martedì 2 settembre 2014

Gli investimenti migliori in un mercato globale pericoloso





di James Rickards


Raramente il rapporto tra geopolitica e finanza globale è stato più collegato e complesso come lo è oggi.

Saper investire ed allocare gli asset tra le varie classi richiede la comprensione dei driver strategici connessi alla valutazione ed alla volatilità. Ecco un tour intorno al mondo per permettere agli investitori di individuare i momenti critici e le loro implicazioni.

La disintegrazione dell'Iraq è tutt'altro che finita. La situazione peggiorerà ulteriormente facendo salire i prezzi del petrolio. La marcia ISIS-sunnita verso Baghdad è stata temporaneamente rallentata dalla chiamata alle armi sciita, e dall'intervento iraniano sul lato degli sciiti e del governo di al-Maliki. L'ISIS si sta raggruppando e sta consolidando le sue posizioni in attesa di ulteriori aiuti dai suoi sponsor sauditi. Tutto questo è un preludio a battaglie molto più grandi.

La guerra in Iraq ha il potenziale per diventare una guerra regionale. La Turchia può essere tirata dentro dalla nascita di uno stato curdo nel nord dell'Iraq. L'Iran è già stato risucchiato dal conflitto per supportare al-Maliki. Siria ed Iraq si sono effettivamente fusi perché i confini sono stati cancellati. La Giordania è relativamente debole e verrà ferita da rifugiati e dalle ripercussioni belliche.

Il territorio giordano è utilizzato sia dall'ISIS sia dagli Stati Uniti per le loro operazioni. Nessuno di questi sviluppi si risolverà presto, quindi la regionalizzazione del conflitto andrà avanti con implicazioni negative per le forniture energetiche regionali.

La reazione rilassata della Casa Bianca riguardo la situazione in Iraq è facilmente spiegabile con il fatto che Obama ha allacciato un dialogo con l'Iran lo scorso dicembre, quando ha annunciato la possibilità di un accordo sui programmi nucleari dell'Iran e ha rimosso alcune sanzioni economiche.

La politica estera di Obama prevede un ritiro degli Stati Uniti, ma anche lasciarsi dietro dei "poliziotti" regionali che mantengano ordine nei loro quartieri. L'Iran è il poliziotto preferito da Obama in Medio Oriente, quindi gli Stati Uniti vi fanno affidamento affinché ristabilisca l'ordine in Iraq in modo silenzioso.

La distensione con l'Iran è un tradimento dell'Arabia Saudita. Sin dal 1974 il dollaro USA è stato sostenuto dai "petrodollari": gli Stati Uniti si impegnavano a garantire la sicurezza della Casa di Saud ed in cambio i sauditi avrebbero prezzato in dollari il petrolio. Di conseguenza i paesi del mondo sarebbero stati costretti a detenere riserve in dollari per poter acquistare petrolio.

Ora che gli Stati Uniti stanno rinnegando la loro metà dell'accordo, l'Arabia Saudita può abbandonare i petrodollari. Soprattutto in virtù dei suoi nuovi rapporti energetici con la Cina. Tutti questi sviluppi puntano ad un debolezza del dollaro, anche se riuscirà ritagliarsi un momento di sicurezza grazie ad una tregua temporanea.

Tra l'altro la crisi ucraina è ancora viva. Putin ha ottenuto grandi vantaggi in Crimea e in Ucraina orientale. Gli Stati Uniti e le sanzioni economiche europee sono state attenuate a sufficienza da smorzare temporaneamente le tensioni. Non appena gli attacchi dell'ISIS in Iraq hanno distratto la Casa Bianca, Putin ha colto l'occasione e ha spostato i carri armati russi in varie parti dell'Ucraina e ha tollerato l'abbattimento di un aereo da trasporto di truppe.

Putin si sta dimostrando paziente, sveglio e concentrato rispetto alla Casa Bianca, che invece è impulsiva, goffa e si distrae facilmente. Questa crisi non andrà via presto e metterà pressione sui prezzi del petrolio e dell'oro.

In Europa il capo della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha di recente abbassato due tassi di interesse, oltre all'inaugurazione di un tasso di interesse negativo. Draghi ha dimostrato ancora una volta che lui è l'unico banchiere centrale che comprende il suo lavoro. Dice poco e fa meno, ma è tutto molto efficace perché continua a tenere asciutta la polvere da sparo e non cerca di fare più di quello che effettivamente può.

Le sue recenti iniziative dimostrano la sua dedizione alla stabilità dei prezzi e che probabilmente non stamperà denaro impegnandosi in un quantitative easing, “QE”, al fine di stimolare la crescita. Draghi sa che questa strategia non funzionerà, né si unirà alle guerre valutarie svalutando l'euro.

L'euro ha quasi toccato il fondo per ora e probabilmente aumenterà poiché è chiaro che Draghi si separerà dagli amici dediti al denaro facile come la FED, la Banca d'Inghilterra, la Banca Popolare di Cina e la Banca del Giappone.

La Cina è nel bel mezzo di un'enorme bolla immobiliare e del credito. Molti si aspettavano che questa bolla sarebbe scoppiata nel 2015; tuttavia secondo le recenti evidenze la bolla sta scoppiando più velocemente e questi problemi potrebbero venire alla ribalta nel 2014. La Cina ha riserve sufficienti per salvare il suo sistema bancario, ma non senza conseguenze.

La crescita cinese rallenterà bruscamente e ci saranno ricadute in altri mercati poiché le banche cinesi vendono asset buoni nelle economie sviluppate per raccogliere denaro e soddisfare le esigenze interne. Le folle inferocite assalteranno le banche esigendo il rimborso dei “wealth management products” che sono stati venduti dalle banche. Questi disordini si diffonderanno.

La situazione globale somiglia a quella degli anni '70. La FED si impegnò in politiche di denaro facile nel 1971 e nel 1972, in parte per facilitare la rielezione di Richard Nixon. L'alta inflazione non emerse subito. Prevalse l'illusione monetaria e ci fu una certa reticenza nel cambiare atteggiamento. Ma una serie di eventi geopolitici nel 1972-1973, culminanti con la guerra dello Yom Kippur nell'ottobre del 1973, portarono ad un embargo ed a prezzi del petrolio nettamente più elevati. Ciò a sua volta fece levitare le aspettative inflazionistiche.

Sin da allora gli economisti hanno accusato lo "shock petrolifero" per l'inflazione degli anni '70. Ma una corretta comprensione degli eventi ci dice che è stato il denaro facile ad innescare la miccia e l'embargo del petrolio a far divampare l'incendio.

