeguatamente il volere principale di quei consumatori che si rivolgono a questi ospedali privati: curare il paziente. L'esempio tedesco vuole semplicemente mostrare al lettore come la competitività, la soddisfazione dei desideri degli consumatori ed il libero accordo tra attori economici genera prosperità all'interno della società.

Chiunque voglia mettere le mani sulla sanità per permettere un cambiamento dovrebbe tener nota della Germania e di come il laissez-faire produca quell'agognato benessere di cui i pianificatori centrali amano riempirsi la bocca... ma solo a parole. Essi, invece, tendono a difendere strutture di produzione che garantiscano ai loro protetti un privilegio a scapito del resto della popolazione e soprattutto a spese del contribuente. Difendono queste posizioni di privilegio sventolando il feticcio del duro lavoro immesso da coloro che operano nell'attività in questione. Illustrano scenari apocalittici in cui il servizio offerto scomparirebbe magicamente dalla faccia della terra, come se coloro che fino al giorno prima lo svolgevano di colpo facessero tabula rasa delle proprie competenze e conoscenze.

Nel 1871 Carl Menger pubblicò il libro Principi di Economia, in cui smentiva tutti quegli economisti neoclassici (tra cui Marx) che ritenevano il lavoro come la quintessenza del valore di un determinato bene o servizio. I pianificatori centrali hanno pensato che, essendo la sanità una componente altamente importante nella vita degli individui, potevano gozzovigliare a loro piacimento in questo settore senza conseguenze significative. Non è così. Perché? Perché non esistono pasti gratis ed il valore non è qualcosa di oggettivo e misurabile. Le persone cambiano idea. Quando i consumatori tolgono il loro voto (es. denaro) da questa o quella attività e smettono di finanziarla, il suo destino è segnato se non riesce a reinventarsi ed a soddisfare i loro desideri. Che si tratti di pianificazione centrale o libero mercato, le forze di mercato sono inesorabili. In un modo o in un altro prevalgono sempre, facendo emergere "vincitori" e "vinti".

Lasciarle agire senza ostacoli non comporta conseguenze negative per la società, ma solo per coloro che non soddisfano i desideri degl iattori economici o commettono errori su errori di calcolo economico. Se invece le si tenta di arginare, le conseguenze per tutta la società saranno tanto ampie quanto più si è tentato di sopprimerle.


giovedì 17 luglio 2014

“Sovranità monetaria”: parole in codice per “keynesismo nazionale”





di Gary North


Una delle frasi più perverse che possiamo sentire oggi tra i conservatori ed i sostenitori del libero mercato, è questa: "sovranità monetaria". Ogni volta che leggete o sentite le parole "sovranità monetaria", pensate al "Federal Reserve System".

Oggi qualsiasi difesa della sovranità monetaria, è una difesa del Federal Reserve System e di un sistema monetario fiat gestito dal governo federale: biglietti verdi. E' sia Janet Yellen sia Ellen Brown. In entrambi i casi, è keynesismo.

Non vedo alcuna ragione per sostenere la sovranità monetaria, a meno che non siate molto precisi e dite che la sovranità monetaria significa sovranità esclusiva del libero mercato, il che significa niente licenze statali per le banche -- locali, statali, nazionali o internazionali. Questo non è ciò che la maggior parte delle persone intende con sovranità monetaria, né è ciò che la maggior parte delle persone capisce quando ascolta le parole "sovranità monetaria".



NIENTE SOVRANITA' MONETARIA IN MANO ALLO STATO

C'è stato un tempo, nella storia di questa nazione, in cui non esisteva alcuna sovranità monetaria. Questo era prima della Rivoluzione Americana. Sotto il monopolio della Banca d'Inghilterra, i governi coloniali non erano autorizzati a rilasciare le proprie valute fiat. Benjamin Franklin fu un grande promotore del denaro fiat, ma non fu mai in grado di veder realizzato il suo piano, perché l'Impero Britannico non concedeva questa sovranità ai governi coloniali. Questo era un vantaggio enorme per le persone che vivevano sotto il dominio britannico in Nord America. Nessun governo statale poteva costringerle ad adottare denaro di carta. Non esisteva il corso legale nelle colonie britanniche.

Il sistema monetario era completamente nelle mani delle piccole banche locali e del governo della Spagna. La valuta principale in Nord America era il dollaro d'argento spagnolo. L'articolo di Wikipedia è molto buono, e lo consiglio. Abbiamo dimenticato che cosa fosse la libertà monetaria.