È necessaria sia la miccia sia la scintilla per avere l'incendio dell'inflazione. Lo stesso vale anche oggi. La FED ed altre banche centrali hanno stampato migliaia di miliardi di dollari negli ultimi quattro anni. Finora l'inflazione è stata perlopiù domata. Ma il denaro stampato è solo la miccia; è ancora necessaria una scintilla. Gli eventi in Medio Oriente, l'Ucraina e la Cina di oggi possono essere quella scintilla.

Il risultato potrebbe essere in realtà il peggiore dei mondi possibili — inflazione più alta e crescita debole, chiamata "stagflazione". La FED è tra l'incudine ed il martello. Se raffreddano la stampante monetaria, bucheranno le bolle speculative.

Se la stampante monetaria continua ad andare a pieni giri, l'inflazione guadagnerà forza. All'emergere di nuovi dati deboli per il resto di quest'anno, la FED si renderà conto che il tapering l'ha indebolita. Questo farà sì che lanci un nuovo giro di allentamento quantitativo, o QE4, nel 2015.

A questo punto si faranno largo i casini geopolitici, e fungeranno da scintilla per l'inflazione che andrà oltre le aspettative della FED. Scoppieranno le bolle immobiliari ed azionarie, le banche si ritroveranno di nuovo in difficoltà e gli asset più sicuri saranno energia, oro, terreni, risorse naturali, agricoltura ed altri hard asset.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


lunedì 1 settembre 2014

Spesa del governo e tassi di interesse negativi





di Dickson Buchanan


A giugno la Banca Centrale Europea (BCE) ha anunciato qualcosa di storico e decisamente diabolico. Ha deciso di inaugurare la stagione dei tassi di interesse negativi per i depositi overnight. Ecco i dettagli dalla trascrizione ufficiale:

Il tasso sui depositi presso la banca è stato abbassato di 10 punti base, a -0.10%. Tali modifiche entreranno in vigore l'11 giugno 2014. Il tasso negativo si applicherà anche alle riserve in eccesso in relazione ai requisiti minimi di riserva ed ad alcuni altri depositi detenuti presso l'Eurosistema.

La soppressione forzata dei tassi di interesse da parte delle banche centrali non è affatto una politica nuova. Il secolo scorso è pieno di esempi in cui si è abusato di questo potere e delle relative conseguenze. La ZIRP (Zero Interest Policy Rate) è intrinsecamente inflazionistica, punisce i risparmiatori sottraendo qualsiasi rendimento sul denaro e li spinge verso speculazioni sempre più rischiose al fine di ottenere un guadagno. Né possiamo dimenticare il suo ruolo centrale nel generare il temuto ciclo economico boom/bust. Negli ultimi cinque anni gli Stati Uniti e la zona Euro hanno armeggiato con la ZIRP. La decisione della scorsa settimana da parte della BCE di oltrepassare il limite sconfinando in territorio negativo, segna un evento storico e mostra fino a che punto le banche centrali sono disposte ad andare nel distruggere l'economia globale.

Perché tassi di interesse negativi? In verità, questa domanda potevamo già porcela per i tassi a zero.

La risposta di Mario Draghi (e Janet Yellen): "[...] le misure contribuiranno ad un ritorno verso tassi di inflazione a livelli più vicini al 2%."

E' più corretto dire che le banche centrali sono terrorizzate dalla deflazione. Con deflazione intendono un calo generale dei prezzi aggregati. Puntano il dito contro la Grande Depressione ed il crollo finanziario del 2008 per portare esempi particolarmente brutti di deflazione che non vogliono rivivere. Ecco perché, al calare dei prezzi , sono intervenute con misure straordinarie e non convenzionali (TARP, ZIRP, salvataggi, QE, ecc.). Vogliono che i prezzi aumentino continuamente, tutti, dalle azioni alle obbligazioni agli stipendi ai beni di consumo. Vogliono che prenda piede l'effetto ricchezza keynesiano. A loro non importa se non potete più acquistare oggi quello che acquistavate cinquant'anni fa con la stessa quantità di denaro (o depositi elettronici).

Si sforzano di raggiungere questo obiettivo ampliando l'offerta totale del credito, mettendo sempre più euro (o dollari) nelle mani di più persone con la speranza che li spenderanno in qualcosa aumentandone quindi il prezzo. Mentre la ZIRP già adempie a questa prospettiva, in quanto riduce il costo complessivo dei prestiti, i tassi di interesse negativi vanno un passo oltre. Un tasso di deposito negativo significa che la BCE farà pagare lo 0.10% per mantenere il denaro al sicuro. I rapporti della BCE con le banche europee sono simili a quelli di alcuni genitori con i propri figli. Mentre la ZIRP equivale a regalare caramelle ad un ragazzino per cercare di convincerlo a fare ciò che si vuole, un tasso di deposito negativo equivarrebbe ad una sculacciata per non aver fatto quello che si voleva.

Naturalmente le banche commerciali non sono bambini e nemmeno titolari di aziende. Sono molto più intelligenti. Non rispondono sempre in modo uniforme nel modo in cui vorrebbero le banche centrali. Piuttosto, come in tutti i casi di pianificazione centrale, questa decisione avrà conseguenze non intenzionali e costose.

È possibile portare l'asino al ruscello, ma non è possibile costringerlo a bere. Il mercato del credito, come qualsiasi altro mercato, è una strada a doppio senso. Aumentare semplicemente l'offerta totale del credito rappresenta solo la metà dello scambio previsto. Rimarrà lì fino all'arrivo di una domanda adeguata. A questo punto è importante ricordare il nostro contesto. Sono cinque anni che siamo nel territorio ZIRP — il credito non è stato particolarmente difficile da trovare — e ne siamo saturi. In Europa (come negli Stati Uniti) le banche sono sedute su grandi mucchi di riserve, sculacciate da Draghi affinché le prestino. Ma questo non rende magicamente aziende o individui meritevoli di credito. Per molti, soprattutto tra i paesi marginali d'Europa, non ha senso indebitarsi quando stanno ancora cercando di venir fuori dalla prima (o seconda) ondata. Le aziende non sono fiorenti e la disoccupazione è ancora dilagante. Questi paesi sono davvero pronti a sprofondare ancora di più nei debiti? Le banche hanno davvero intenzione di prestare loro denaro?

Guardate la cosa dal punto di vista delle banche. Cosa scegliereste tra pagare lo 0.10% per tenere al sicuro il vostro capitale, o prestarlo ma solo a coloro che stanno lottando per pagare i debiti precedenti? Un'analisi semplice suggerirebbe: "Accidenti, non esiste una buona alternativa qui, ma la meno costosa potrebbe essere pagare lo 0.10% dato che potremmo perdere molto di più se estendessimo nuovo credito." Alla fine della giornata, imporre tassi di interesse negativi potrebbe non portare a quello che spera Draghi.

In alternativa, e preghiamo che non avvenga, punire le banche perché sono prudenti potrebbe costringerle a giocare più pericolosamente! Al fine di evitare la tassa, potrebbero iniziare a prestare denaro a chi pare loro, solvibile o insolvente. Gli speculatori scaltri intuiranno l'opportunità ed inizieranno a cortolarizzare debito spazzatura in pacchetti apparentemente interessanti e sicuri nella speranza che le banche commerciali non li esaminino a fondo. Con questa nuova decisione di Draghi, hanno per le mani una carta vincente. Per le banche diventerebbe sempre più costoso usare discrezione nei prestiti, perché dovranno pagare (lo 0.10%) per implementarla. Questo è il peggior scenario possibile poiché introduce l'incentivo perverso di generare un nuovo ciclo di debito tossico, con un potenziale ancora maggiore di default.

In secondo luogo, e questo fa sembrare Draghi uno sciocco, anche se le banche prestassero le loro riserve, molte torneranno indietro nel sistema bancario. Keith Weiner ha scritto un grande articolo su Forbes, dove dice:

Il denaro non lascia mai il sistema bancario. Si tratta di un circuito chiuso, con il denaro che va da una parte all'altra, ma resta sempre sotto la custodia di una banca. Il prestito non evita la necessità di depositare denaro presso la BCE, o negli Stati Uniti, presso la Federal Reserve.

Quando si prende in prestito denaro da una banca, quest'ultima dà la somma totale in pile di carta colorata? No, ciò che si riceve dalla banca è una notazione di aumento del credito sul proprio conto in banca. Niente va dentro o fuori della banca. Rimane lì. Ciò vale sia per il finanziamento su larga scala, sia per voi e per me. Il prestito non evita la necessità di depositare contanti presso una banca.

Però è più probabile che accada qualcos'altro e non è affatto di buon auspicio: apparentemente costrette in una morsa, le banche commerciali hanno ancora un modo per evitare la tassa della BCE ed effettuare prestiti con pochi rischi. In realtà possono prestare denaro, senza alcun rischio, acquistando titoli di stato. Ed in effetti è questo ciò che hanno fatto. Guardate i grafici dei rendimenti dei decennali spagnoli ed italiani.


Fonte: Bloomberg


Fonte: Bloomberg


Il tasso di interesse è inverso al prezzo di un'obbligazione. Se le banche stanno comprando titoli di stato, allora il loro prezzo salirà e la resa scenderà. Guardate i grafici. Dopo l'annuncio, il 5 giugno, entrambi i tassi sono scesi.



Conclusione

Il risultato della decisione di Draghi non porterà ad un aumento dei prezzi, a nuove imprese, o ad un aumento della spesa dei consumatori. Servirà a fornire un tasso di interesse ancora più basso sul debito pubblico, cosa che permetterà a governi già insolventi di prendere in prestito più soldi e quindi rinegoziare più facilmente le loro obbligazioni esistenti. Quando ci si ferma a pensarci, ci si deve chiedere: è questo il vero motivo per cui la BCE ha fatto quello che ha fatto? Forse il gergo accademico potrebbe essere un travestimento per il vero obiettivo: le banche centrali esistono per permettere a governi insolventi di prendere in prestito più soldi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


venerdì 29 agosto 2014

Combattere per il petrolio?





di Murray N. Rothbard


[Nota dell'editore: la guerra all'Iraq è stata fatta per il petrolio? Chuck Hagel, che era stato appena nominato Segretario alla Difesa, la pensa così; o almeno la pensava così nel 2007. E per il neocon Bill Kristol, questo rappresenta un grosso problema. Michael Moore ha risposto a Kristol citando diversi conservatori che sostanzialmente concordavano con Hagel. Uno degli esperti citati era Ann Coulter, il quale sosteneva che fosse giusto che gli Stati Uniti combattessero per il petrolio perché il paese ne ha bisogno. Murray Rothbard, nell'approfondire le motivazioni principali della prima guerra in Iraq, ha fissato un punto cruciale. L'intervento in Iraq è in effetti per il petrolio. Ma non si tratta dell'acquisizione del petrolio di per sé, ma della sua acquisizione da parte di alcuni produttori di petrolio. È la guerra non è per il capitalismo dei consumatori, ma per i capitalisti clientelari.]


Perché l'intervento in Arabia?


(The Free Market, Novembre 1990. Incluso in Making Economic Sense.)


Nel trambusto per l'intervento del presidente Bush nella penisola arabica, un paio di osservatori sobri hanno fatto notare la curiosa mancanza di chiarezza nell'obiettivo strategico di Bush: è per difendere l'Arabia Saudita (e questo regno è davvero sotto attacco?); per scacciare l'Iraq dal Kuwait; per ripristinare quello che Bush ha stranamente denominato il "governo legittimo" del Kuwait (reso "legittimo" da quale processo?); per deporre o uccidere Saddam Hussein (e sostituirlo con chi?); o per bombardare a tappeto l'Iraq da qui fino all'età della pietra?

C'è stata anche meno discussione su una questione un po' diversa, seppur più sconcertante: perché improvvisamente ci siamo ritrovati interessati all'Arabia Saudita? Perché questa isteria? Perché il più massiccio riarmo militare sin dai tempi del Vietnam, ed il dispiegamento di quasi tutto il nostro esercito, aviazione, marina e marines, in questo punto del globo dove non c'è nemmeno un obbligo convenzionale per gli Stati Uniti?

(1) Il tipo grosso ed il tizio piccolo. Ciò che è sconcertante per alcuni di noi è invece cristallino per il generale H. Norman Schwarzkopf, comandante delle forze Usa nella "Operazione Desert Shield". Stizzito dalle domande dei media, il generale ha risposto: "Non leggete i giornali? Sapete tutti perché siamo lì. Un tiranno ha attaccato un soggetto indifeso e noi siamo qui per fermarlo."

Il generale stava, ovviamente, utilizzando la metafora dell'azione della polizia. Un ragazzone sta massacrando di botte un tipo gracile, ed il poliziotto interviene per porre fine all'aggressione.

Purtroppo, ad un'analisi più approfondita, la metafora solleva molte più domande che risposte. A parte il problema evidente: perché gli Stati Uniti rappresentano il sedicente poliziotto internazionale? I poliziotti, vedendo il cattivo fuggire e dileguarsi nel suo quartiere, non lo circondano con la forza ed affamano l'intero quartiere per stanarlo. Ancor meno i poliziotti bombardano a tappeto la zona sperando che il cattivo resti ucciso. I poliziotti operano secondo il principio fondamentale che i civili innocenti non devono essere uccisi o presi di mira durante il tentativo di cattura dei colpevoli.