Il real da 8 (noto anche come pezzo da otto o dollaro spagnolo; in spagnolo real de a ocho, peso de ocho o dólar español; in inglese eight real coin, piece of eight o Spanish dollar) è una moneta d'argento, dal valore di otto real, che fu coniata nell'Impero spagnolo dopo una riforma della monetazione nel 1497. Ebbe corso legale negli Stati Uniti fino all'emissione dell'Act del Congresso che abolì la pratica nel 1857. A causa dell'ampia diffusione in Europa, nelle Americhe e nell'Estremo Oriente, divenne la prima moneta mondiale verso la fine del XVIII secolo. Molte monete in circolazione, come dollaro canadese, dollaro statunitense e lo yuan cinese, come la maggior parte delle monete dell'America Latina e il peso filippino erano inizialmente basati sulle monete da 8 real.

Il termine peso era usato in spagnolo per indicare questa moneta e divenne la base per molte delle monete delle ex-colonie spagnole, tra cui i peso di Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Paraguay, Filippine, Porto Rico, San Salvador, Uruguay e Venezuela.

Apprendiamo anche questo: "Il Coniage Act del 1792 creò la Zecca degli Stati Uniti, ma i primi dollari non erano così popolari come i dollari spagnoli, i quali erano più pesanti ed erano fatti di argento più fine."

In altre parole, la base economica di questa nazione si fondava principalmente su una valuta estera. Non c'è stata sovranità monetaria in Nord America fino a quando il Congresso non iniziò a stampare moneta nel 1777, cosa che portò alla prima ed unica iperinflazione nella storia americana. Quando il Congresso affermò la sovranità monetaria nel 1777, fu il passo preliminare per distruggere il sistema monetario. Era il classico esempio di sovranità monetaria federale.

Subito dopo la seconda ratificazione della Costituzione -- la prima venne ratificata nel 1781 -- Alexander Hamilton promosse la Banca degli Stati Uniti come banca centrale controllata a livello nazionale. Questo fu il secondo grande esperimento di sovranità monetaria nella storia degli Stati Uniti. Il primo fu il sistema monetario fiat della rivoluzione. Durò 20 anni: 1791-1811. Nel 1811 non venne rinnovato l'atto costitutivo. Nel 1816 iniziò il terzo esperimento: la Seconda Banca degli Stati Uniti, che durò fino al 1836 quando il presidente Jackson terminò la sovranità monetaria delegata ad un'organizzazione bancaria privata. Questa grande lotta politica ebbe luogo nel 1832, e Jackson sconfisse le forze di Henry Clay quando pose il veto sul rinnovo dell'atto costitutivo della Seconda Banca degli Stati Uniti. Quindi non esistette sovranità monetaria fino al 1913, quando un immigrato tedesco di nome Paul Warburg si alleò con le forze dei Morgan e dei Rockefeller per promuovere l'atto costitutivo della Federal Reserve. Fu il più grande periodo di crescita economica nella storia americana. Fu il periodo di maggiore libertà economica nella storia. Il cuore, la mente e l'anima di quella libertà erano legate a questo fatto centrale: non vi era alcuna sovranità monetaria nazionale negli Stati Uniti. C'erano le banche. Non esisteva alcuna banca centrale. C'erano monete d'oro e d'argento emesse dalla zecca, ma potevano essere usate anche altre monete.

Questa era l'epoca del gold standard internazionale. Non esisteva sovranità monetaria internazionale.

Esisteva sovranità monetaria statale, la quale fu un errore enorme. Se non fosse esistita alcuna sovranità monetaria statale, allora avremmo avuto una vera moneta di libero mercato, che è ciò che Ludwig von Mises raccomandò nel suo libro, La Teoria della Moneta e del Credito. Il suo grande avversario fu Irving Fisher, economista di Yale, che invece promuoveva una moneta nazionale fiat. Fisher era un grande difensore del settore bancario centrale. Vinse il dibattito, ma non riuscì mai a raggiungere il suo obiettivo: riserva al 100% per le banche commerciali. Era l'imbonitore accademico di Warburg, dei Rockefeller e dei Morgan.

Nel 1913, verso la fine del mese di dicembre, gli Stati Uniti ingoiarono forzatamente la sovranità monetaria federale: il Federal Reserve System. Gli americani non hanno mai più avuto libertà nel campo monetario. Il motivo è chiaro: la sovranità monetaria federale.



INTERNAZIONALISMO MONETARIO

Il gold standard è rimasto internazionale fino alla fine del XIX secolo. Non era controllato dai governi nazionali. Incorporava la sovranità monetaria, ed è per questo che era odiato da tutti i difensori del denaro fiat. Viene ancora odiato. I difensori del denaro fiat cercano la sovranità monetaria nazionale e disprezzano quella internazionale: il gold standard. Lo considerano come un freno alla manipolazione keynesiana dell'economia. Hanno ragione. Ecco perché Nixon abolì le sue ultime tracce il 15 Agosto 1971. Lo aveva annunciato il 4 gennaio 1971: "Ora sono un keynesiano." Potete scommetterci che lo fosse -- soprattutto negli affari monetari. Lo dimostrò il 15 agosto.