Un altro punto cruciale: i governi non sono simili agli individui. Se un gradasso se la prende con un tipo debole, l'aggressore sta invadendo il diritto della vittima alla sua persona ed alla sua proprietà. Ma i governi non possono essere considerati individui innocenti che possiedono solo i diritti di proprietà sul loro territorio. I confini di uno stato non sono acquisizioni produttive, come la proprietà privata. Sono quasi sempre il risultato di aggressioni e di coercizione da parte dei governi di entrambe le parti. Non possiamo pensare che ogni stato attuale abbia il diritto assoluto di "possedere" o controllare tutto il territorio entro i suoi confini (generalmente arbitrari).

Un altro problema con il presunto principio del poliziotto statunitense nella difesa di tutti i confini: che dire dell'invasione dello stesso governo degli Stati Uniti a Panama di qualche tempo fa? Chi può mettere le manette agli Stati Uniti? La solita storia recita che gli Stati Uniti stavano "ripristinando" elezioni libere a Panama. Un modo strano per giustificare l'intervento contro l'Iraq, dal momento che il Kuwait e l'Arabia Saudita sono entrambi oligarchie assolutiste che sono lontane anni luce dalla "democrazia" o dalle "elezioni libere."

(2) Saddam Hussein è un uomo molto cattivo, il "macellaio di Baghdad". Assolutamente, ma era altrettanto un macellaio anche l'altro giorno, quando era un nostro valoroso alleato contro la terribile minaccia per il Golfo rappresenta dai fanatici sciiti dell'Iran. A proposito, gli sciiti fanatici sono ancora lì, ma -- così come il dittatore della Siria, Hafez Assad, il macellaio di Hama -- sembra che si siano magicamente trasformati in nostri prodi alleati contro Saddam Hussein.

(3) Ma un giorno (tre, ma più probabilmente dieci anni) Saddam Hussein potrebbe acquisire armi nucleari. E allora? Gli Stati Uniti ne hanno a bizzeffe, il risultato della sua Guerra Fredda con l'Unione Sovietica, anch'essa pingue di armi nucleari durante i decenni in cui era considerata il nostro Nemico implacabile. Allora perché c'è molta più isteria ora contro Saddam rispetto ai tempi dell'Unione Sovietica? Inoltre Israele da tempo ha armi nucleari e l'India ed il Pakistan sono sul punto di una guerra per il Kashmir, e anche loro hanno le armi nucleari. Allora perché di loro non ci preoccupiamo?

L'appello a principi più alti, come spiegazione coerente per l'intervento americano, non avrà successo. Molti osservatori, pertanto, si sono concentrati sull'economia come spiegazione.

(4) La Guerra per il Petrolio. Saddam, invadendo il Kuwait e minacciando il resto dell'Arabia, rischia (come ha detto una persona nel mondo del giornalismo) di diventare il "re mondiale del petrolio". E' stata avanzata questa spiegazione per giustificare come gli USA debbano difendere il consumatore americano a fronte di un innalzamento astronomico del prezzo del petrolio da parte dell'Iraq.

Ancora una volta, tuttavia, ci sono molti problemi con la spiegazione "Prezzo del Petrolio". Lo stesso Establishment che ora si preoccupa dei prezzi del petrolio come "minaccia per lo standard di vita americano", trattò con calma e forza d'animo la quadruplicazione dei prezzi del petrolio nei primi anni '70, quando eravamo molto più dipendenti dal petrolio del Golfo di quanto lo siamo ora. Perché allora non c'è stata un'invasione statunitense dell'Arabia Saudita per abbassare il prezzo del petrolio? Se c'è così tanta preoccupazione per il consumatore, perché così tanti politici non abbassano le accise sui carburanti di 50 mastodontici centesimi al gallone?

E' chiaro che il potere dell'OPEC, come tutti i cartelli, è strettamente limitato dalla domanda dei consumatori, e che il suo potere di aumentare il prezzo del petrolio è di gran lunga inferiore rispetto agli anni '70. Secondo le migliori stime, anche se Saddam Hussein avesse conquistato l'intero Golfo, non avrebbe potuto aumentare il prezzo del petrolio al di sopra dei $25 al barile. Ma gli Stati Uniti, con l'embargo, il blocco e le continue minacce di guerra, sono già riusciti ad aumentare il prezzo del greggio a $40 al barile!

In realtà, sarebbe più plausibile supporre che l'obiettivo del massiccio intervento di Bush sia stato quello di aumentare il prezzo del petrolio, non di abbassarlo. E considerando la visita presidenziale del vice di Bush in Arabia Saudita, specificamente per sollecitarla ad aumentare i prezzi, i suoi legami di lunga data con il petrolio del Texas e con la Big Oil in generale, così come la recessione del Texas negli ultimi anni, questa intuizione comincia ad apparire fin troppo credibile.

Ma la spiegazione più probabile per l'intervento di Bush non è stata ancora enunciata. Questo punto di vista non si concentra sul prezzo del petrolio, ma sul suo approvvigionamento, e in particolare sugli utili. Per certo, come ha sottolineato Joe Sobran, Saddam non ha intenzione di controllare il petrolio al fine di distruggerne l'offerta oppure la relativa clientela di tutto il mondo.

Sin dal 1930 i Rockefeller e le altre grandi compagnie petrolifere occidentali hanno avuto rapporti intimi con i canoni assolutisti del Kuwait e dell'Arabia Saudita. Durante quel decennio e la seconda guerra mondiale, il re Ibn Saud dell'Arabia Saudita concesse un monopolio su tutto il petrolio sotto il suo dominio all'Aramco controllata dai Rockefeller, mentre i $30 milioni in pagamenti di canoni per la concessione vennero sborsati dal contribuente americano.

La U.S. Export-Import Bank influenzata dai Rockefeller, sganciò altri $25 milioni a favore di Ibn Saud per costruire una ferrovia dal suo palazzo principale, ed il presidente Roosevelt stanziò in segreto $165 milioni all'Aramco affinché costruisse tubazioni in tutta l'Arabia Saudita. Inoltre l'esercito americano venne assegnato per costruire un aeroporto e la base militare a Dhahran, nei pressi dei campi petroliferi dell'Aramco, dopo di che la base costata svariati milioni di dollari venne girata, gratis, ad Ibn Saud.

E' vero che l'Aramco fu gradualmente "nazionalizzata" dalla monarchia saudita nel corso degli anni '70, ma ciò equivale solo ad un cambiamento nei termini di questa partnership: oltre la metà del petrolio saudita viene ancora girato al vecchio consorzio dell'Aramco affinché lo possa vendere a tutto il mondo. In più la Mobil Oil dei Rockefeller, oltre ad essere un elemento chiave dell'Aramco, è impegnata in due grandi joint venture con il governo saudita: una raffineria di petrolio ed un complesso petrolchimico che costano più di $1 miliardo ciascuno.

Oleodotti e raffinerie devono essere costruiti, e la Standard Oil of California (ora Chevron), parte dell'Aramco, ha incaricato di questo compito il suo socio di lunga data, la Bechtel. Quest'ultima (che ha fornito un posto nel governo federale ai segretari George Schultz e Casper Weinberger) sta ora costruendo alacremente Jubail, una nuova città industriale da $20 miliardi nel Golfo Persico, così come molti altri grandi progetti in Arabia Saudita .

Per quanto riguarda il Kuwait, il suo emiro negli anni '30 concesse un monopolio petrolifero alla Kuwait Oil Co., una partnership della Gulf Oil e della British Petroleum, e ormai la ricca famiglia Sabah possiede un grande pezzo della British Petroleum e possiede anche depositi enormi presso la Chase Manhattan e la Citibank (entrambe influenzate dai Rockefeller).

L'Iraq, d'altra parte, è stato a lungo un paese petrolifero canaglia... nel senso che si è trovato al di fuori della rete Rockefeller-Wall Street. Così, quando il 2 agosto è scoppiata la crisi, le grandi banche di Wall Street, tra cui Chase e Citibank, hanno detto ai giornalisti che praticamente non avevano nessun prestito pendente, né depositi dovuti, con l'Iraq.

Quindi può anche darsi che la guerra di Bush sia una guerra per il petrolio, ma non nel senso di una battaglia eroica per conto di un basso costo del petrolio per agevolare il consumatore americano. George Bush, prima di ascendere alla vicepresidenza, è stato membro della commissione esecutiva della potente Commissione Trilaterale di David Rockefeller. La società di esplorazione petrolifera di Bush, Zapata, è stata finanziata dalla famiglia Rockefeller. Quindi questa Guerra per il Petrolio potrebbe essere semplicemente uno sforzo per espandere il controllo dei Rockefeller sul Medio Oriente.


Perché la guerra? La connessione col Kuwait


(The Rothbard-Rockwell Report, maggio 1991. Incluso in The Irrepressible Rothbard.)


Perché siamo finiti in guerra nel Golfo? La risposta resta oscura, ma forse possiamo trovare una spiegazione esaminando l'inquietante collegamento del Kuwait col nostro governo. (Sono in debito con un eccellente articolo su un oscuro tabloid di New York, Downtown di Bob Feldman, "The Kissinger Affair," 27 marzo.) Lo Sabahklatura che governa il Kuwait è immensamente ricco, soldi derivati dal bottino delle tasse/"royalty" estratte dai produttori di petrolio semplicemente perché la tribù Sabah rivendica la "sovranità" su quel prezioso asset nel bel mezzo del deserto. La tribù Sabah non ha alcuna rivendicazione legittima sui proventi del petrolio; non ha fatto nulla per esserne il primo appropriatore o il primo utilizzatore.

E' ragionevole supporre che la famiglia Sabah sia pronta ad utilizzare una parte modesta di quella ricchezza illecita per acquistare difensori ed avvocati negli Stati Uniti. Ora concentriamo la nostra attenzione sulla figura sinistra, ma quasi universalmente amata, di Henry Kissinger, un portavoce, consigliere e servitore dell'impero mondiale dei Rockefeller. Kissinger è così amato, infatti, che ogni volta che appare su Nightline o Crossfire è da solo, dal momento che sembra rappresentare una lesa maestà (o addirittura bestemmia) controbattere ai suoi pronuncimenti banali. Solo una manciata di brontoloni di estrema destra ed estrema sinistra disturbano questo consenso accogliente.

Nel 1954 Kissinger, un politologo di Harvard ed ammiratore di Metternich, uscì dalla sua oscurità accademica per diventare consigliere permanente sulla politica estera del governatore di New York Nelson Aldrich Rockefeller. Il dottor K svolse quel ruolo fino ad acquisire una certa padronanza della politica estera nelle amministrazioni Nixon e Ford. In quel ruolo Kissinger giocò un ruolo importante nel prolungare ed estendere la guerra del Vietnam, nell'omicidio di massa di civili causato da attentati terroristici in Vietnam, nel bombardamento segreto della Cambogia e nell'invasione del Laos.

Da quando lasciò la carica nel 1977, Kissinger ha continuato a svolgere un ruolo molto influente nella politica americana, nei media americani e nell'impero mondiale dei Rockefeller. Fu Kissinger, insieme a David Rockefeller, che risultò decisivo nella decisione disastrosa del presidente Carter di approvare che lo Scià rovesciasse l'Iran, vecchio amico e alleato dei Rockefeller, una decisione che ha portato alla crisi degli ostaggi iraniani ed alla caduta di Carter. Oggi Kissinger continua a servire come amministratore fiduciario del potente Rockefeller Brothers Fund, come consigliere della Chase Manhattan Bank dei Rockefeller e come membro dell'International Advisory Committee della stessa Chase. L'influenza di Kissinger sui media è evidente avendo fatto parte del consiglio della CBS Inc. ed essendo stato un consulente pagato per NBC News ed ABC News. Queste tre emittenti ricoprono buona parte del network dell'informazione.

Ma il ruolo principale e più redditizio di Kissinger è stato quello di capo della Kissinger Associates a New York, fondata con un finanziamento ottenuto nel 1982 dalla ditta bancaria internazionale di E.M. Warburg, Pincus and Company. A livello superficiale la Kissinger Associates (KA) è una "società di consulenza internazionale," ma tale "consulenza" copre molti peccati, e nel caso della KA questo significa influenza politica internazionale per le sue due dozzine di clienti importanti. In una relazione approfondita sulla KA del 20 aprile 1986, Leslie Gelb del New York Times Magazine rivela che "in quello stesso anno dalle 25 alle 30 imprese hanno pagato la KA tra i $150,000 ed i $420,000 ciascuna per ottenere influenza politica." Come fa notare blandamente Gelb: "Le superstar [della KA] erano persone che certamente avevano i contatti telefonici di alti funzionari del governo americano e di quelli stranieri." Oserei dire che si otteneva più della semplice influenza politica. Gli uffici della KA a New York e Washington sono piccoli, ma rappresentano una potere non indifferente. (E' una coincidenza che il quartier generale della KA a Park Avenue si trova nello stesso edificio della filiale della Chase Manhattan Bank, la Commercial Bank of Kuwait?)