Oggi assistiamo ad una versione fiat money dell'internazionalismo monetario. Si sta cercando di convertire la sovranità della banca centrale nella sovranità internazionale della banca centrale. Ci sono banchieri centrali che vogliono un cartello internazionale paragonabile a quello nazionale, il quale è rappresentato dal Federal Reserve System. Ci sono 7,000 banche commerciali negli Stati Uniti, ed i pianificatori monetari centrali preferirebbero il modello canadese, che porterebbe il numero delle banche a circa una dozzina, con il conseguente predominio delle quattro o cinque più importanti. Questo può essere fatto solo con la sovranità monetaria federale.

E' iniziato con la sovranità monetaria statale. E' continuato con la sovranità monetaria federale. Ora, si suppone, si concluderà con la sovranità monetaria internazionale. Ogni passo è peggiore di quello precedente.

La soluzione, teoricamente e moralmente, alla sovranità monetaria è il free banking. Questo è ciò che Mises raccomandò nel 1912. Ciò significa che i banchieri, i quali non si fidano l'uno dell'altro, ricoprono il ruolo di agenti economici della popolazione. I banchieri generano corse agli sportelli delle altre banche richiedendo il rimborso, in monete d'argento o d'oro, di quelle ricevute di deposito emesse da altre banche commerciali.



I CARTELLI BANCARI

Fintanto che le grandi banche non possono costituire un cartello a livello statale, che è quello che cercano sempre di fare, la sovranità monetaria viene conservata nel libero mercato, non nello stato. I banchieri commerciali vogliono sempre la sovranità monetaria statale, perché non vogliono corse agli sportelli nei confronti delle grandi quantità di ricevute di deposito che in realtà non possiedono nei loro caveau. Vogliono un cartello autorizzato dallo stato per proteggersi dagli altri banchieri. In primo luogo, c'è lo stato che autorizza le banche ad operare. In secondo luogo, subentra la licenza federale. In terzo luogo, c'è un trasferimento di sovranità monetaria federale ad una banca centrale privata, che viene creata per proteggere le grandi banche commerciali. Infine, c'è il tentativo di trasferire la sovranità monetaria ad un cartello bancario internazionale.

Il problema con tutte queste sciocchezze è il concetto di sovranità statale sul denaro. Non c'è nulla nell'etica o nella teoria economica che possa giustificare la sovranità monetaria statale. L'autorizzazione statale è sempre il tentativo dei banchieri commerciali, che cercano di formare un cartello, di tenere fuori i vari concorrenti e di stabilire tassi di rendimento superiori a quelli di mercato per coloro all'interno del cartello bancario. I banchieri commerciali difendono sempre la sovranità monetaria statale perché vogliono tenere fuori i nuovi concorrenti, ed usano lo stato per ottenere un oligopolio sulla popolazione.

Più e più e più volte vediamo che i conservatori, nonostante le buone intenzioni, si ritrovano a promuovere questo sistema di intervento statale negli affari monetari. Questa è una richiesta di keynesismo pura e semplice. Significa contraffazione della banca centrale -- fiat money -- per comprare il debito del governo federale, il quale va in deficit per cercare di controllare l'economia. Questa pratica viene difesa come una sorta di diritto naturale del governo civile. Non esiste un diritto simile. Si tratta semplicemente di una intrusione dello stato nel libero mercato, sempre in nome del consumatore e sempre gestita dai banchieri commerciali (soprattutto dai grandi banchieri commerciali che tentano di stabilire un cartello per se stessi e che usano l'intervento dello stato per mantenere fuori i concorrenti).

Questa situazione è andata avanti per così tanto tempo che oggi è stata metabolizzata ed inglobata nel pensiero della popolazione, la quale non appena sente le parole "sovranità monetaria" pensa ad una difesa contro la "sovranità monetaria internazionale". In realtà è un attacco all'idea di un libero mercato nel settore bancario. E' keynesismo nazionale contro keynesismo internazionale.

I conservatori americani sono stati nella tasca del Federal Reserve System per così tanto tempo da credere onestamente che una difesa della sovranità monetaria, che per un secolo è stata una difesa politica del Federal Reserve System, sia una sorta di dovere patriottico degli americani. Non è così.



CONCLUSIONE

Per favore non usate le parole "sovranità monetaria" senza usare anche le parole "nessuna licenza statale per le banche". Se non lo fate, diventerete un utile idiota del Federal Reserve System. La Federal Reserve ha tutti gli utili idioti di cui ha bisogno nel Congresso, nei media e nelle università. Non aumentatene il numero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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