Chi erano queste "superstar?" Uno di loro, che nel 1986 è stato vice presidente della KA, non è altro che il generale Brent Scowcroft, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Ford e, ricoprendo lo stesso ruolo sotto George Bush, è il principale architetto della guerra del Golfo. Uno dei migliori clienti del generale era la Kuwait Petroleum Corporation, che ha pagato Scowcroft per i suoi servizi almeno dal 1984 al 1986. Inoltre Scowcroft divenne direttore della Santa Fe International (SFI) nei primi anni '80, non molto tempo dopo la SFI è stata acquistata dalla Kuwait Petroleum Corporation. Il vecchio capo di Scowcroft si è unito a lui nella direzione della SFI: Gerald Ford. Una delle attività della SFI è la perforazione di pozzi di petrolio in Kuwait, un'operazione che, ovviamente, ha dovuto essere sospesa dopo l'invasione dell'Iraq.

Brent Scowcroft, è chiaro, ha goduto di una connessione lunga e redditizia col Kuwait. E' una coincidenza la presentazione di Scowcroft al Consiglio di Sicurezza Nazionale il 3 agosto 1990, che secondo il New York Times (21 febbraio) "ha cristallizzato il pensiero della gente e galvanizzato il supporto" per una "risposta forte" contro l'invasione irachena del Kuwait?

Con Scowcroft, tra l'altro, non si esaurisce l'elenco di amministratori Repubblicani tra la Kissinger Associates. Un altro alto funzionario della KA, Lawrence Eagleburger, sottosegretario di stato sotto Reagan, è tornato a ricoprire un'alta carica come vice segretario di stato sotto George Bush dopo un periodo di lavoro presso la KA.

Di vitale importanza alla KA sono i membri del suo consiglio di amministrazione. Uno è T. Jefferson Cunningham III, che è anche direttore della Midland Bank of Britain, altro cliente della KA. Il punto interessante qui è che il 10.5% di questa banca da $4 miliardi è posseduto dal governo del Kuwait. E Kissinger, come capo della KA, è naturalmente interessato a promuovere gli interessi dei suoi clienti, i quali includono la Midland Bank e quindi il governo del Kuwait. Questo collegamento ha qualcosa a che fare con il punto di vista ultra-interventista di Kissinger nella guerra del Golfo? Nel frattempo Kissinger continua ad operare nel Foreign Intelligence Advisory Board del presidente Bush, che non solo dona a Kissinger un canale per dare consigli ma gli dà anche l'accesso ad informazioni di sicurezza nazionale che potrebbero rivelarsi utili per i clienti aziendali della KA.

Un altro cliente della KA è la Fluor Corporation, che ha un interesse particolare nell'Arabia Saudita. Poco prima dell'invasione del 2 agosto, l'Arabia Saudita ha deciso di lanciare un progetto dai $30 ai $40 miliardi per espandere la produzione di petrolio, e ha concesso due contratti petroliferi enormi alle corporazioni Parson e Fluor. (New York Times, 21 agosto)

Un membro del consiglio di amministrazione della KA è il presidente dell'ARCO Robert O. Anderson; l'ARCO, anch'essa cliente della KA, è impegnata in un'esplorazione e perforazione petrolifera nel mare della Cina con la Santa Fe International, la filiale del governo del Kuwait.

Altri membri del consiglio della KA sono William D. Rogers, sottosegretario di stato nell'amministrazione Eisenhower e da tempo nella Dewey-Rockefeller di New York; l'ex-presidente della Citibank (Rockefeller) Edward Palmer; ed Eric Lord Roll, economista e presidente dell'istituto bancario S.F. Warburg di Londra.

Forse il membro più interessante della KA è una delle figure più amate dal movimento conservatore, William E. Simon, segretario del tesoro nelle amministrazioni Nixon e Ford. Quando Simon lasciò la carica nel 1977, è diventato un consulente per la Bechtel Corporation, che ha avuto i maggiori contratti di costruzione per raffinerie di petrolio e città in Arabia Saudita. Inoltre Simon è diventato un consulente per Suliman Olayan, uno degli uomini d'affari più ricchi e potenti in Arabia Saudita. Stretto collaboratore della ricca famiglia reale saudita, Olayan aveva servito bene la Bechtel ottenendo il contratto multi-miliardario per costruire la città petrolifera di Jubail. Nel 1980, inoltre, Olayan ha assunto William Simon per essere il presidente di due società di investimento insieme all'influente principe saudita Khaled al Saud.

La Bechtel, i Rockefeller e la famiglia reale saudita hanno avuto per lungo tempo una connessione intima. Dopo che i sauditi hanno concesso al consorzio petrolifero dell'Aramco (dominata dai Rockefeller) il monopolio del petrolio in Arabia Saudita, i Rockefeller hanno portato ai loro amici della Bechtel contratti di costruzione. La Bechtel Corporation, naturalmente, ha anche contribuito alla scalata di George Shultz e Cap Weinberger ai posti di comando dei Repubblicani. Per completare il cerchio, l'ex-capo di Simon, Suliman Olayan, è stato, nel 1988, il più grande azionista della Chase Manhattan Bank dopo lo stesso David Rockefeller.

Il motivo è chiaro. Un vecchio slogan della New Left recitava che "non c'è bisogno di un meteorologo per dirvi come soffia il vento". Allo stesso modo, non c'è bisogno di essere un "teorico della cospirazione" per capire che cosa sta succedendo qui. Tutto quello che dovete fare è essere disposti ad usare gli occhi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


giovedì 28 agosto 2014

Come trarre profitto dal metallo prezioso dimenticato





di Byron King


Vi metterò a conoscenza di un trend per il quale gli investitori istituzionali si morderanno i gomiti in futuro — sto parlando della rinascita dell'argento.

Dopo 3 anni di mercato orso, l'argento sembra aver toccato il fondo.

Di conseguenza, il prezzo di questa merce trascurata potrebbe essere sulla buona strada per i $30. Oggi voglio mostrarvi come sfruttare questa opportunità. Come vedrete, l'argento può proteggere la vostra ricchezza dalla tempesta perfetta di violenza settaria ed incompetenza burocratica. Ora è il momento di dare uno sguardo a questo metallo.

In primo luogo, vorrei spiegare come siamo arrivati qui.

Negli ultimi 3 anni l'argento ha avuto una vita difficile. Tutto è iniziato con la decisione della FED di interferire con l'economia.

Il mercato è ancora alle prese con gli effetti della politica monetaria della Federal Reserve. Sin dal 2008 abbiamo visto una dose costante di stampante monetaria e manipolazione del tasso di interesse — cosa che consegna agli investitori un mondo artificiale.

Questo mondo artificiale ha gettato fumo negli occhi di molti investitori. Le persone vanno a caccia di Facebook e Twitter. Stanno inseguendo i creatori di app ed altre dinamiche .

Nel frattempo, con il denaro che fugge dagli hard asset più sicuri, il prezzo dell'argento ha preso un colpo.

Il nostro analista tecnico, Greg Guenthner, mi ha mostrato una metrica che svela una dimensione invisibile di questa tendenza.

“Moving average convergence divergence (MACD), la linea sotto il grafico dei prezzi, mostra la quantità di traffici che avviene in un dato momento nel mercato dell'argento. Un picco nei trading — visto nel settembre 2012 — ha innescato la caduta precipitosa del prezzo dell'argento."




I prezzi dell'argento sono crollati poiché gli investitori di Wall St., desiderosi di giocare i loro soldi in investimenti più rischiosi, si sono trasferiti nel mercato azionario, ringraziando con devozione lo stimolo della FED. Ebbene, la festa sta giungendo al termine...

Come sapete, l'economia è ormai paragonabile ad un insieme di pezzi avulsi tenuti insieme con lo scotch e si sta sgretolando lentamente. Il QE è agli sgoccioli ed un aumento dei tassi di interesse è all'orizzonte.

Naturalmente non si può lanciare denaro ad un problema ed aspettarsi che funzioni nel lungo periodo.

Né il governo può aspettarsi di sostenere debiti da migliaia di miliardi di dollari. Il conto verrà probabilmente pagato sotto forma di una correzione di mercato.

Inoltre, le forze naturali del mercato spingeranno in alto l'inflazione fino a compensare gli sforzi della FED direzionati ad una manipolazione artificiale dei tassi. Per molti aspetti, l'inflazione è sempre in agguato dietro le quinte. E può solo peggiorare nei prossimi anni. Questa è una grande notizia per i possessori di argento.

Come possiamo rafforzare la nostra difesa contro il nemico conosciuto come inflazione? Sviluppando una posizione unica per l'argento.

Una mossa ideale non sarebbe solo quella di proteggersi contro la crescente ondata di inflazione, ma anche contro la volatilità dei trading degli investitori istituzionali volubili.

I banchieri di Wall Street sono soggetti ai capricci delle mode che passano. Hanno la lungimiranza di un moscerino della frutta; sono solo interessati al breve termine.

Voi siete qui per il lungo termine. Possedete quella lungimiranza che vi permette di scorgere i guadagni degli anni a venire.

First Majestic Silver Corp. (NYSE:AG) è una società a media capitalizzazione che vi aiuterà a far maturare i frutti della vostra lungimiranza. L'ho rivelato ai lettori di Oustanding Investment Insider il mese scorso. Tuttavia, dato che non l'ho trattata come una raccomandazione ufficiale, mi piacerebbe condividerla anche con voi.

First Majestic è una società mineraria focalizzata sulla produzione di argento in Messico. L'azienda sta riversando i suoi sforzi nell'aumentare l'efficienza delle sue miniere esistenti.

Una cosa lontano dalla norma per le società minerarie.

Le società minerarie ad alta capitalizzazione gettano milioni nell'esplorazione per scovare potenziali siti minerari. Quando le ricerche sfornano un ritorno misero, quasi inevitabilmente a causa dei costi astronomici dell'esplorazione, i loro bilanci finiscono in rosso. Potete immaginare che cosa significhi questo per la redditività delle compagnie minerarie.

La First Majestic rifugge da questa strategia in favore di una che è redditizia.

Vedete, la First Majestic si concentra sull'espansione della produzione delle sue miniere esistenti.




E questa tattica sta dando i suoi risultati. Nel primo trimestre, la produzione di argento è aumentato del 33% rispetto al primo trimestre 2013. Giusto in tempo per la rinascita dell'argento.

Traete conforto dalla forte correlazione tra il prezzo azionario di questa azienda ed il prezzo dell'argento. La correlazione fa luce sul grafico sconfortante qui sopra. Non preoccupatevi. Al rialzo dell'argento, seguirà anche quello della First Majestic. In realtà, sin dal giugno scorso stiamo vedendo una solida inversione di tendenza nel prezzo delle azioni, come indicato dall'area cerchiata sul grafico. E questo potrebbe essere solo l'inizio.

Traete profitto dal punto di svolta del prezzo dell'argento costruendo una posizione con la First Majestic.

Tutto sommato, le circostanze stanno convergendo affinché sia questo il momento in cui proteggere la vostra ricchezza. Potete proteggervi contro il rischio della fallibilità politica, con l'argento.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


mercoledì 27 agosto 2014

La sola prescrizione per una ripresa economica reale





di Dan Amoss


Nel 2012 i notabili che gestiscono l'Unione Europea hanno scelto la stagnazione alla ristrutturazione. Ecco una conseguenza di quella scelta: le aspettative per una ripresa economica sostenibile continuano sempre ad essere disattese.

Due anni fa il capo della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, ha promesso di fare "tutto il possibile" per tenere unita la zona euro. Ha bluffato gli investitori nervosi inducendoli a credere in un programma di acquisto di bond soprannominato “Outright Monetary Transactions”, o “OMT”.

Sin dal bluff dell'estate 2012, la BCE non ha dovuto comprare molti titoli di stato emessi da Italia, Spagna, o altri paesi periferici dell'UE; invece li hanno comprati le banche commerciali. L'acquisto implacabile di bond ha portato a rendimenti obbligazionari notevolmente bassi in quei paesi con profili di credito rischiosi.

Ma il salvataggio reciproco tra banche e stati non può durare per sempre. Le deboli banche dell'UE possono assorbire le obbligazioni solo con una quantità crescente di credito. Alla fine, l'economia reale dell'Europa periferica deve riprendersi al fine di supportare i grandi stock di debito pubblico. E non si sta riprendendo...

La produzione industriale delude frequentemente; i tax rate non possono andare più in alto; i produttori non sono competitivi; i grandi mercati esportatori, tra cui la Cina, hanno rallentato; e, soprattutto, i burocrati europei hanno sprecato risorse scarse per sostenere un sistema insostenibile.

C'era bisogno di una pulizia di massa dei crediti in sofferenza nel sistema bancario, ed una ricapitalizzazione delle banche. Ma si è deciso di impedire una ristrutturazione delle banche — probabilmente a causa della paura di corse agli sportelli e di un contagio. Le ristrutturazioni bancarie che si sono verificate erano troppo piccole per fare la differenza.

Così le sofferenze e gli incagli, spazzati sotto il tappeto per alcuni anni con artifizi contabili, potrebbero essere sul punto di emergere di nuovo...

Il Banco Espírito Santo, una grande banca portoghese, è sottocapitalizzata. Si è anche impegnata in pratiche contabili discutibili (come le altre sue compagne in tutta Europa). C'è una certa riluttanza a declassare i crediti inesigibili.

Dopo il picco nel boom del credito, i banchieri hanno fatto tutto il possibile per ritardare l'ammortamento dei crediti inesigibili, sperando di "schivare il proiettile" del deficit di capitale concedendo nuovi prestiti e incassando profitti dal carry trade. Le banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse, cosa che ha abbassato i costi di finanziamento delle banche commerciali. Poco alla volta Draghi ha acquistato le banche dell'UE progettando un massiccio carry trade nelle obbligazioni sovrane. Ma anche questo trading sta finendo. Le banche dell'UE dove troveranno i profitti per compensare le perdite sui crediti che stanno lentamente ri-emergendo?

I banchieri centrali stanno seguendo la politica del tasso zero ("ZIRP") per alleviare il dolore delle bolle creditizie scoppiate. Ma dopo anni dell'esperimento globale chiamato ZIRP, sta diventando chiaro che puntellare le vecchi banche in bancarotta significa in realtà impedire una ripresa reale.

Sono d'accordo con la conclusione di David Stockman che ha presentato in questo articolo:

Quindi forse è il momento che la FED cambi mentalità. Cioè, che l'Eccles Building rifugga dalla manipolazione del tasso di interesse e dalla ZIRP, e quindi consenta ai mercati finanziari di impegnarsi nuovamente in un onesto price discovery; e consenta al ciclo economico naturale di fare il proprio corso senza l'interferenza dei 12 membri del Politburo monetario, lasciando la riallocazione dei mercati nelle mani dei 317 milioni di consumatori, produttori, investitori, imprenditori e anche speculatori che compongono l'economia.

Questa è la ricetta giusta per una vera ripresa economica sostenibile. Ma cerchiamo di non illuderci: ci sono poche possibilità che la FED la implementi. E' raro che le istituzioni introducano cambiamenti proattivi; invece, reagiscono alle crisi.

Spingendo i tassi d'interesse a livelli artificialmente bassi, la FED ha gonfiato la bolla dei mutui americani e l'immancabile crash del 2008. Ma, purtroppo, il ciclo boom-bust non ha stimolato nella FED un'auto-riflessione. Incredibilmente, la FED è emersa dalla crisi come un eroe!

Così ha rincarato la dose con la ZIRP, con conseguente inflazione degli asset per i ricchi e stagflazione per la classe media. L'inflazione degli asset non ha favorito l'economia reale (come previsto dalla FED di Bernanke). Il quantitative easing (QE) ha rimarcato di più le disuguaglianze di reddito, aggravando gli squilibri economici ed allentando la pressione sui bilanci pubblici.

La "repressione finanziaria" dei responsabili della politica non sta funzionando, sostiene Russell Napier di CLSA in una nota recente. La repressione finanziaria consiste nella manipolazione dei tassi di interesse al di sotto del tasso di inflazione. I risparmiatori poi sopportano il costo del deleveraging di un sistema finanziario sovraccarico.

"[Bisognerebbe] farsi domande sull'attuale consenso: tutta la medicina reflazionistica è un bene per i proprietari di capitali", scrive Napier. "La fiducia tra i capitalisti che solo le autorità possano renderli più ricchi è davvero bizzarra, in quanto la memoria storica non contiene prove per associare l'azione del governo a valutazioni e rendimenti più alti. In un mondo dove il QE non svaluta i debiti e l'attivismo del governo non è tra le cose da fare, le valutazioni azionarie avrebbero davanti a loro una lunga strada in discesa."

Napier afferma che cinque anni di QE globale siano stati necessari — ma non sufficienti — per ridurre la leva finanziaria nel sistema finanziario. Eppure i responsabili della politica continuano a scommettere sull'attivismo. Nuovi interventi includono il "finanziamento dei prestiti" nel Regno Unito, ed i piani della BCE per incanalare il QE in alcuni settori privilegiati dell'economia.

Queste tattiche, sostiene Napier, equivalgono ad una allocazione del credito dettata dallo stato. In altre parole: "Capitalismo con caratteristiche cinesi".

Napier sostiene in modo convincente che l'inefficienza delle economie dirette dallo stato, dovrebbe portare a basse valutazioni nel mercato azionario. Sono d'accordo.

Ecco come vi potete preparare per una lenta discesa nelle valutazioni del mercato azionario: siate molto esigenti circa le azioni in vostro possesso. Le aziende con vantaggi competitivi duraturi terranno meglio. Alcune azioni possono superare un contesto di mercato ribassista e fornire grandi rendimenti. Ma l'idea che ogni azione possa salire perché le banche centrali stanno stampando denaro, sta diventando molto stantia.

Per quanto riguarda le azioni da evitare, starei lontano da qualsiasi cosa vi esponga alle banche europee. Queste banche hanno semplicemente ritardato — non evitato — la ristrutturazione.

La ristrutturazione è devastante per gli azionisti esistenti, ma offre buoni rendimenti per i nuovi entranti.

Tanto per cominciare, evitate di possedere banche europee quotate. Qui ci sono alcune ETF specifici che si dovrebbero evitare: l'iShares MSCI Italy ETF (NYSE: EWI), l'iShares MSCI Spain ETF (NYSE: EWP) e l'iShares MSCI France ETF (NYSE: EWQ). Questi ETF sono composti da banche esposte a crediti inesigibili.

Nel corso del tempo, sempre più investitori riconosceranno la trappola che le banche centrali hanno preparato per loro. Il QE non può essere annullato senza gravi danni ai prezzi delle obbligazioni, degli immobili e dei titoli azionari. Poiché questi asset servono come garanzia del sistema bancario, prezzi più bassi riaccenderebbero i timori di un default. Un mercato orso per gli immobili ed i paper asset metterebbe a tacere le chiacchiere di un restringimento della politica monetaria.

Quindi, quali classi di asset potrebbero beneficiare della diffusa comprensione che le banche centrali sono intrappolate in un quantitative easing permanente? Oro, argento e società estrattrici.

Eccone una da prendere in considerazione: Yamana Gold (AUY: NYSE; YRI: TSX). Le sue miniere in Sud America e Messico hanno minerali di buona qualità. Il bilancio di Yamana e il flusso di cassa sono abbastanza sani da finanziare la crescita continua della produzione, oltre ai dividendi.

Yamana è una delle poche grandi aziende di estrazione dell'oro in grado di generare un flusso di cassa positivo e costante con l'oro a $1,100 l'oncia. Questa è una buona protezione contro i ribassi. Ma se la media dei prezzi dell'oro sarà di $1,500 tra oggi e il 2018, Yamana potrebbe generare più di $2 miliardi di flusso di cassa cumulato.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli


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